Politica

Giornata Mondiale Fiere: Bonaccini, settore trainante per il made in Italy

Tre brevi riferimenti a questioni molto importanti per il sistema delle fiere nel videomessaggio di saluto del Presisdente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, al “Global Exibition Day 2019” (che si è tenuto a Roma il 5 giugno e che quest’anno è stato dedicato al tema “Collaborazione e sostenibilità. Driver di cambiamento per le fiere italiane”).
Il primo aspetto toccato da Bonaccini è il contributo che le fiere danno alla “valorizzazione del made in Italy in tutto il mondo”, soprattutto quelle “internazionali che si tengono nel nostro Paese o che permettono anche al nostro Paese e alle nostre Regioni di potersi promuovere all’estero”. Un ruolo “importante perché, in questi anni, pur nella crisi economica drammatica che abbiamo attraversato, la più pesante del dopoguerra, ciò che ha tenuto in piedi una parte dell’economia rilevante, seppur purtroppo non tutta, è stato l’export. Ve lo dice il Presidente della Regione, l’Emilia-Romagna, che negli ultimi anni – ha spiegato Bonaccini – è diventata addirittura prima per export per quota pro-capite”. E proprio l’export ha garantito, soprattutto nei comparti manifatturieri, la garanzia e la qualità anche dei posti di lavoro. Per affermare il made in Italy serve, però, anche la capacità di attrarre visitatori, investitori, promuovere i nostri prodotti”. Un obiettivo testimoniato dal “numero rilevante di alcune centinaia di fiere che si tengono nel nostro Paese o che dal nostro Paese vanno anche a promuoversi nel mondo”.

Il secondo tema riguarda “il lavoro che come Conferenza insieme a voi abbiamo fatto per l’accreditamento della qualità di fiere di un certo livello, di un certo tipo”. E’ stata “una scelta molto importante che va perseguita – le cose stanno migliorando – e deve essere addirittura implementata. Sappiamo che in Lombardia ed Emilia-Romagna si tengono la maggioranza delle fiere di un certo tipo, di una certa dimensione, di una certa rilevanza e importanza, ma io credo che non possiamo limitarci a guardare solo a queste due, per quanto importanti e belle Regioni, ma avere l’ambizione e l’orgoglio di estendere a tutto il Paese il tema della qualità e della certificazione come elemento di qualità per quello che i sistemi fieristici sanno e possono fare”. L’ultima considerazione ha riguardato “l’importanza della certificazione in ambito di sostenibilità e qualità ambientale. Io sono uno che è sempre stato contro il mito e la teoria della decrescita felice e credo di averne avuto qualche buona ragione. Pochi anni fa abbiamo avuto una decrescita vera, una recessione importante per il nostro Paese, purtroppo, verrebbe da dire più che importante drammatica. Ho timore che il Paese dopo 15 trimestri di crescita, questi ultimi nove mesi” torni a rischiare di crescere “zero virgola poco” o “zero virgola niente”. E quando abbiamo visto la decrescita e la recessione in realtà di felici in giro ne abbiamo visti molto poco, sia dal punto di vista di chi ha perso il lavoro, sia dal punto di vista di chi ha dovuto chiudere imprese o abbassare la saracinesca della propria attività commerciale ed economica. Detto questo, io credo, però, che, sarebbe altrettanto sbagliato immaginare una crescita che abbia le stesse caratteristiche di quella del secolo scorso. O mettiamo la parola sostenibilità di fianco a ogni azione che garantisca la crescita oppure noi ci giochiamo il bene più prezioso che abbiamo, che è indubbiamente il pianeta Terra.

Da questo punto di vista servono sforzi importanti come quello che abbiamo fatto ieri a Torino (vedi Regioni.it n.3624)”, dove “Governo italiano, tutte le Regioni, i territori che insieme alla Commissione europea cercano di mettere risorse. ad esempio. per combattere e contrastare l’aumento dell’inquinamento atmosferico”, un fattore determinanteper il surriscaldamento del globo e che contribuisce a produrre “quei cambiamenti climatici così devastanti per nostri territori che accadono troppo frequentemente rispetto a quello che eravamo abituati, con costi a volte di vite umane, l’unica cosa irreparabile, ma spesso anche economici e sociali per decine di milioni di euro. Costi che “poi devono essere riparati dal pubblico, cioè da tutti noi”. ecco perché “abbiamo bisogno di passare da una politica che purtroppo e troppo spesso in questo paese si è rivolta all’emergenza a una politica di prevenzione”. E non è un acaso se “tante fiere che stanno crescendo, altre che si sono affermate, parlano di sostenibilità”.

Si tratato di situazioni che “secondo me ci possono dare una mano ad affermare questa strategia e questo obbiettivo, cioè una crescita che sia sostenibile, che consenta di recuperare posti di lavoro laddove sono stati perduti, che consenta competitività per le nostre imprese, che consenta che il made in Italy nel mondo possa continuare ad essere ricercato per la qualità che sa proporre e che altri non riescono a realizzare o a raggiunger”. Il tutto pero “dentro un quadro in cui appunto la qualità della vita è data anche da un ambiente più sostenibile”.
Subito dopo il salluto del Presidente della Conferenza delle Regioni i vari relatori si sono confrontati sui dati e sulle prospettive di settore che genera “affari per 60 miliardi di euro ogni anno, 914 manifestazioni solo nel 2019, di cui 200 internazionali, 225 nazionali e 89 organizzate all’estero. E ancora, una superficie espositiva di 4,2 milioni di metri quadrati, di cui 2,2 coperti, 200mila espositori totali per 20 milioni di visitatori. Sono i numeri del sistema fieristico italiano nel 2019 forniti dall’Aefi, Associazione esposizioni e fiere italiane, che ha chiamato a raccolta tutti gli stakeholders del settore per parlare di ‘Collaborazione e sostenibilita’. Driver di cambiamento per le fiere italiane’. Un settore, quello fieristico, in grado di creare il 50% delle esportazioni, con la moda protagonista delle manifestazioni italiane internazionali, seguita da sport e arte, gioielli, food, tecnologia e agricoltura. Nella classifica delle regioni con il numero piu’ elevato di manifestazioni internazionali attive nel 2019 c’e’ la Lombardia con 67 fiere, pari al 33,50% del totale, seguita dall’Emilia Romagna con 39 eventi e quasi il 20% del totale, poi il Veneto con 23 fiere e l’11,50%, la Toscana con 19 e il Lazio con 15 manifestazioni e il 7,5% del totale. Per quanto riguarda invece la parte nazionale, ha raccontato il presidente Aefi, Giovanni Laezza, a trainare nel 2019 sono sport e arte, agricoltura, food, bevande e ospitalita’, tessile e moda e gioielli.

Anche sul versante nazionale, la regione piu’ attiva nel 2019 e’ la Lombardia con 48 manifestazioni, seguita questa volta dal Piemonte con 36 fiere nazionali, il Lazio con 19, poi l’Emilia Romagna e la Puglia con 16, Veneto con 15, Toscana e Basilicata con 14 manifestazioni. “Le fiere sono un soggetto attivo nell’internazionalizzazione e come tali vanno coinvolte in questi processi”, ha detto Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere.
Fiere veicolo del made in Italy e traino per l’export, dunque, ma qual e’ la strategia del Governo sul comparto? “Nel 2014 sono state stanziate risorse importanti per il Piano straordinario del made in Italy, pari a 140 milioni”, ha ricordato Giovanni Laezza (Presidente Aefi). Quest’anno e’ stato deciso di confermare buona parte di questa cifra, anche se c’e’ stata una piccola riduzione per le fiere, passate da 33 a 29 milioni. Ecco, non vorremmo fosse l’inizio di una decrescita. Inoltre- ha detto ancora- ci ha fatto riflettere lo stanziamento di 8 milioni di euro per l’e-commerce. È un segnale che vorremmo capire, ma soprattutto vorremmo capire dove vuole andare il Governo su export e fiere.

A rispondere è stato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Michele Geraci. “Crediamo moltissimo nelle fiere, in Italia e all’estero- ha detto- Ma andiamo male in Asia e in India, dove vendiamo 2 milioni di euro di vino, che e’ zero. Andiamo malissimo in Cina e benino in Giappone. Il problema alla base e’ che l’export e l’industria sono fondati sulle piccole e medie imprese, che vanno bene dove c’e’ una cultura simile, ma male dove l’economia cresce piu’ velocemente”. A proposito dei fondi, Geraci ha poi spiegato che “non abbiamo abbassato il budget per le fiere, che e’ stato ritoccato di due milioni, ma abbiamo messo in campo una nuova iniziativa che si chiama High street Italia”. L’idea del Mise e’ di organizzare negli incroci principali di grandi citta’ una sorta di Padiglione Italia. “Qui- ha detto il sottosegretario- con un sistema di prenotazione gli imprenditori potranno esporre i prodotti attraverso l’Ice, in modo da consentire alle pmi, con un solo biglietto aereo, di avere accesso a 40mila pedoni al giorno. Sara’ un Padiglione Italia aperto 365 giorni l’anno senza dover inseguire necessariamente le fiere.

Il Governo ha stanziato 10 milioni di euro destinati all’apertura di questi padiglioni e ha scelto Paesi come Giappone, Cina, Corea e India. Per questo- ha detto infine- non abbiamo limitato il budget per le fiere, ma ricollocato in altre due voci e aumentato di 10 milioni, arrivando a 188 milioni, il totale destinato alla promozione del made in Italy con un focus per le piccole e medie imprese”.

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