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Vivere follemente

Interviste & Opinioni

Follia e pazzia non sono sinonimi. ‘Follia’ deriva dal latino ‘folle’ che significa mantice, otre, recipiente e rimanda all’idea di una testa piena. La parola ‘pazzia’ invece deriva dal greco ‘pathos’ che significa sofferenza e dal latino ‘patiens’ (paziente, malato) e concentra dunque il significato sull’esperienza dolorosa anziché sulle bizzarrie e le stravaganze del folle.
La follia è qualcosa di più, vive in noi in maniera latente, c’è chi la reprime e chi ne fa il proprio stile di vita. Ci aiuta ad avere coraggio e a perseverare “follemente” nelle nostre scelte, ad affrontare problemi, a sostenerci e a rincuorarci, a trovare il lato positivo delle cose, anche delle piu piccole ed insignificanti, ad essere felici con noi e a trasmetterlo agli altri in un mondo di regole, di logicità, difficile da affrontare con il senno e la razionalità. Tutti abbiamo imparato che nella vita alla fine nulla è razionale, è un calderone zuppo di emozioni che ci innalzano al cielo e ci schiantano senza protezioni a terra in meno che non si dica, esperienze negative che ti fan sembrare tutto cosi difficile cosi inarrivabile. Tutto sfugge al nostro raziocinio e se non ci fosse lei, la follia, saremo davvero spacciati.
Soprattutto nell’epoca in cui viviamo, dove i tempi son cosi stretti, i rapporti cosi dispersivi, dove si cerca il successo, la solidità, la prevaricazione sull’altro, un mondo dove c’è però ancora qualcuno che non si riconosce, qualcuno che cerca altro, che esce fuori dal gruppo, dalla conformità della massa, che cerca emozioni, vita, la vita vera assopita dal bombardamento di rigorosità e schemi che la società cerca di propinarci.
La follia è in ognuno di noi, bisogna saperla dosare ed utilizzarla nei momenti giusti, nei momenti di caos che si rincorrono nella nostra vita.
In psicoanalisi è definita come una sovrapposizione della parte instintuale su quella razionale. Quindi è folle chi utilizza l’istinto, le sue paure, le sue speranze “senza capo ne coda” distogliendo lo sguardo dalla realtà che lo circonda. Folli dobbiamo quindi esserlo tutti se davvero abbiamo voglia di vivere, di andare avanti nella maniera giusta, senza avere in futuro un rimpianto per un qualcosa che non si è fatto o non si è cercato per troppo ragionare, troppo riflettere.
Erasmo nel suo Elogio alla follia la pone alla base di ogni bene di cui l’individuo può godere, a cominciare dalla procreazione, dovuta da un momento di leggera e dolce follia. Alla base quindi di una esistenza “come si deve” felice e spumeggiante deve esserci la mano della Dea della Follia, che col suo pizzico di stravaganza ci fa provare la bellezza della vita. Vi è follia nei rapporti d’amicizia, nei rapporti amorosi dove trovano vario sfogo gli errori, la caparbietà, le passioni, le debolezze, l’indulgenza, le litigate, i ritorni, emozioni senza le quali tutto sembrerebbe cosi piatto e inutile. Inverosimilmente è alla base del sapere, del conoscere: meglio un folle di una persona retta che non sbaglia, che non perdona, che calcola ogni passo, che non segue le proprie sensazioni, che non vede. “Un uomo così fatto, sordo ad ogni naturale richiamo, incapace di amore e di pietà”, lui si fa guida della ragione e non della sapienza.
I folli sono anche i più veri, perche meno calcolatori nella vita, meno alla ricerca di sotterfugi. Sono cosi proprio come si mostrano . “Sono come mi vedete, quell’autentica dispensatrice di beni che i Latini chiamano Stulticia e i Greci Morìa. Follia è seguire i propri sogni e continuare a sognare; follia è vivere, amare e smettere di sopravvivere. Bisogna pensare meno e lasciarsi andare in una sfrenato ballo, seguire come in “Alice nel paese delle meraviglie” i passi del cappellaio matto intento nella sua stupefacente “Deliranza”, il ballo gioioso degli abitanti del Sottomondo e se gli altri ti guarderanno male non pensarci, sono loro gli stolti che non capiscono il potere forte di cui tu disponi. Il vero folle è chi non è folle, chi comprende il senso del tutto e senza pensarci riesce a dire “ti amo alla follia”. In questa frase c’è autenticità, gioia di vivere, coraggio d’amare.
 
Evelyn Zappimbulso

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