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Maturità. La nostra storia nelle tracce d’italiano.

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Tracce che parlano, che richiedono lettura più che svolgimento. Scuotono riflessioni e ripercorrono la storia della nostra Nazione tra paradossi, metafore, illusione e tanta bellezza.

Da Ungaretti a Sciascia sino a Montanari con un brano tratto da «Istruzioni per l’uso del futuro», per approdare a «L’illusione della conoscenza» di Steven Sloman e Ohilip Fernbach e ancora un brano di Corrado Stajano sull’eredità del Novecento per il testo argomentativo. Poi l’attualità con Carlo Alberto Dalla Chiesa e la storia intrecciata allo sport di Gino Bartali.

Una riflessione sul progresso, sulla capacità di svelare i segreti della natura, di costruire nuovi materiali, di sfidare la legge di gravità. Eppure, avere di fronte, un bivio sull’utilizzo e la finalità delle scoperte, delle invenzioni. La traccia, che riprende il libro «L’illusione della conoscenza» di Steven Sloman e Philip Fernbach, rappresenta uno spunto profondo sulla natura dell’uomo. Viene in mente il genio di Albert Einstein, che per tutta la vita, pur essendo stato tra i principali pensatori del mondo atomico, tentò di far capire agli uomini i rischi che correvano. Ecco, il grande paradosso: «E’ incredibile che gli esseri umani siano in grado di costruire bombe termonucleari; altrettanto incredibile è che gli esseri umani costruiscano effettivamente bombe termonucleari». Una riflessione sul progresso, sulla capacità di svelare i segreti della natura, di costruire nuovi materiali, di sfidare la legge di gravità. Eppure, avere di fronte, un bivio. Sempre. Sull’utilizzo e la finalità delle scoperte, delle invenzioni. La capacità dell’uomo di essere geniale, patetico, brillante e stolto allo stesso tempo. L’energia nucleare, utilizzata per alimentare le economie e che potenzialmente, potrebbe distruggere il genere umano nel suo uso militare.

Scegliere Sciascia, “Il giorno della civetta”, significa scegliere il primo romanzo di mafia, uscito nel 1961. Una pagina che affronta temi non datati: gli appalti, il pizzo, una criminalità eterna, compreso il silenzio della comunità civile che la protegge. Dunque anche la pagina che è stata sottoposta al commento dei maturandi va analizzata come una grande metafora, in cui «protezione» è forse la parola chiave. Ma è anche una metafora dell’identità italiana e addirittura, se si vuole, umana. Da una parte ci sono coloro che combattono illuministicamente per la verità e la giustizia, a ogni costo, fino a diventare vittime funeste ed eroi. Siamo nella cosiddetta letteratura civile: proprio pensando a queste tematiche, Sebastiano Vassalli accusò la letteratura siciliana, da Pirandello a Tomasi di Lampedusa fino alla stesso Sciascia, di essere «omertosa», cioè di non aver mai narrato la mafia «in modo concreto». Ma dimenticava probabilmente che anche la grande letteratura, a sua volta, è metafora. Ce lo insegna la più famosa pagina de Il giorno della civetta, quella in cui don Mariano divide l’umanità in cinque categorie: «gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi. E poi irrompe la nostra Italia e il suo straordinario patrimonio artistico, per interrogare con amore e rispetto rovine, templi, affreschi. Per leggere la «biografia spirituale» della nostra nazione, «condensata e concretamente tangibile». Se ci muoveremo in questa direzione, potremo diventare meno arroganti e, insieme, consapevoli delle nostre fragilità, del nostro non essere onnipotenti, figli di tanti padri, eredi spesso involontari di un «passato glorioso e legittimante» e, infine, aperti al futuro. Solo così potremo provare a salvare la bellezza che ci circonda. Perché, come ricorda Settis, in sé, da sola, «la bellezza non salverà proprio nulla». Le riflessioni di Montanari e di Settis non hanno nulla di nostalgico. Custodiscono, invece, una bruciante attualità. Per un verso, appaiono in profonda sintonia con il recente dibattito mondiale sull’ecologia e sul rispetto dell’identità dei luoghi. Per un altro verso, invitano a riflettere sul valore civile di una disciplina sempre meno studiata nei licei come la storia dell’arte.

E arriva Dalla Chiesa che, come evoca il prefetto, «scende sul territorio, dialoga con la gente, visita fabbriche, incontra gli studenti e gli operai…». I successi degli anni Settanta contro il terrorismo e le Brigate Rosse sono il biglietto da visita di Dalla Chiesa per riprendere una lotta alla mafia considerata un pezzo della lotta al potere politico-mafioso e, quindi, «una lotta all’illecito, all’inciviltà e al malaffare…». Come sottolinea la traccia che affonda nel mondo della scuola sancendo la necessità di inserire sempre di più lo studio di questo drammatico fenomeno nei programmi. Un modo per attrezzare cittadini coscienti e scuotere tutti dal sonno dell’oblio. Tracce profonde e di senso, un monito a discenti e docenti. La storia c’è ed è la nostra.

Evelyn Zappimbulso


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