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Migranti: sono i singoli Paesi europei e non la UE che hanno cambiato linea politica

Immigrati

La vicenda della nave Lifeline, segna, con molta probabilità, la fine della politica dell’immigrazione come l’abbiamo conosciuta. Su questo tema l’Unione Europea non c’è. Sono le popolazioni che spingono i singoli Governi dei Paesi europei verso un’azione di drastico contenimento del fenomeno. Sbagliato, però, far pagare il conto ai 230 migranti della Lifeline

Non è facile capire quello che sta succedendo in queste ore nelle acque maltesi, dove staziona, tra le onde, la nave Lifeline con a bordo 230 migranti. Ieri sera si dava l’accordo per raggiunto: approdo della nave a Malta e redistribuzione dei migranti tra quattro, forse tra sei, forse tra sette Paesi. Italia, Francia, Malta e Portogallo sembravano d’accordo; Germania, Olanda e Spagna “valutavano”. Oggi l’accordo traballa. Risultato: 230 persone – e tra questi minori – sono ancora in mare. E questo è inaccettabile.
Mentre scriviamo la situazione è fluida. Non sappiamo come finirà. Ma sappiamo che sta cambiando lo scenario migratorio. Proviamo a sintetizzare quello che, a nostro avviso, sta succedendo, non senza alcune premesse.
D’accordo: dietro gli sbarchi di migranti in Europa (in realtà, fino ad oggi, nel 90% dei casi in Italia, soprattutto in Sicilia) c’è una potentissima organizzazione criminale internazionale.
D’accordo: fanno pagare ad ogni migrante da 3 a 4 mila euro.
D’accordo: se non hanno soldi li fanno partire e, una volta giunti a destinazione, devono lavorare come e dove dicono ‘loro’ (cioè l’organizzazione criminale internazionale che, del resto, non può non avere addentellati in Europa), pena la mancata ricongiunzione con i familiari o, in alcuni casi, pena l’assunzione di iniziative ancora più drastiche…
D’accordo: va fatta luce sulle navi delle Ong. Del resto, nel caso della Lineline, una nave che batte bandiera olandese e che non viene riconosciuta dalla stessa Olanda e che poi – per i media – diventa ‘tedesca’, ebbene, la dice lunga su queste Ong sulle quali, del resto, molti dubbi, già lo scorso anno, sono stati espressi dal procuratore della Repubblica del Tribunale di Catania, Carmelo Zuccaro.
D’accordo su tutto, insomma: soprattutto sul fatto che l’organizzazione criminale che sta dietro questo infame commercio di persone va smantellata.
Detto questo, perché lasciare in mare per giorni e giorni persone che sono già vittime di questo sistema?
E’ normale che i Paesi dell’Unione Europea non riescano a risolvere, intanto, il problema umanitario di queste 330 persone?
D’accordo: è un messaggio che va dato a tutte le altre navi delle Ong: da oggi in poi – visto che l’Italia ha smesso di essere il Paese da dove entravano quasi tutti i migranti arrivati dal mare – per le navi delle Ong saranno dolori: se prenderanno migranti resteranno in mare, perché i porti – tutti i porti europei, non solo quelli italiani – resteranno chiusi.
D’accordo: il messaggio andava dato. Ma non – scusate! – sulla pelle di 230 essere umani!
Perché, ad esempio, non si provvede a sequestrare le navi delle Ong non in regola?
Non in regola non significa soltanto battere bandiera non riconosciuta, ma anche raccogliere i migranti in mare per toglierli alle motovedette libiche.
E’ inutile non guardare la realtà: in tutta l’Europa c’è uno stop ai migranti. La pretesa che l’Italia continui ad accogliere migranti mentre Francia, Spagna, Germania e Austria chiudono le frontiere è una balordaggine ipocrita. Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha detto bene: ogni migrante che sbarca in Italia sbarca in Europa.
Morale: se sbarcano da noi gli altri Paesi europei devono accogliere i migranti. Ma, come già accennato, l’Europa sembra ormai di un altro avviso. Non prenderne atto sarebbe come mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.
A questo punto serve la politica. La politica estera dell’Unione Europea, ammesso che l’Unione abbia una politica estera.
In assenza di una politica estera dell’Unione Europea ogni Paese pensa per sé: che è quello che sta succedendo. L’Italia tratta con la Libia. O meglio, con quella parte della Libia con la quale si può trattare. Bisognerà immergersi nel realismo. Se i Paesi dell’Unione Europea non solo non troveranno punti in comune, ma, ognuno per proprio conto – come di fatto sta avvenendo – chiuderà le proprie frontiere – l’Italia dovrà adeguarsi.
Se Francia, Spagna, Germania, Austria e via continuando decideranno – cosa che in parte hanno già deciso – di chiudere le frontiere, l’Italia non potrà certo diventare l’unico Paese europeo che accetta migranti. E’ una costatazione logica, oggettiva.
Ribadiamo: dobbiamo essere realisti: l’organizzazione criminale internazionale che sta dietro gli sbarchi di migranti in Europa non accetterà la fine di un affare miliardario. Ci saranno reazioni. Continueranno a usare le persone come ‘carne da cannone’.
Con molta probabilità, cercheranno di fare breccia nella parte umanitaria dell’Europa, magari creando nuovi casi eclatanti. Ma abbiamo la sensazione che non l’Unione Europea – che esiste solo perché c’è l’euro – ma i Paesi singoli, spinti da rivolte interne, abbiano deciso di costringere i propri Governi a cambiare politica sull’immigrazione.
Non sono giorni facili quelli che ci aspettano.

Angelo Forgia


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