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Attivita’ lavorative dei detenuti e gli scenari per il futuro

Giustizia

ROMA – I detenuti che hanno potuto usufruire di opportunità lavorative nell’anno 2018 sono stati complessivamente 22.114. Ai 17.614 che per il lavoro svolto hanno percepito una retribuzione, che nell’anno 2018 si è attestata su un valore pari a 111mila euro, si aggiungono i 4.500 impiegati, a rotazione, in lavori di pubblica utilità, che i detenuti svolgono volontariamente e a titolo gratuito a beneficio della comunità, come previsto dall’art. 20 ter, recentemente introdotto dal decreto legislativo 124/2018, a modifica della Legge 354/1975 sull’Ordinamento Penitenziario. Queste attività concorrono alla rieducazione e al reinserimento sociale del detenuto

Lo precisa, in un nota, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, a proposito dei dati riportati nella “Relazione sull’attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti” per l’anno 2018.

Il successo del lavoro di pubblica utilità sul quale, con soddisfazione reciproca di tutte le componenti coinvolte (detenuti, agenti, amministrazioni comunali, magistratura di sorveglianza e imprese) il Ministero della Giustizia sta puntando fortemente dallo scorso anno attraverso la sottoscrizione di Protocolli d’intesa improntati sul modello “Mi riscatto per…”, ha fatto aumentare le possibilità di lavoro offerte ai detenuti secondo questa tipologia.

Dei 4.500 impiegati a rotazione – dovuta al fine pena e alle relative sostituzioni – circa mille sono stati quelli impiegati a Roma, dove è nato il modello “Mi riscatto per Roma” per la manutenzione del verde pubblico e delle strade della Capitale. Per il 2019 l’Amministrazione prevede di raddoppiare tale numero.


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