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Moro: quale verita’?

A cura dell’on. Gero Grassi *

BARI – Ho nella mente e nel cuore i passaggi del dolore moroteo. Ricordo i mormorii di chi sosteneva che l’istituzione di un’ulteriore Commissione d’inchiesta sull’omicidio di Moro e degli uomini della scorta, era inutile perché si sapeva tutto (alcuni magistrati inclusi). Hanno tentato di non far partire i lavori dalla Commissione che è stata istituita solo il 3 ottobre 2014 con legge approvata nel maggio 2014. Ho voluto fare un’operazione di verità. La Commissione Moro non ha guardato solo il passato, ma il futuro.

La verità dello Stato sul caso Moro è combaciata per troppo tempo con il ‘memoriale Morucci – Faranda’. Valerio Morucci, nello stesso periodo, svolge il ruolo di imputato, di consulente di qualche magistrato e delle forze dell’ordine. La mattina è imputato in alcuni processi, il pomeriggio parla con Cossiga e Pecchioli, la sera fa il consulente di magistrati che lo inducono con l’inganno ad incontrare Tizio e Caio, ingannando lui e ingannando le persone che incontra. Tutto questo perché agli italiani bisognava dare una verità dicibile, una verità che chiudesse il terrorismo, che ponesse la parola ‘fine’ a un grande imbroglio, iniziato non il 16 marzo 1978, ma nel 1963, con il ‘Piano Solo’ che prevede il rapimento l’omicidio di Aldo Moro.

In via Fani sono rimasti in pochi a sostenere che c’erano solo le Brigate Rosse. Alcuni brigatisti, autorevoli rappresentanti della magistratura, rappresentanti delle forze dell’ordine, di Stati stranieri che hanno vissuto quel tempo hanno sostenuto che in via Fani con le Brigate Rosse c’erano tanti e tanti altri e che le Brigate Rosse erano comprimarie. Questo non riduce il livello di criminalità dei brigatisti ma lo aumenta, perché criminali e bugiardi, rappresentanti un mondo che non è quello loro, un mondo fatto di commistione tra pezzi dello Stato e pezzi della criminalità. Le contiguità evidenziate dalla Commissione, tra la mafia, la camorra, la ’ndrangheta, la banda della Magliana e le Brigate Rosse non sono un caso.

Nel 1978 avevo vent’anni. Ricordo che le Brigate Rosse esordirono dicendo che avrebbero detto tutto al popolo. Siamo ancora in attesa che lo facciano. Dicevano che si muovevano per realizzare la giustizia sociale. Siamo in attesa di capire quale giustizia: non c’è giustizia che passa attraverso gli omicidi.

La Commissione è andata sul luogo del ‘delitto’, in via Montalcini, dove non c’è una prova che Moro sia stato ucciso. Qualche magistrato fece propria una dichiarazione di alcuni brigatisti senza alcuna prova. Nella Renault non c’è una traccia della presenza dei brigatisti che forse, nel momento in cui Moro è stato ucciso, non c’erano, tant’è che la descrizione che i brigatisti fanno dell’omicidio è smontata pezzo a pezzo. Non puoi sbagliare il racconto dell’omicidio che caratterizza la storia della Repubblica.

Sono particolarmente lieto che la Commissione Moro-2, senza l’eco che spesso fanno alcune trasmissioni televisive, è riuscita a dimostrare che nella vicenda Moro alcuni magistrati ed uomini delle forze dell’ordine, insieme ad alcuni uomini di Governo, hanno volutamente sottaciuto prove evidenti. Non si può arrestare un personaggio come Casimirri e poi farlo partire. Non ci si può fermare dietro una porta chiusa. Non si può, come disse il Procuratore generale di Roma Pietro Pascalino, accettare supinamente che la Polizia di Stato faccia operazioni di parata tendenti a rassicurare la popolazione, ma non a cercare Moro.

Il colpo finale della Commissione è l’aver individuato brigatisti mai toccati da provvedimenti giudiziari, i cui nomi non sono mai venuti fuori e aver evidenziato che molto, molto, molto probabilmente la prima prigione di Moro è stata in via Massimi 91, lì dove le forze di Polizia, a seguito di un’indicazione della Guardia di Finanza, non entrano perché palazzina extraterritoriale di proprietà dello IOR, gestito da Marcinkus che è un agente CIA, iscritto alla P2. Paolo VI tenta la trattativa – testimoni ci hanno raccontato di aver visto le mazzette dei soldi, 10 miliardi di lire dell’epoca – ma è osteggiato dallo IOR, tant’è che quel denaro lo va a trovare fuori, a Milano, dove c’erano tanti ebrei che aveva salvato in occasione della seconda guerra mondiale.

Non è un caso che il giorno di piazza Fontana, a Moro è consigliato un certo percorso, per tornare in Italia dalla Francia dove si trova. Non è un caso che l’uomo buono, amico, mite, generoso, come Paolo VI definisce Aldo Moro, sia tutt’oggi abbandonato da settori della società, che continuano ad ucciderlo, non volendo raccontare la verità. Il silenzio degli ‘onesti’.

La Commissione ha consegnato al Parlamento, al Paese e alla storia, un nuovo disegno di quarant’anni della Repubblica, un disegno che ci pone tanti interrogativi. Un disegno che dice che si può democraticamente combattere e lottare, perché l’Italia, il Paese, siano migliori di come noi stessi li rappresentiamo.

Sul ‘Corriere della Sera del 14 novembre 1974 Pasolini scrive: “Io so, io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe. Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna, dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del vertice che ha manovrato. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima anticomunista e una seconda antifascista. Io so i nomi delle persone serie e importanti, che stanno dietro ai tragici ragazzi, che hanno scelto le suicide atrocità fasciste, e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti, di cui si sono resi colpevoli. Io so, ma non ho le prove, non ho nemmeno indizi”.

Pasolini intuisce, decenni prima, la verità. Aldo Moro ed Enrico Berlinguer sono gli unici due politici italiani ad andare al suo funerale, la cui morte è anch’essa tutta da riscrivere. Cito Pasolini perché quell’intellettuale a mani nude dice: “Io so. Ma non ho le prove”. La Commissione quelle prove le ha trovate: sa i nomi, sa i cognomi, ha riempito gli omissis di tanti anni, riscrivendo un pezzo della storia italiana. Le Brigate Rosse non sono state un fenomeno solo italiano, ma un fenomeno internazionale.

Aldo Moro andava protetto e non è stato protetto. Prima del rapimento si sapeva che Moro correva rischi altissimi. Lo stesso Moro, il 15 marzo, ne parla con il Capo dalla Polizia.

Sono orgoglioso, oggi, di poter dire che Moro rivive nella coscienza, nell’intelligenza e nei cuori degli italiani, che dalla vicenda Moro non vogliono guardare il passato, ma un futuro di speranza e di pace. 

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*Gero Grassi

Eletto Deputato della Repubblica nella Circoscrizione Puglia nel 2006, entra a far parte della Commissione Affari Sociali della Camera, dove si distingue, in qualità di relatore, in alcune leggi di miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale. Ne conseguono la nomina a Responsabile Nazionale della Sanità della Margherita e quindi quella di Responsabile Sanità del Partito Democratico.

Nel 2008, sempre in Puglia, è rieletto alla Camera per il Partito Democratico e per cinque anni svolge il ruolo di Vicepresidente della Commissione Affari Sociali.

Nel 2013, dopo aver vinto le primarie del PD in Puglia, è rieletto alla Camera dei Deputati e il 9 aprile diventa Vicepresidente del Gruppo PD della Camera dei Deputati.

E’ componente della Commissione Affari Sociali della Camera e dalla costituzione del PD componente la Direzione Nazionale.

Il 25 febbraio 2013, in occasione delle elezioni, dopo aver vinto le primarie del PD, è rieletto Deputato della Repubblica per la Circoscrizione Puglia e resta in carica sino al 22 marzo 2018.

E’ eletto Vicepresidente del gruppo PD della Camera con delega al ‘Caso Moro’ il 9 aprile 2013.

Componente della Commissione BIcamerale di Vigilanza Rai dal 5 giugno 2013 al 17 novembre 2014.

Componente della Commissione d’inchiesta sull’eccidio di via Fani, sul rapimento e la morte di Aldo Moro, dopo essere stato presentatore e relatore della proposta di legge istitutiva della Commissione stessa.

Componente della Commissione Affari Sociali della Camera.

Editorialista del ‘Il Corriere Nazionale’ www.corrierenazionale.net


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