Cronaca

Cos’ha detto il Vaticano sulle ossa che non c’erano

Nessun giallo!

Città del Vaticano – “Non è giusto parlare del giallo delle ossa delle due principesse” nelle tombe vuote del Camposanto Teutonico, il punto è che Emanuela Orlandi “lì non c’era” e il fatto che la Santa Sede abbia accettato di aprire i sarcofaghi sulla base di una segnalazione anonima presentata dalla difesa degli Orlandi mostra la “grande attenzione e vicinanza umana al dramma di questa famiglia che da 36 anni non sa che fino ha fatto la loro figlia”, scomparsa nel 1983. Il giorno dopo l’operazione, il direttore editoriale vaticano Andrea Tornielli mette i puntini sulle “i”.

“La mattina di giovedì 11 luglio era percepibile in tutti i presenti alle operazioni di apertura delle due tombe nel Campo Santo Teutonico la sorpresa per averle trovate vuote. Nessun resto umano, nessuna traccia di bare o urne”, afferma Tornielli in un editoriale su Vatican News.

“Com’è noto la magistratura vaticana ha acconsentito a svolgere questa attività investigativa per venire incontro al desiderio della famiglia di Emanuela Orlandi, la quindicenne figlia di un messo pontificio misteriosamente scomparsa nel centro di Roma nel giugno 1983: una segnalazione anonima aveva infatti indicato una delle vecchie tombe di quel cimitero come possibile luogo di sepoltura per i resti della giovane. Ne sono state aperte due perché il Promotore di Giustizia vaticano, Gian Piero Milano, ha preferito verificare che anche in quella contigua, e simile per la presenza di una figura angelica, non fossero presenti resti attribuibili alla ragazza scomparsa”.

“La decisione di aprire entrambe le tombe, in presenza di un perito nominato dalla famiglia di Emanuela, operando secondo i più moderni e consolidati standard tecnici, ha rappresentato un segno di particolare attenzione e di vicinanza umana e cristiana agli Orlandi. Non certo – come è stato detto – un’ammissione da parte vaticana di un possibile coinvolgimento nell’occultamento di un cadavere”.

“Dalle ricerche è emerso che nella tomba segnalata e in quella attigua non c’erano i resti di Emanuela. Dunque l’indagine ha avuto un (prevedibile) esito negativo. Com’è noto, sotto i due sepolcri con le iscrizioni dei nomi di due principesse morte entrambe nell’Ottocento, non è stato ritrovato alcun resto di scheletro umano, ma soltanto un ampio vano sotterraneo completamente vuoto, senza lapidi, iscrizioni, sepolture, presumibilmente chiuso negli anni Sessanta del secolo scorso”.

“Il fatto che le due tombe fossero prive di resti ha innescato nuove domande circa la destinazione delle ossa delle due nobildonne scomparse due secoli fa. Ma cercare di spostare l’attenzione per tirare in ballo la Santa Sede anche a proposito del destino di quei resti è assolutamente fuorviante. Non si stavano svolgendo indagini sulle due principesse. Si stavano cercando i resti di una ragazza quindicenne scomparsa nel 1983.

Vale dunque la pena ribadire innanzitutto che l’ipotesi investigativa presa in considerazione dal magistrato riguardava il possibile ritrovamento delle ossa di Emanuela Orlandi. Di questi resti non si è trovata traccia”.

“Detto questo, la Magistratura vaticana ha stabilito di continuare degli accertamenti documentali riguardanti i lavori architettonici svolti nell’area cimiteriale e avvenuti in due fasi, l’ultima delle quali alla metà degli anni Sessanta con la costruzione del nuovo palazzo del Collegio Teutonico. Le tombe delle due principesse sono proprio a ridosso del muro portante di questa costruzione, e dunque è plausibile che scavando le fondamenta si siano svuotate dei resti ancora esistenti per spostarli altrove. Anche su questo è presumibile che possano vertere i prossimi accertamenti”.

“L’accuratezza delle indagini e dei rilievi tecnici, la decisione di far svolgere il test sul DNA dei resti eventualmente ritrovati, la documentata professionalità con cui si sono svolte le operazioni sotto la guida del Promotore di Giustizia e il coordinamento del Corpo della Gendarmeria guidato da Domenico Giani, attestano in modo evidente la volontà della Santa Sede di prendere sul serio la richiesta della famiglia. Volontà messa in atto nonostante la richiesta sia stata originata da una segnalazione rimasta anonima, e sia stato pertanto impossibile alla Magistratura vaticana verificarne previamente il grado di attendibilità”.


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