Politica italiana

Lente politica sulle sentenze

Negli ultimi tempi la progressiva perdita di forza del potere legislativo ha prodotto un numero sempre maggiore di sentenze giudiziarie “politiche” o con effetti politici. I giudici intervengono ormai a più riprese per correggere leggi approvate dal Parlamento e il ricorso all’autorità giudiziaria come strumento di battaglia politica è aumentato esponenzialmente. Agli effetti deleteri del continuo ricorso alla giustizia per scopi politici, si somma la lettura politica (spesso errata) delle sentenze.
Le cause, i ricorsi e le sentenze sono diventati strumenti per fare politica e i tribunali, insieme ai social network e televisione, i nuovi luoghi di scontro. Le sentenze dei giudici piegate alle necessità della propaganda più aggressiva e mendace, usate per avvalorare tesi prive di fondamento e pericolose (rilanciate poi con prepotenza sul web), oppure la pressante e continua minaccia di querele e ricorsi di ogni genere, portati avanti anche se inconsistenti, sono la prova di una nuova immonda maniera di concepire la lotta politica ma anche del continuo sconfinamento d’ambito tra potere legislativo e giudiziario, con i rappresentanti del primo che utilizzano a piene mani il secondo per perseguire obiettivi politici e di consenso o per sabotare quello altrui.
Il Parlamento, con i suoi tempi, non è un luogo utilizzabile per la frenetica comunicazione politica odierna e dunque resta sullo sfondo perché lo scontro parlamentare di alto profilo difficilmente diventa “virale” e la maggior parte delle scene parlamentari divenute popolari in questi anni non sono state certo edificanti (insulti sessisti, sputi, spumanti e mortadelle). Il centro preciso del potere garantito dalla Costituzione, il Parlamento eletto con suffragio universale, non è più tale. Lo è nella forma ma è fuori, ahimè, che i nostri politici decidono di stare, presi a litigare perennemente pensando alle propagande invece che a trovare accordi, ciò che in definitiva dovrebbe essere il fulcro del loro mestiere.

Evelyn Zappimbulso


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE