Scuola&Formazione

Tutti contro docenti e studenti del Sud, siamo alle comiche

Raffaele Vescera

Come se non bastassero gli insulti dei rondolini piemontesi di turno contro gli insegnanti meridionali che, a loro dire, non conoscerebbero la lingua italiana, pur essendo da sempre meridionali i più grandi scrittori italiani, dai vecchi Verga e Pirandello ai contemporanei Camilleri e De Luca, ecco s’avanza una nuova crociata contro la scuola del Sud. Questa volta contro gli studenti “terroni” che avrebbero la colpa, ahi loro, di prendere voti troppo alti agli esami di maturità.
Non può essere, si sbilanciano giornali, opinionisti, politicanti e sociologi da strapazzo del Nord, i giovani meridionali vivono “laggiù in basso nella terra delle gomorroidi”, dove tutto è sfacelo, come può essere che loro “diversamente italiani” prendano voti più alti dei loro “fratelli” del Nord?

Tutto ciò che è meridionale è meno per principio, anzi per pregiudizio. Dunque se i voti al Sud sono alti, non è perché gli studenti meridionali, senza prospettive e senza le sicurezze dei figli di mamma del Nord, si devono sacrificare di più per trovare un lavoro, non è perché hanno in tasca meno soldi per divertirsi, per ubriacarsi, per andare “in disco”, per comprare la droga, per fare due mesi di vacanza e per correre coi macchinoni di papà, non è perché sono più motivati, no, è perché gli insegnanti meridionali sono di manica larga, oppure perché i ragazzi sono tutti raccomandati.

Nella comica campagna razzista, oltre i comuni giornali di potere quali Repubblica e Corriere, si lancia anche il Fatto quotidiano con un articolo a dir poco vergognoso. Chi intervistano, secondo voi, per confermare che gli studenti del Nord sarebbero addirittura “penalizzati” rispetto a quelli del Sud? Un tal Luca Zaia, leghista presidente del Veneto, una delle regioni tra le meno virtuose d’Italia, per tangenti, corruzione e raccomandazioni. Insieme a Zaia il Fatto ascolta altri “esperti” settentrionali e nessun meridionale. Si capisce, stai a vedere che quelli del Sud si mettono a fare i “borbonici” e prendono le difese dei loro figli.
Dispiace per il Fatto che pur, unico tra i grandi giornali italiani, è indipendente e conduce campagne politiche e morali apprezzabilissime, spessissimo riprese dalla nostra pagina, ma sulla Questione meridionale non capisce un tubo, a partire da Peter Gomez, direttore del fattoquotidiano.it.

La prova citata dai giornali, per confermare la tesi dell’imbroglio meridionale sarebbero i cosiddetti e contestatissimi “test Invalsi”, dove i ragazzi del Sud rendono meno di quelli del Nord. Test che si basano su due sole materie, italiano e matematica, mentre agli esami di maturità le materie sono ben maggiori. Ricordo certi test di “intelligenza” americani, da cui risultava che i ragazzi neri erano meno intelligenti di quelli bianchi. Poi si scoprì che tali test erano fatti a misura della cultura Wasp, (acronimo dell’espressione White Anglo-Saxon Protestant “bianco di origine anglosassone e di religione protestante”), che escludeva il sapere diverso degli afroamericani, a loro superiore in molti campi.
Anche il modo di parlare italiano è diverso da Nord a Sud, e il più delle volte è più corretto quello classico meridionale di quello con nordico accento diffuso dai presentatori da cui siamo ossessionati accendendo la Tv. Nordico modo di parlare che dice “balle” invece di palle e “figo” invece di fico, che insieme ad altri modi di dire padani, diventa esempio virtuoso. Dunque invalidiamo i test Invalsi.

I riferimenti a Lombroso si sprecherebbero, dalle eccezioni di un tal giornalista sportivo, quale il defunto saccente Gianno Brera, che “misurando” il cranio del compianto Mennea, il più grande atleta italiano di tutti i tempi, disse che non poteva essere che un meridionale potesse raggiungere tali risultati, sicuramente “si dopava”. Detto a uno come il campione barlettano che ha sempre fatto della battaglia contro il doping la sua bandiera. Non poteva essere che il laureato “chissà come” ( mica come il Trota, neh) ragazzo di Barletta, il quale non avendo un campo, per allenarsi sfidava le macchine in corsa sulla strada, corresse più veloce del vento e fosse un grande esperto di materie economiche.

Persino il marciatore Schwazer, sgamato recidivo per doping, ebbe a dire “Vi do la mia parola, non mi drogo, sono altoatesino, non sono napoletano”. La barzelletta razziale continua. E allora non può essere che i più grandi campioni di corsa siano meridionali o addirittura etiopi, dove figuriamoci se hanno tutti i campi sportivi del Nord e s’allenano inseguendo le gazzelle. Non può essere che alle olimpiadi internazionali di matematica ci vadano i ragazzi di un liceo calabrese, non può essere che la bambina più inteligente del mondo sia una dodicenne, scienziata in erba, di etnia Rom, che vive in una roulotte. Non può essere che gli ultimi siano i primi. Primi, anche se lo staterello razzista italiano per una scuola del Sud spende molto meno che per una del Centronord, dove il tempo pieno riguarda ben il 40% degli istituti, mentre al Sud è meno del 10%. Non osiamo domandare che cosa accadrebbe se il Sud avesse le stesse opportunità del Nord.

Qui nessuno vuole negare che “nel vizioso e caldo Sud” agiscano anche raccomandazioni e interessi di conservazione delle scuole ma, come spiega chi al Nord ci vive, succede uguale anche in quelle “virtuose e fredde contrade”. Se ogni mondo è paese, noi siamo stufi di essere relegati in un mondo di serie B, che esiste solo nelle menti bacate di stupidi razzisti.


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