Scuola&Formazione

Multe ai docenti per l’uso non consono dei social

Cari colleghi, vi invito alla prudenza. Mi rendo conto che a volte la tentazione sovrasta il buon senso senza volerlo, ma ricordiamoci e ricordate sempre che la veste di educatore e docente non la smettiamo mai, neanche in vacanza, neanche la domenica. Il ruolo che abbiamo la fortuna di ricoprire lo portiamo scolpito ovunque anche fuori dall’aula, perché è soprattutto al di là dei banchi che i nostri ragazzi ci osservano. E quando ci prudono le mani e vorremo scrivere, pubblicare, denunciare pubblicamente, grazie allo spazio infinito che i social riservano oramai a tutti, non dimentichiamo che i primi a leggerci saranno i nostri allievi, quegli studenti che per un anno abbiamo cercato di educare e orientare. Che sia un faro guida il loro giudizio, che sia la spinta per ricordaci che abbiamo sottoscritto un impegno fondamentale con la società e il futuro. “Si educa molto con quello che si dice, ancor più con quel che si fa, molto più con quel che si è.” È come se il Consiglio di Stato avesse audito in camera di consiglio il buon Sant’Ignazio di Antiochia e quindi multe ai docenti che, sui social, utilizzano un linguaggio poco consono. Ed io sono d’accordo con l’illuminato martire ripreso dal nostro organo giurisdizionale amministrativo che tenta di porre fine alla ineducazione che, spesso, regna sovrana sui social network, alimentata anche da alcuni insegnanti che, per antonomasia invece, dovrebbero essere da esempio anche di educazione e rispetto. Così ha statuto il Consiglio di Stato:
“Le opinioni espresse pubblicamente da docenti delle scuole tramite i social media con termini e linguaggi non consoni alla propria professione (…) possono costituire un effettivo problema per la reputazione del corpo docente nei confronti dell’opinione pubblica e che, per evitare situazioni analoghe, sono state approvate e diramate delle direttive interne indirizzate ai docenti sull’uso dei social network”. Dunque, cari colleghi, al netto di possibili multe e pronunce giurisprudenziali, onorate l’essere chiamati “prof.” fuori da mura scolastiche, consigli di classe e collegio docenti; abbiamo tra le mani menti giovani e in informazione, responsabilità grave e altissima di cui andare fieri ovunque. Il segreto è amare ciò che si fa, il proprio lavoro e sentirlo parte di noi, come il proprio nome e cognome. Ne guadagneremo in entusiasmo. Aveva ragione Tolstoj “Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo.”

Evelyn Zappimbulso

 


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