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Kevin Spacey scagionato. E ora le scuse

La procura del Massachusetts ha fatto cadere le accuse contro Kevin Spacey. Il capo di imputazione era quello di molestie sessuali nei confronti di un ragazzo di 18 anni, figlio dell’ex presentatrice tv Heather Unruh, subite in un bar di Nantucket nel 2016. La svolta nel caso è avvenuta quando il ragazzo ha invocato il Quinto Emendamento, ossia la facoltà di non rispondere, in merito alla richiesta di fornire il telefono cellulare nel quale sarebbero dovute esserci le prove delle presunte molestie. A causa della possibilità di essere incriminato per diffamazione nel caso in cui avesse cancellato dei dati rilevanti per le indagini, il giovane ha preferito non testimoniare e dunque la procura ha ritenuto opportuno far cadere le accuse.

Ciò che rimane della vicenda è una brillante carriera cinematografica distrutta, prima della certezza dell’accusa. Infatti, sin dall’inizio, l’intero mondo dello spettacolo e dello streaming si sono schierati contro l’attore, interrompendo collaborazioni come Gore, della piattaforma Netflix, o addirittura tagliando le scene in cui compariva Spacey in Tutti i soldi del mondo per poi rigirarle e sostituirle con l’interpretazione di Christopher Plummer. A risentirne è stato anche la produzione della sesta stagione della serie tv House of Cards, in cui Kevin Spacey era l’iconico protagonista Frank Underwood, ruolo che aveva dato un enorme slancio alla serie, diventando in poco tempo un cult. Di fatto Netflix è stata la piattaforma più severa nella condanna dell’attore, rimuovendo  i film e i telefilm già disponibili come segnale di distacco e di punizione nei confronti dalla vicenda.

Tutte decisioni prese preventivamente per conto di spettatori che non avevano dato alcun parere. Decisioni di produttori e distributori che hanno voluto evitare il problema, condannando un attore alla gogna mediatica. Sulla scia del movimento #MeToo, nato in seguito alle denunce di numerose attrici nei confronti del produttore Harvey Weinstein, qualsiasi accusa, vera o falsa che sia, è considerata come un marchio sulla carriera di chiunque ne sia accusato.

Con la caduta delle accuse nei confronti di Kevin Spacey, ciò che ne dovrebbe seguire sono le scuse di chi lo ha bollato come molestatore e condannato per essere omosessuale (e di conseguenza depravato). Le scuse di chi ha preferito troncare  piuttosto che aspettare la sentenza del tribunale. Le scuse di un sistema che si disinteressa “dell’essere innocenti fino a prova contraria”, più interessati ai proventi. Le scuse di aver tolto al pubblico la possibilità di vedere sul grande schermo la performance di uno dei più competenti attori in circolazione.

Scusa Kevin, a nome di tutti.

 

Di Sara Carullo


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