Lavoro

Allarme Cgil. In pensione dopo i 73 anni per i 40enni senza il posto fisso

Studio della Cgil. Durigon, ho la delega, faro’ un tavolo

E’ la Cgil a lanciare l’allarme: i quarantenni di oggi rischiano di andare in pensione a 73 anni, con assegni ‘poveri’, equivalenti agli attuali 300-400 euro. E ai piu’ giovani potrebbe andare anche peggio. La Cgil sollecita l’apertura di un tavolo. Lavoretti, impieghi saltuari e precari, part time obbligati non sembrano conciliabili con la pensione. Non dipende solo dalla legge Fornero, dice il sindacato, ma da una falla del sistema contributivo. E il sottosegretario leghista Claudio Durigon riconosce: “e’ venuto il momento di “una riforma complessiva della previdenza”, e convochera’ le parti.

Allarme pensioni per i giovani che hanno spesso una carriera discontinua. La CGIL avverte che i quarantenni di oggi, che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e ricadono quindi nel sistema pensionistico contributivo puro, non andranno in pensione prima dei 73 anni. Il lavoro saltuario e povero, spesso part time rende poi gli assegni ridotti. Nel 2035, spiega il sindacato in occasione di una convegno sul tema ‘Giovani e futuro’, per andare a riposo a 69 anni saranno necessari almeno 20 anni di contributi e una pensione di importo di almeno 687 euro. Il segretario confederale Roberto Ghiselli sottolinea che “parlare della prospettiva previdenziale dei giovani significa parlare del futuro delle nuove generazioni e della tenuta sociale della comunita’”. La CGIL ribadisce una serie di proposte per i giovani perche’ “l’attuale sistema contributivo se non corretto socialmente e’ iniquo”. Corso d’Italia torna a chiedere una pensione contributiva di garanzia, trovando un equilibrio tra contributi e vecchiaia per assicurare ai giovani almeno mille euro a chi somma 66 anni di eta’ e 42 di anzianita’. Infine per il sindacato e’ necessario “valorizzare a livello contributivo i periodi di stage, formazione, maternita’ e lavoro di cura”.

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