Diritti Umani

Parte da Assisi la costruzione di un futuro di pace

L’Istituto Toniolo e 30 ragazzi hanno sognato, insieme, la pace

La Summer School, “Building future on peace”, organizzata dall’Istituto Toniolo, nelle persone del direttore Michele D’Avino e del Presidente del comitato scientifico Ugo Villani, in collaborazione con Azione Cattolica Italiana, Caritas, Focsiv e altre sigle, si è conclusa venerdì ad Assisi. Il percorso di oltre trenta ragazzi sulle orme di san Francesco, partito dall’istituto Serafico, dimora di accoglienza per persone con disabilità fisiche e psichiche, si è chiuso nella sala della Conciliazione del comune umbro, con la promozione di un manifesto per la Pace, vero e proprio impegno di vita in capo a ciascuno.

Alla presenza del sindaco Stefania Proietti, del giornalista ed esperto di comunicazione Francesco Giorgino, del professor Marco Mascia, esperto di relazioni internazionali dell’università di Padova e del coordinatore del Forum Etica Civile, Simone Morandini, i giovani partecipanti hanno illustrato il frutto del loro lavoro per iniziare, davvero, a “costruire” la Pace in terra.

Il titolo è la declinazione perfetta di come e di quando si ha intenzione di costruirlo questo futuro: “Everyday for Peace”. È un chiaro riferimento ai movimenti nati dall’impegno della giovane svedese Greta Thunberg, Fridays for future e Saturdays for future.

Così come i movimenti citati, l’impegno dei ragazzi, provenienti da ogni parte d’Italia, non si limita ad un’adesione idealista ai principi della Pace. Il manifesto è un inno all’impegno civile e quotidiano di ciascuno a costruire una pace multilivello.

È così che, per esempio, alle nostre città si chiede una mentalità inclusiva, rimuovendo le distanze tra persone, riconnettendo i tessuti urbani e rimuovendo le distanze e le differenze tra centri e periferie. Alzando l’asticella le richieste dei ragazzi arrivano anche all’Italia e ai suoi governi. A questi viene chiesto il ricorso ad un linguaggio più inclusivo e di operare scelte forti, specialmente in materia di armamenti, riducendo le risorse impiegate per la “economia della guerra” ridestinando i fondi ricavati alla “economia della pace”. La stessa richiesta è rivolta anche all’Europa. Gli accordi commerciali con paesi che portano guerra tradisce lo spirito fondante della comunità europea: perseguire e mantenere la Pace, rilanciando lo spirito di Ventotene, dei nostri patrioti (termine spesso abusato e usato fuori contesto) Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ursula Hirschmann ed Ernesto Rossi. In più viene chiesto di tassare le transazioni finanziarie speculative. Parlando di speculazione si ricomprende un ambito talmente ampio che rende difficile fornire un inquadramento specifico. In linea di massima le operazioni speculative sono tese ad ottenere vantaggi finanziari sfruttando contesti favorevoli in danno di altre realtà. Il concetto è venuto fortemente ad evidenza soprattutto in occasione della crisi greca. Oltre alle richieste negative giunge forte anche la spinta propulsiva: investire ancora e di più su Erasmus, la stessa generazione di quasi tutti i partecipanti alla scuola. Al mondo, infine, e alle nazioni unite, l’impegno chiesto è in direzione di una maggiore salvaguardia dell’ambiente. L’impatto dei cambiamenti climatici rende non più differibili interventi di limitazione delle emissioni nocive, un maggiore investimento sulle energie alternative e un consumo sempre minore di materiali inquinanti. Oltre a ciò è posta l’attenzione sul raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030, necessaria per uno sviluppo armonico di tutte le realtà mondiali. L’ultimo, ma non meno importante, obiettivo da realizzare è quello di promuovere e favorire sempre la fraternità tra i popoli e le persone., vera e propria dimensione costitutiva dell’umanità.

Urge, quindi, un rapido cambio di passo e di paradigma.

A tutti noi è chiesto di diventare individui, persone, “generative”, capaci di crescere, imparare ed insegnare agli altri. La sfida, in questi tempi di cattiveria continua e gratuita, è difficile. Un buon punto di partenza sta nel cogliere il valore positivo del confronto: è solo un continuo e costante scambio di idee ed opinioni che può portarci a crescere e a generare pace. Lo stesso confronto al quale i ragazzi sono stati abituati nei loro giorni. Hanno imparato ancor meglio che discutere le proprie tesi senza cercare necessariamente la loro affermazione è più utile che arroccarsi su di esse arrogandosi la unigenitura sulla verità. La società di oggi, distrutta dall’aggressività, diffusa soprattutto a mezzo social, dove trionfa chi urla più forte, chi ha più follower da esibire, deve cedere il passo ad una società più giusta, in linea con quello che è anche il motto dell’unione europea: unitas in varietatis. «Uniti nella diversità» perché non serve snaturarsi; basta essere se stessi accettando il valore dell’altro.

A tutti noi, quindi, il compito di impegnarci a vivere, da testimoni di pace, vite generative che non rifuggano mai il confronto, ma, anzi, lo accettino e lo promuovano tutti i giorni mettendo Pace in questo mondo iper-connesso, dove il rispetto della altrui alterità sembra non essere più considerato un valore fondamentale.

Vito Longo


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