Cultura

Lo storico caffè “Giubbe Rosse” diventa bene culturale

Il MIBAC ha emesso un decreto che ne sancisce la tutela

Il caffè storico-letterario fiorentino Giubbe Rosse è stato riconosciuto bene culturale. Il ministero per i Beni e le Attività Culturali, su proposta della soprintendenza di Firenze, ha emanato un decreto che sancisce la tutela del memorabile caffè. Giubbe Rosse, secondo il MIBAC, “rappresenta testimonianza tangibile dell’atmosfera e del fervore intellettuali che animavano Firenze nel corso del Novecento. Lo storico caffè letterario costituisce per questa sua natura un forte valore identitario e luogo di aggregazione a tutti i livelli sociali”. Giubbe Rosse, situato in Piazza della Repubblica a Firenze, lo scorso 25 luglio, è stato acquistato da un importante marchio fiorentino del gruppo Scudieri, alla quarta asta.

Il caffè fu aperto nel 1896 e divenne luogo di incontro, nel corso del Novecento, di scrittori, poeti, artisti e intellettuali. Inizialmente i fratelli Reininghaus aprirono un caffè-birreria, e il locale prese il nome dal colore delle giacche rosse indossate dai camerieri. Nel Novecento, iniziarono a frequentare il caffè scrittori che gravitavano intorno alle riviste “Il Leonardo” e “La Voce” come Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Giuseppe Prezzolini. Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il Manifesto del Futurismo, e lo stesso Marinetti, insieme ad altri futuristi, quali Umberto Boccioni, Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà iniziarono a frequentare le Giubbe Rosse, divenendo da quel momento lo storico caffè letterario, poi frequentato nel corso degli anni da altri illustri intellettuali, tra cui Montale, Quasimodo, Saba, Gadda, Vittorini, per citarne alcuni. Le Giubbe Rosse ben presto divennero sede editoriale di diverse celebri riviste del tempo, “Lacerba”, “L’Italia Futurista”, “Solaria”. Per la sua storia e per l’attività culturale che ha svolto nel corso dei secoli, Giubbe Rosse costituisce sicuramente un bene da tutelare e salvaguardare avendo dato un luogo di ritrovo alle fervide menti della nostra Penisola e straniere.

F.Moretti


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