Politica

Legge taglia poltrone a digiuno di Costituzione

Non finirò mai di subire il fascino del teatro della politica, quella che si gioca movendo fanti e torri su di una scacchiera, senza – apparentemente o forse no – mostrare di conoscerne le regole. Eh già, le mani dei giocatori a volte sembrano inesperte e muovono mosse frutto dell’improvvisazione o forse dell’inganno? Ma la bellezza del gioco politico sta tutta qui. Chi siede quelle imbottite poltrone non conosce le nostre leggi, ancor peggio è a digiuno di Costituzione e lascia la direzioni delle stesso a chi sa districarsi tra norme e suoi cavilli.

«In caso di scioglimento anticipato delle camere la legge (taglia poltrone) entra in vigore nella legislatura successiva. Punto – dice il ministro dell’Interno Salvini – a meno che qualcuno non voglia tirare a campare fino all’estate 2020». Al netto di trappole e manovre politiche per rimanere incollati a quella benedetta poltrona, c’è che la partita a scacchi è più complicata del previsto e per chi (ahimè molti) non conosce la nostra legge fondamentale rimane l’irrimediabile errore politico.

Tecnicamente è possibile andare al voto, anche il giorno dopo aver approvato la legge sul taglio dei parlamentari, ma la stessa legge non sarebbe promulgata e i suoi effetti non si avrebbero in questa legislatura, né in quella futura.

Il numero dei seggi rimarrebbe inalterato e non ci sarebbe bisogno di riscrivere una nuova legge elettorale, dato che la situazione sarebbe sterilizzata. Anche se approvata, la riforma mancherebbero le normative di dettaglio.

Subito dopo l’approvazione di una legge costituzionale, come è quella sul taglio dei parlamentari, bisogna attendere almeno tre mesi.

La Costituzione, infatti, prevede 3 mesi per dare la possibilità di raccogliere le firme e chiedere un referendum che non è solo probabile venga chiesto, ma doveroso per la legge. Se poi la richiesta è validamente proposta bisogna attendere lo svolgimento del referendum.

Se invece la riforma passasse al Senato con una maggioranza di due terzi, e così anche alla Camera, la legge sarebbe default approvata e promulgata. Ma non credo sia questo il caso. Il referendum, con i sui tempi, non si può scongiurare.

Chi concede la demagogica riforma costituzionale e chiede il voto post crisi subito dopo pare abbia sottovalutato i tempi del diritto costituzionale o, forse, li conosce talmente bene da permettersi cavalcare con destrezza l’altrui ignoranza politica. E il popolo? Assiste dagli spalti inerme. Lo spettacolo è gratis, gentilmente offerto da chi da quelle incollate poltrone socializza con impietosi selfie.

Evelyn Zappimbulso 


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