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16 agosto. A Foglianise sfila l’oro del Mezzogiorno

 

Non c’è evento, impegno o pensiero che possa frenare un richiamo forte e così ogni anno ritorno ostinata qui, dove il tempo s’è fermato e il cielo chiaro promette ad ogni alba una nuova speranza. Ritorno ogni 16 agosto a Foglianise, un piccolo paese in provincia di Benevento, il cui nome devo pronunciare sempre due volte prima che sia compreso. A molti sconosciuto, eppure ospita in questo periodo dell’anno la suggestiva “Festa del grano”, una calda sfilata di carri intrecciati con il grano, vere e proprie opere d’arte realizzate da abili artigiani della paglia, che ha richiamato negli anni l’attenzione di migliaia di visitatori, fino a raggiungere le 20mila unità da tutta Italia. Per l’edizione di quest’anno si è anche registrato un aumento del 20% del flusso turistico fino a circa 30 mila turisti nei dieci giorni della kermesse, che vanno dall’8 al 18 agosto.

Foglianise, paese natio della mia mamma Paola e del suo papà Argenio, fresche casupole in pietra viva, vicoli che sfumano in discese tra vasi di fiori semplici e vecchi portoni in legno, camini odorosi che tagliano sui tetti i generosi raggi del sole d’estate. Ovunque il profumo dei peperoni rossi ripieni e fritti. È il posto del cuore, delle corse, delle nocciole rubate dai rami pendenti, dell’infanzia che rincasa e si ritrova in una scalinata, la stessa che da anni persi nel tempo accoglie, per me, la processione più bella di sempre, fatta di passi andanti di carri dorati che brillano al sole, seguiti in coda, come a difendere un rito, dall’effige di San Rocco, patrono del paese.

Quest’anno c’è stata una novità, il tema della Festa del Grano è stato libero rispetto alle precedenti edizioni, lasciando così piena autonomia ai maestri dell’intreccio, che hanno realizzato carri grandi e tradizionali, ma anche medi e piccoli, emblema della sublimazione della creatività, sino a mostrare scoperte scientifiche, rievocare gli anniversari della storia contemporanea o mettere in scena visioni simbolo dell’umanità.

Una raccolta di immagini d’oro, per raccontare iconograficamente monumenti, cattedrali, opere o figure della memoria collettiva, che prendono forma sin dalla prima mietitura di giugno nei laboriosi laboratori artistici delle contrade del paese e che oggi, 16 agosto, sfilano insieme ai loro orgogliosi autori.

Ventinove icone suggestive, perfette e riccamente decorare, che hanno donato orgoglio e stupore a compaesani, bellezza a turisti e vanto agli stessi artigiani. Quest’anno Foglianise ha sdoganato i confini ed ha reso omaggio a New York con la raffigurazione del ponte di Brooklyn, a San Pietroburgo con la resa iconografica dalla sua Cattedrale ed a Parigi con la realizzazione in grano della Guglia di Notre Dame. Ma cuore della intera sfilata d’oro foglianisana è stato il Mezzogiorno d’Italia.

Non è mancato un omaggio a Matera, con i suoi monumenti religiosi, la sua conformazione architettonica e i suoi quartieri abitati, i caratteristici rioni in pietra, “Barisano” e “Caveoso”.

La Città dei Sassi, Patrimonio dell’Unesco, Capitale Europea della Cultura 2019, ha calamitato l’attenzione dei bravi ragazzi di Foglianise, che con le tecniche dell’intreccio, lungo il “Tracciato della Tradizione”, hanno gettato un ponte culturale con una delle mete turistiche della Basilicata.

E poi le macchine di Leonardo da Vinci (1452-1519), per celebrare il 500esimo anniversario della morte di un Genio, che il mondo ci invidia, allievo di Andrea del Verrocchio (1435-1488).

Quindi le realizzazioni di alcuni prototipi in scala di Leonardo con le ricercate tecniche di esecuzione delle abili mani degli intrecciatori del Dio grano, per riproporre i modelli che hanno rivoluzionato la vita quotidiana dell’umanità, gli ingranaggi e gli elementi ideati per eliminare la complessità esistenziale.

Foglianise elogia la sua Italia nel giorno della Festa del grano e lo fa sublimando la sua matricolata storia, il suo genio scientifico, la sua imponenza artichitettonica e la sua straordinaria e poliedrica bellezza. Come sempre mi cattura, affascina i miei sensi e lascia in fondo al mio cuore un non so ché di misterioso e familiare.

Evelyn Zappimbulso

 

 


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