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L’anti politica

Politica

Non poteva che concludersi così, questo matrimonio tra partners tanto diversi. Ora però il premier uscente spera nel Sergio super partes affinché non porti il Paese alle urne e unisca il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico in seconde nozze. Un matrimonio riparatore che farebbe solo il male dell’Italia, io credo fermamente.

Per comprendere le motivazioni che hanno portato il Movimento Cinque Stelle a passare da un governo con la Lega a un probabile esecutivo con il Partito Democratico, non è sufficiente limitarsi alle cause politiche, ma occorre analizzare più in profondità i motivi dell’alleanza che si sta formando in una prospettiva culturale e metapolitica. Il Movimento Cinque Stelle è l’unica vera e propria forza populista in Italia ed è a tutti gli effetti un movimento post-ideologico. Anche la Lega negli ultimi anni ha subito un’evoluzione che l’ha portata a diventare un partito con un carattere post-ideologico intercettando sia un elettorato di destra sia ex elettori di sinistra. È comunque storia di una forza politica, tra le più moderne anche a causa della propria comunicazione e porta con sé un preciso retroterra ideologico che, sebbene attenuato, rimane soprattutto al nord. I grillini non hanno nulla di tutto ciò. Il movimento nasce come un prodotto politico di laboratorio, senza né una base ideologica né un pantheon di pensatori e autori di riferimento. I Cinque Stelle non hanno la tradizione di pensiero dei liberali, dei conservatori, dei socialisti, dei socialdemocratici. Se dovessimo individuare la base ideologica del pensiero grillino potremmo ricercarla nel relativismo applicato alla politica contemporanea. La mancanza di valori di base che caratterizza il movimento porta a un’oscillazione anche antitetica delle posizioni politiche e una convergenza verso idee di sinistra o di destra a seconda del momento o della necessità. Diventa perciò accettabile agli occhi della classe dirigente e dell’elettorato grillino il passaggio da un’alleanza con un partito come la Lega a un probabile accordo con il Pd. Nessuna sconfessione da un punto di vista ideologico perché i grillini non hanno né un’ideologia né un pensiero politico definito, ma qualcosa forse di più grave, il tradimento di anni di battaglie anti sistema, contro gli accordi sotto banco e contro la “vecchia politica” fatta di inciuci.

Su questo punto si basa il discrimen tra buona politica e anti politica, i promotori dell’anti politica sono disposti a tutto pur di portare a termine i propri obiettivi, chi invece è animato da un ideale, da una visione della società e della politica fondata su valori che derivano da una secolare tradizione di pensiero, non è disposto ad accettare scelte che contraddicono il proprio pensiero e contrarie alle volontà dei cittadini. Non stupisce perciò il rischio di un voltafaccia dei grillini. Quando non si ha una storia culturale alla base di un progetto politico, pensatori di riferimento, una letteratura da cui attingere, questo è il risultato.

Colpisce vieppiù la deriva della sinistra italiana, che ha una tradizione nobile e importante che potrebbe guidare l’azione politica dei suoi leader. Ha una classe dirigente strutturata, un proprio apparato ma, alleandosi con i Cinque Stelle, un movimento anti sistema che ha votato solo pochi giorni fa il decreto sicurezza, la legge sulla legittima difesa, la flat tax (misure tutt’altro che di sinistra), contraddice la propria storia con una scelta che sconfesserebbe tutte le posizioni assunte negli ultimi anni. Crollo della meritocrazia, reclutamento politico da spiaggia e anni di oscurantismo segnano il trapasso di una crisi inevitabile. Vi prego elettori, in Parlamento, cuore della nostra, mia democrazia, mai più l’ignoranza.

Evelyn Zappimbulso 


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