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È la democrazia, bellezza, e tu non puoi farci niente

Politica

 

Gli italiani, ad ogni elezione, spingono per essere governati in ogni sede dal centrodestra e il Palazzo scodella il governo più a sinistra della storia della Repubblica. Succede perché tre perdenti di successo stanno per stringere il patto del diavolo. Sono Luigi Di Maio (prese i Cinque Stelle al 34 per cento e li ha portati sotto il 15), Giuseppe Conte (prese il Paese che cresceva all’1,6 per cento e lo ha portato a zero) e il duo dei separati in casa Zingaretti-Renzi bocciato in tutte le ultime elezioni. Parafrasando la frase di un celebre film sulla stampa viene da dire: «È la democrazia, bellezza, e tu non puoi farci niente».

Già, è proprio così: non possiamo farci nulla, perché in democrazia di fatto – non il popolo, ma il Parlamento è sovrano, oltre che paraculo. Questa soluzione infatti accontenta tutti (loro): si liberano di Salvini, evitano di dover andare a casa e tornare (per alcuni iniziare) a lavorare a un decimo dello stipendio che percepiscono oggi, faranno man bassa delle importanti nomine che spettano al governo nei prossimi mesi.

Se lo si legge con gli occhiali della sola politica italiana, questo epilogo appare incomprensibile. Probabilmente per tentare di capirci qualcosa bisogna inforcare lenti diverse, diciamo di tipo internazionale. In molti, fuori dall’Italia, hanno lavorato per saldare la frustrazione dei Cinque Stelle alla voglia di rivincita, e di potere, della sinistra. L’imperativo, oltre confine, era di fermare Salvini e impedire che il centrodestra in generale, e in particolare quello attuale a guida leghista, si impadronisse del Paese attraverso le urne e potesse addirittura decidere il capo dello Stato che nel 2022 succederà a Mattarella.

Tutto il resto mi riferisco alla commedia in corso nei palazzi romani è solo contorno. Questo nuovo governo sarà aiutato da chi l’ha voluto – l’Europa e la comunità internazionale – più di qualsiasi altro fino ad oggi. Per questo, al netto della sua consistenza e delle divisioni del Pd (e dei Cinque Stelle), durerà più di quanto prevedono gli sconfitti e suggerisce la logica.

Se solo Salvini non si fosse messo contro tutto e tutti, se non avesse spaventato con i suoi proclami sgangherati il mondo intero, probabilmente oggi saremmo qui a festeggiare il ritorno alle urne e la liberazione dal grillismo. Peccato, è stata una grande occasione persa e non penso proprio, conoscendo gli italiani, che saranno le piazze come da lui stesso pronosticato – a riportare in plancia il Capitano. Che bene farebbe, a questo punto, a rivedere la sua ostilità a un centrodestra unito e moderato.

Evelyn Zappimbulso 


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