Interviste & Opinioni

I pregiudizi religiosi impediscono di ragionare obiettivamente

Purtroppo alle volte arrecano danni…

«Siamo, come umanità, oggi a mio avviso sulla strada giusta quando cerchiamo di confrontarci su temi così complessi, da dove si misura la nostra vera “evoluzione” e il nostro vero amore per l’uomo…  quando cerchiamo tutti i mezzi per stare vicino al malato in stato vegetativo o terminale, per cercare di non farlo soffrire, di far accogliere ai parenti (spesso più in difficoltà del paziente) di non aver paura ad aprirsi, a parlare con il parente malato, di lasciarlo andare…

Ovvio ci si scontra però anche con la mentalità sull’autodeterminazione del singolo che nell’individualismo più totale vorrebbe decidere quando e come morire (pur non avendo deciso quando,come e dove nascere…. ); siamo esseri sempre e comunque “in relazione”perché la relazione con l’altro e con l’Altro ci fonda,ci modella ci fa crescere ma purtroppo è poco contemplata…».

Ho trascritto parte di un commento al mio articolo “Ignazio Okamoto ed un breve racconto di Renato Pierri”. Alla dottoressa che scrive, ho fatto notare che quella che lei definisce “autodeterminazione del singolo… nell’individualismo più totale”, si chiama “libertà”, intendendo ovviamente la libertà che non va a ledere la libertà altrui.

La dottoressa mi ha risposto: «Per ogni persona le relazioni sono fondanti fin dalla propria nascita, nasciamo da una relazione che ci precede… nella struttura del mio esistere sono in relazione.(..e per me relazione filiale…). Inoltre sono chiamato a rispondere anche agli altri delle mie scelte. La mia posizione si basa sulla convinzione che la mia libertà ovvero la mia autonomia non è individualista ma sempre relazionale…!! Sono una creatura e la vita è un dono anche quando diventa una croce…».

La dottoressa è il classico esempio della persona cui non manca intelligenza e cultura, ma che non ha la possibilità di ragionare obiettivamente a causa di pregiudizi religiosi.

Non si comprende per quale motivo il fatto che siamo esseri in relazione dovrebbe fare accettare ad una persona una vita insopportabile e senza speranza. Per maggiore chiarezza: non si vede perché la persona o le persone che mi amano dovrebbero essere contrarie alla mia decisione di non accettare una vita insopportabile e senza speranza.

Il pregiudizio religioso non sta nel credere che siamo esseri in relazione, ma nel credere che la relazione possa limitare a tal punto la mia libertà da costringermi ad accettare una vita insopportabile. La decisione di stare o non stare sulla croce non dipende dalla mia volontà ma dalla volontà altrui.

“Sono chiamato a rispondere anche agli altri delle mie scelte”. Che significa? Mia madre mi ama. Comunico a mia madre che non intendo continuare a vivere in condizioni per me insopportabili, e lei: “Ma no, figlio mio, così mi dai un dispiacere, non posso perderti, continua a stare sulla croce per molti anni ancora. Del resto, scusa, devi rispondere anche a me delle tue scelte. Siamo in relazione, no?”. Ma si può?

“Sono una creatura e la vita è un dono anche quando diventa una croce”. Altro pregiudizio che non solo impedisce di ragionare obiettivamente, ma che può anche arrecare danni al prossimo.

Non vorrei annoiare il lettore dilungandomi troppo, ma vale la pena leggere, riguardo al dono della vita, una mia lettera che apparve nel 2007 su un quotidiano che non c’è più.

Il Riformista 23 gennaio 2007

Il regalo di Dio

Gentile direttore, mettiamo il caso che io generosamente le regalassi un prezioso dipinto in una bella cornice. Ovviamente, anche per gratitudine verso di me, lei avrebbe gran cura di simile dono. Passa il tempo, ed un giorno lei si rende conto che i tarli hanno fatto scempio completo della bella cornice: il legno si sfarina e cade a pezzi. Mettiamo anche il caso che lei non abbia la possibilità di cambiarla, e che faccia invano tutto il possibile per ripararla. Che dice, le sembrerebbe mancanza di riguardo verso di me, amorevole donatore, liberare il dipinto dall’ormai inutile telaio destinato inesorabilmente a diventare polvere? Penso proprio di no. Il dono più importante è salvo. Pazienza per la povera cornice diventata orribile, che lo teneva prigioniero, e che lei in qualche modo è costretto a gettare via. Ora, immagini che il dipinto sia la vita eterna, e la cornice la vita terrena, e si renderà conto che l’affermazione ai credenti tanto cara, che la vita è «dono di Dio», non implica necessariamente che in determinate, particolarissime  circostanze non possiamo disporre della parte terrena di essa. Io donatore amorevole, buono, comprensivo e intelligente, non mi offenderei, figuriamoci il buon Dio! Un’offesa invece sarebbe per me se lei deliberatamente sciupasse la cornice, o se ne disfacesse pur non essendo essa irrimediabilmente rovinata. E peggio sarebbe, se lei non tenesse nel massimo conto il dipinto, il vero dono.


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