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Che profumo di Scuola

Scuola, Formazione & Università

“Mamma, che profumo di scuola!” Credo sia la più bella esclamazione che mai abbia sentito declamare alla mia Elena. E già, primo settembre, primo giorno di un nuovo anno scolastico. Per lei primo giorno da liceale, per me il primo giorno da sempre. Chi vive la Scuola lo sa, settembre porta con sè un misto di profumi di terra bagnata e quaderni nuovi, di matite e gomme, di zaini e caffè. Il luogo non fisico dove si trascorrono gli anni più belli, dove si annaffia la vita e si accendono i sogni; la Scuola è quel punto fermo nell’esistenza di ognuno che amerai in eterno, di cui ricorderai quel banco sbeccato o quell’angolo in cui posavi lo sguardo prima di un’interrogazione temuta o dell’emozione di un bacio tanto desiderato. Ce la portiamo ovunque la Scuola; ha segnato il ritmo del nostro primo viaggio sul mondo. E il suo profumo è inconfondibile, lo stesso in ogni grado, in ogni ordine, da nord a sud, quel misto di carta e colori che ti rimane in tasca anche quando torni a casa, anche quando dopo anni rimetti piedi da genitore o docente in un’aula. E insieme al suo odore io amo il suono della prima campanella, che mi racconta di quando adolescente salivo le scale del mio liceo tra una risata e un libro aperto, di quando le stesse scale ho preso per l’ultima volta, in lacrime, perché lasciavo un luogo a me caro fatto di amici, braccia, voti, volti e cuori. Chi non si emoziona ritornando nella propria scuola da adulto? Chi non ricorda il colore delle porte chiuse e i cartelloni appesi al muro? La forma dell’aula e i compagni, soprattutto loro. Dopo il suono dell’ultima campanella, anche il più antipatico ti mancherà come fosse l’amico migliore. È un luogo magico, dove si scrive l’inizio della storia di ognuno, dove si impara ad amare e rispettare, dove chissà perché si acquatta quell’odore speciale che sa di buono, di ardesia, di autunno. Chi ama la Scuola, in fondo, ha già vinto.

Evelyn Zappimbulso


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