Estero

Venezuela, è sempre più grave l’emergenza scolastica

“Con questo governo o con il prossimo, il nuovo anno scolastico sarà una tragedia”: esordisce così l’articolo che lo storico e teologo cattolico Luis Ugalde, gesuita, ha pubblicato lo scorso 27 agosto per testimoniare lo stato del Venezuela oggi. L’autore prevede che “con questo regime, i mesi a venire saranno peggiori a tutti i livelli. Per ricostruire la scuola è necessaria la rinascita dei cittadini”.

In prima linea per la rinascita morale del Paese, i vescovi salesiani condividono questa visione e la propongono a Missioni Don Bosco perché se ne faccia portavoce in Italia.

“Durante l’anno scolastico 2018-2019” denuncia Ugalde “il governo ha battuto tutti i record negativi e ha lasciato la scuola senza insegnanti, senza studenti e senza risorse”. La professione di docente è talmente degradata al punto che le facoltà ad indirizzo pedagocico languono per mancanza di studenti. L’autore ne spiega il perché con una constatazione lampante: “che senso ha scegliere una professione il cui datore di lavoro principale è lo Stato, il quale offre salari inferiori a 10 dollari al mese?”.

È una situazione che si coniuga drammaticamente con la questione dell’emergenza alimentare in atto ormai da un paio di anni in Venezuela. La cessazione della maggior parte dei programmi di refezione tiene a casa gli scolari, che nelle mense trovavano un minimo sostegno a fronte di tavole sguarnite in casa, ma che ora non hanno neppure questo incentivo. “La crisi del regime è generale e riguarda tutti i settori (agricoltura, industria, farmacie e panifici, elettricità, acqua, gas, trasporti, sicurezza, salute), ma nulla ha conseguenze così gravi come l’assenza a scuola del 40 o 50 % degli alunni, la malnutrizione di centinaia di migliaia di bambini e il desolante abbandono delle università senza senza futuro” denuncia Ugalde.

L’esodo degli educatori e la fame nelle famiglie generano lo svuotamente degli istituti scolastici. “Neanche un bambino fuori dalla scuola: triste realtà per l’inizio di questo anno scolastico”. La Chiesa non può presentare i problemi senza cercare soluzioni, né alimentare il paralizzante pessimismo che accentua il malessere. Già da tempo quella dei salesiani e altre congregazioni si preoccupano di contrastare “con cibo e libri” questa perdurante contingenza.

L’autore chiama la gente a uno scatto di orgoglio: “l’obbligo di ogni Venezuelano è quello di non rassegnarsi a un anno scolastico 2019-20 di aule vuote, di educatori in esodo, di squallidi budget che impediscono di scommettere sul talento e sulla formazione integrale di qualità, dai bambini della scuola materna fino agli universitari”.

P. Luis Ugalde continua l’analisi: “Sappiamo che individualmente nè gli insegnanti, nè i genitori, nè i funzionari del ministero o le imprese hanno la forza o le risorse per superare il disastro. L’esperienza ci insegna che quando insime prendiamo la scuola sorge uno spirito nuovo, una solidarietà creativa che rende possibile ciò che sembrava impossibile. Lo abbiamo vissuto nelle scuole più povere e visto in molte scuole della classe media, dove la grave necessità risveglia la solidarietà e la consapevolezza che la scuola è nostra e se non la salviamo insieme perderemo il futuro dei nostri figli”.

Dove trovare le risorse per riscattare la Scuola venezuelana e dare alle nuove generazioni una prospettiva di speranza? L’intervento del Gesuita non si sottrae alla questione politica: “La prima risposta è che è indispensabile uscire dal regime che ha prodotto una simile catastrofe perchè le scuole siano fucine di progetti, piene di sogni di genitori, insegnanti e risate di bambini con speranza e un futuro.

Ma non basta, perché il nuovo governo sarà sopraffatto dai bisogni e le risorse saranno scarse, i genitori gravati da altre necessità e gli educatori intenti a dividere i loro pochi dollari tra il trasporto giornaliero e una mezza dozzina di uova. È imprescindibile che i genitori, gli educatori, le imprese e la società intera, tutti insieme ci dichiariamo in emergenza e traiamo forza e risorse dove apparentemente non ci sono e diciamo al governo che la scuola è nostra e che produrremo una grande sinergia scolastica dei diversi fattori che, insieme, possono rimetterla in piedi”.

Stiamo parlando di milioni di bambini e quindi milioni di genitori e di centinaia di migliaia di educatori. “Facciamo nostra la scuola quest’anno, o non ci sarà nessuna scuola” è l’appello che Ugalde lancia prefigurando un nuovo governo per il Venezuela e una rinata con corresponsabilità civile.


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