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Allarme “parental burnout”: il parere della psicoterapeuta

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I genitori di oggi sono esposti sempre più a diverse pressioni legate al sistema di vita odierno che li vuole sempre all’altezza delle situazioni e costantemente attivi e performanti. Oltre alle problematiche legate al lavoro bisogna fare i conti con le aspettative che caratterizzano questo ruolo complesso.

Numerosi sono i casi di “parental burnout” in aumento, sindrome caratterizzata da ansia, depressione e stress emotivo.

Lo stress che sta dilagando per motivi economici e sociali provoca nelle persone un altissimo livello di sovraffaticamento. Il cervello in una situazione di continuo allarme e continuo stimolo verso cosa c’è da fare il momento dopo perde il contatto con il qui ed ora. È anche per questo che si pensa di avere lasciato un bambino a scuola seppure non lo si fa e non si ha la percezione di non averlo fatto: avendo anticipato un’azione futura nella nostra mente registriamo quell’evento come accaduto. Per noi quindi è realmente avvenuto”.

Così Paola Vinciguerra psicoterapeuta, presidente Eurodap-Associazione europea disturbi attacchi di panico e direttore scientifico del centro Bioequilibrium, commenta quanto accaduto a Catania, dove un papà ha dimenticato il figlio di due anni nell’auto nel parcheggio della facoltà di Ingegneria, ricordandosene quando ormai era troppo tardi. 

Sembra un caso evidente di parental burnout questo spiacevole fatto di cronaca. “Lo stress – osserva ancora la psicoterapeuta – è una condizione che, se non viene accompagnata da momenti di defaticamento, produce un’alterazione chimica in tutto il nostro corpo, determinando depressione ansia e anche malattie fisiche. E questo caso, purtroppo, non è il primo del genere”. 

Il parental burnout nei casi estremi provoca un distacco nei confronti del proprio figlio e una percezione ovattata della realtà circostante. Il soggetto risulta confuso e destabilizzato tanto da non essere capace di ricordare con lucidità ciò che avviene comprese le proprie azioni compiute.

“Due anni fa – ricorda Vinciguerra – un papà ha lasciato il figlio in macchina dimenticando di accompagnarlo all’asilo perché in quel momento il suo cervello era spostato sulla riunione che doveva affrontare in ufficio. La sensazione di avere fatto automaticamente l’azione gli ha dato la percezione di averla fatta realmente. Questo è quello che può accadere in una falsa percezione di azioni compiute perché preventivate, poi il cervello si sposta su quella da compiere immediatamente dopo”. 

Mariangela Cutrone


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