fbpx

Migranti, assegnato ai corridoi umanitari il ‘Nobel’ dell’Unhcr

Diritti del Cittadini

 
Evidenziato anche l’impegno del ministero con i “corridoi”, e l’Unhcr, per trasferire in Italia migranti e rifugiati: “La Farnesina c’è”

ROMA – È andato ai “corridoi umanitari” il Premio Nansen 2019, con cui ogni anno l’Alto commissariato Onu per i rifugiati premia singoli individui o realtà associative che si distinguono per il sostegno prestato ai rifugiati nel mondo.

Dietro ai “corridoi”, che hanno permesso di portare oltre 2.600 persone in Italia in legalità e sicurezza, ci sono Comunità di Sant’Egidio, Tavola Valdese e Federazione delle Chiese evangeliche italiane, in collaborazione con le istituzioni italiane, la Cei e Caritas italiana.

Il “Premio Nobel per i rifugiati”, ha dichiarato la portavoce di Unhcr in Italia Carlotta Sami, nel corso di una conferenza stampa, va a una “esperienza straordinaria nata dopo il tragico naufragio del 2013”, in cui persero la vita nel Mediterraneo 368 persone che cercavano di raggiungere l’Europa.

Dopo quell’evento, ha proseguito Sami, “le associazioni hanno deciso di fare qualcosa di concreto per i rifugiati che fuggono da condizioni terribili”. Perché spesso, ha ricordato la portavoce, “per salvarsi dalle condizioni in cui vivono, queste persone sono costrette a esperienze ancora più pericolose”, come coloro che fuggendo dalla guerra, dalle persecuzioni o dalla detenzione forzata in Libia, accettano di salire su imbarcazioni precarie o di attraversare interi continenti a piedi.

“Questo premio – ha detto Luigi Maria Vignali, del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale – è importante perché da un lato, riconosce chi si impegna per aiutare queste persone vulnerabili; dall’altro, è fondamentale per cambiare la narrativa sugli stranieri”.

Perché in questo periodo, ha sottolineato Vignali, anche parole semplici come ‘buono’ sembrano aver acquisito una valenza negativa: “Pensiamo al termine ‘buonista’”. Invece è giusto “raccontare storie buone”. Il dirigente ha quindi evidenziato l’impegno del ministero con i “corridoi”, e l’Unhcr, per trasferire in Italia migranti e rifugiati: “La Farnesina c’è”.

Un impegno ribadito anche da Michele Di Bari, del ministero dell’Interno, come la Farnesina firmatario del protocollo per acconsentire i “corridoi”. “Il tema della migrazione richiede risposte multiple, e questo premio che esalta la collaborazione tra privato e pubblico, legalità e umanità, è cio che noi, come istituzioni, siamo chiamati ad esprimere” ha detto Di Bari, secondo il quale gli Interni in questi anni “hanno voluto fortemente attività di questo tipo” e le “scelte sinergiche sono la risposta giusta”.

Il primo “corridoio”, attivato nel dicembre 2015 in risposta al sempre crescente numero di morti in mare, ha visto il trasferimento di 1.035 rifugiati, soprattutto di origine siriana dal Libano. Il secondo, attivato nel gennaio 2017, ha consentito il trasferimento dall’Etiopia di 498 rifugiati provenienti prevalentemente da Eritrea e Somalia. Infine il terzo, attivato nel novembre 2017, ha permesso di trasferire altri 595 rifugiati siriani dal Libano. Inoltre, nel maggio 2019 è stato firmato un quarto protocollo di intesa che prevede il trasferimento di altri 600 rifugiati da Giordania,

SAMI (UNHCR): CORRIDOI MODELLO, SERVONO CANALI SICURI

Assegnare il Premio Nansen 2019 ai Corridoi umanitari “è un messaggio importante all’Italia e all’Unione europea, riguardo la capacità che la società civile, in maniera ecumenica, ha nell’aprire vie sicure per i rifugiati, costretti a lasciare i propri Paesi, e a metterli in salvo da vie molto più pericolose che spesso queste persone sono costrette a intraprendere”. Così alla ‘Dire’ Carlotta Sami, portavoce dell’Alto commissariato delle nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), che ha deciso di conferire il riconoscimento all’iniziativa italiana.

Avviati nel 2015 da Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Tavola Valdese, Comunità di Sant’Egidio, Cei e Caritas, che hanno quindi firmato un protocollo operativo con i ministeri degli Esteri e dell’Interno, i Corridoi hanno permesso di portare 2.600 migranti e rifugiati in Italia di origine siriana, eritrea e somala.

Il riconoscimento, istituito nel 1954 per lodare coloro che danno risposte efficaci in tema di rifugiati nel mondo, è stato annunciato stamani a Roma. Sami ha spiegato così il motivo della scelta: “I corridoi hanno la capacità di combinare il fatto di salvare le persone e portarle in comunità preparate ad accogliere, e lo fanno in un modo costruttivo, restituendo dignità e dando un senso concreto alla parola ‘diritti’”.

Una iniziativa “resa possibile anche dalla cooperazione con le istituzioni italiane”, sottolinea la portavoce, sebbene a finanziarla siano stati gli enti promotori. Ma per Sami è importante che “i governi amplino le risorse: servono più canali sicuri”.

Ancora la portavoce: “In una situazione globale in cui i rifugiati e gli sfollati sono più di 70 milioni, e vivono soprattutto nei Paesi più poveri, occorre

TROTTA (VALDESI): ATTUARE NORME UE DIRITTO PROTEZIONE

“La novità portata dai Corridoi umanitari è stata quella di credere che norme in vigore nei regolamenti dell’Unione europea potessero trovare attuazione, in particolare quelle che prevedono che persone titolari del diritto di protezione possano presentare la richiesta di ingresso in Europa tramite le autorità consolari dei Paesi in cui si trovano. Così viene evitato loro di affrontare viaggi spesso molto pericolosi”. Così alla ‘Dire’ Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese, una delle tre realtà che nel 2015 hanno dato vita ai Corridoi umanitari con la Federazione delle Chiese evangeliche (Fcei) e della Comunità di Sant’Egidio.

L’aver attuato i trasferimenti di rifugiati e migranti nel quadro di norme europee esistenti, per il rappresentante della Chiesa valdese è “la grande novità” suggerita dai corridoi.

“I corridoi sono iniziati in Italia ma sono diventati una pratica replicata anche altrove: noi speravamo in effetti che ci copiassero” conclude la moderatora della Tavola valdese, ricordando che tale esperienza oggi coinvolge anche Francia, Belgio e Repubblica di Andorra, e presto potrebbe riguardare anche la Germania.

Per Claudio Cottatellucci, della Comunità di Sant’Egidio, i Corridoi sono importanti perché “hanno rivelato un’Italia che ha voglia di accogliere nonostante la forte campagna di xenofobia degli ultimi anni”.

Infine, Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), durante l’incontro romano “dedica questo Premio a tutti coloro che vivono amcora in condizioni di pericolo, come i tanti rinchiusi nei lager libici”.

“Chi è costretto a prendere la via del mare deve essere salvato” ha aggiunto Negro, esprimendo il sostegno di Fcei alle organizzazioni non governative “che salvano vite”.

Per questo, ha sottolineato il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche, “con Open Arms e Sea Watch noi di Fcei abbiamo lanciato la campagna ‘La giusta rotta’, nel pieno spirito del detto ebraico ‘chi salva una vita, salva il mondo intero’”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE