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Il mondo femminista odierno raccontato da Joanne Bonny

Oltre Tevere

Emma Fontana è una giornalista ambiziosa che spera di ottenere la fatidica promozione che la renderà una reporter. Inaspettatamente si vedrà disintegrare il suo sogno. Il suo direttore sceglierà per questo ruolo di prestigio un collega maschio. Emma è scartata per il fatto di essere “donna”. Questa sconfitta la spronerà a licenziarsi e a rivoluzionare la sua carriera professionale fondando una rivista femminista dal nome “Revolution”.

Grazie a questa idea creativa Emma darà voce a tutte le donne vittime di questa società maschilista. Per gioco i suoi amici e colleghi Alessio e Giorgia la iscriveranno alla selezione per un reality dal titolo “Chi vuol sposare un milionario” che va contro i principi e gli ideali femministi di Emma. Emma si troverà catapultata in questa nuova esperienza che affronterà con l’ironia e la perseveranza che la contraddistinguono.

E’ questa la trama della commedia romantica “Ho sposato un maschilista” della scrittrice milanese Joanne Bonny edito da Newton Compton Editori. In questo romanzo emerge il mondo femminile odierno caratterizzato da frivolezze, falsità e competizione frivola. Ne sono la testimonianza le concorrenti che partecipano al reality nel quale la protagonista viene coinvolta.

Questa commedia fa riflettere sulla mancata solidarietà e complicità tra donne. Emerge una competizione basata su frivolezze e invidie che da tempo accompagnano il genere femminile. Una commedia ironica quella di Joanne Bonny che si legge tutta d’un fiato appassionando il lettore capitolo dopo capitolo. È una lettura piacevole che vi farà ridere e al tempo stesso riflettere sul ruolo sociale della donna, sull’amore ai tempi di oggi. Emma diventa un’eroina che ha tanto da insegnare alle donne e nella quale è facile identificarsi perché vera.

In questa intervista esclusiva l’autrice Joanne Bonny ci rivela com’è nata l’idea di scrivere “Ho sposato un maschilista” (Newton Compton Editori) e rivela le sue considerazioni sul mondo femminile nella società odierna.

 

Com’è l’idea di scrivere questa commedia romantica?

Mi piaceva l’idea di affrontare il tema del femminismo all’interno di una commedia romantica, perché proprio nel genere romance spesso i valori femministi vengono calpestati tramite l’esaltazione di una mascolinità tossica e la presentazione di personaggi femminili deboli e stereotipati. La storia del reality show maschilista è nata di conseguenza: quale contesto migliore nel quale inserire una femminista tutta d’un pezzo e gustarsi lo scompiglio che inevitabilmente ne sarebbe conseguito?

Quanto di Joanne Bonny è possibile rintracciare nel personaggio di Emma Fontana?

Con Emma condivido senz’altro l’indignazione e l’insofferenza per le ingiustizie sociali di cui le donne sono tutt’oggi vittime. A differenza dei miei, però, i suoi principi sono davvero estremizzati: per Emma ogni mezzo è valido per raggiungere il suo fine e questo la porterà a giocare sporco proprio come le altre concorrenti del reality. Sicuramente mi rivedo di più nell’Emma dell’ultimo capitolo che in quella dell’inizio del romanzo.

Le partecipanti al reality “Chi vuol sposare un milionario” credono ancora al principe azzurro, credenza che ha creato tanti problemi a molte donne. Lei ha mai creduto nel principe azzurro?

Il principe azzurro non esiste, perché non esistono uomini perfetti. E neanche donne perfette. Per fortuna, aggiungerei, perché condividere un lieto fine perfetto con un uomo senza difetti dev’essere talmente noioso!

Dalle partecipanti del reality “Chi vuol sposare un milionario” emerge l’incapacità delle donne rispetto agli uomini di fare squadra. Secondo lei da cosa deriva questa incapacità e come abbatterla?

Questo è uno dei punti che mi cruccia di più: se le donne fossero capaci di fare squadra come gli uomini, governerebbero il mondo da un pezzo, poco ma sicuro. Invece ci sono donne che inspiegabilmente preferiscono remare contro il loro stesso interesse, o che sono disposte a giustificare il marito fedifrago per riversare tutto il loro odio contro l’amante sconosciuta, perché spesso le altre donne non sono viste come persone, ma semplici rivali. Forse se capissimo che ci troviamo tutte sulla stessa barca, potremmo smettere di litigare tra noi e iniziare a remare insieme.

“Ho sposato un maschilista” parla d’amore. Lei ha mai creduto nell’amore romantico. Esiste ancora in questa società basata sull’apparenza, il materialismo e l’individualismo?

Oggi puntare il dito contro la società è un’ottima scusa per giustificare quello che non vogliamo o non possiamo ottenere. Ma la società è formata da individui, quindi anche da noi, e credo che chiunque, o quasi, aspiri all’ideale dell’amore romantico. Purtroppo le aspirazioni non coincidono sempre con le azioni. L’amore romantico va coltivato e richiede sacrifici, un impegno che non tutti sono disposti ad affrontare, vuoi per pigrizia, vuoi per altri interessi. Insomma, nessuno ci impedisce di vivere un amore romantico, dipende tutto dalla nostra forza di volontà.

Emma Fontana subisce un’ingiustizia quando le viene negata una promozione solo per il fatto di essere donna. Come le donne dovrebbero lottare per affermare il proprio ruolo sociale e lavorativo nella società odierna?

Il primo passo da fare, per chi si trovasse in una situazione analoga a quella di Emma, è non chinare la testa, ma far sentire la propria voce, protestare e far valere i propri diritti. Viviamo in anni in cui il tema della disparità sul lavoro tra uomo e donna per fortuna è molto sentito, ma c’è ancora tantissimo da fare, soprattutto per quanto riguarda i salari.

È vero che nella nostra società l’immagine è molto importante, ma questo vale anche per le aziende, la cui reputazione oggigiorno dipende anche da quali politiche attua nei riguardi delle proprie dipendenti. Purtroppo non sono situazioni che si ribaltano da un giorno all’altro, l’evoluzione della società si costruisce mattone dopo mattone, protesta dopo protesta.

Emma riesce a cavarsela durante la partecipazione al reality che contro i suoi principi e ideali di femminista con la sua ironia. Quanto è importante per lei la capacità di non prendersi troppo sul serio nella vita quotidiana?

L’autoironia è una straordinaria arma di sopravvivenza, ma in generale riuscire a trovare il lato comico in ogni situazione aiuta a ristabilire l’ordine giusto alle cose. A volte un evento che sul momento ci appare catastrofico, come un disastroso colloquio di lavoro, col tempo può trasformarsi in un aneddoto del quale ridere insieme agli amici. D’altro canto la vita è talmente imprevedibile che spesso è impossibile prenderla sul serio.

Si stima che i romanzi rosa e i romanzi d’amore siano quelli più letti al giorno d’oggi. Come si spiega questa tendenza?

La lettura è donna: la percentuale di donne lettrici è decisamente maggiore rispetto a quella degli uomini, questo è un dato di fatto. E le donne sono più inclini degli uomini a fantasticare sulle relazioni sentimentali, da qui il grande successo dei romanzi d’amore.

Perché il lettore de IlCorriereNazionale.net dovrebbe leggere “Ho sposato un maschilista”?

Lo consiglio prima di tutto a chi ha bisogno di staccare la spina e divertirsi, perché è a questo che serve in primis la letteratura d’intrattenimento. Credo sia il romance ideale per chi non cerca la solita protagonista debole e pronta a cadere ai piedi dell’uomo di turno, ma preferisce identificarsi in una donna più moderna, ricca di difetti ma proprio per questo vera, come la mia Emma.

Progetti futuri…

Uscirà la mia seconda commedia romantica per Newton Compton, ma al momento non posso rivelare nulla su data e trama!

Mariangela Cutrone


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