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Fra Matteo contro Matteo vince… Bruno

L’unico “vincitore” di ieri sera è Bruno Vespa che ha riportato in tv il confronto tra due leader politici

Politica

Nella tarda serata di lunedì scorso, se pur registrato precedentemente per dar modo ai giornali di scriverne prima di andare in stampa, è andato in onda il confronto diretto tra i due Matteo, protagonisti del racconto politico dei mesi scorsi e, c’è da scommettere, di quelli che verranno: Renzi contro Salvini.

Ammetto che non ho resistito alla curiosità di rivedere, dopo tempo immemore, un confronto reale, in diretta, o quasi, tra due “animali politici”. È stato lo stesso Vespa a ricordare che l’ultimo confronto del genere andato in onda risale al Berlusconi contro Prodi. Correva l’anno 2006: una vita fa, soprattutto in politica, dove il tempo corre e ciò che sembrava novità, fino a pochi mesi prima, rischia di essere percepito ben presto come passato, a volte anche remoto.

A livello di contenuti nessuno dei due ha particolarmente impressionato.

Renzi ha dato l’impressione di essere abbastanza solido, sul pezzo diremmo di un giornalista, come sempre molto preparato su dati e numeri. Salvini, al contrario, pur non essendo particolarmente efficace a livello di proposte, ha seguito il canovaccio che si era probabilmente preparato: insistere sui tre, quattro temi dove il suo consenso è forte: gestione dei flussi migratori, pensioni, Flat Tax.

Il livello del confronto è spesso sceso sotto la normale soglia di tollerabilità ed entrambi i competitor si sono sottratti ad alcune delle domande più scomode. Tra le altre: a fronte delle frequenti sottolineature di Renzi sui risultati del suo governo e sui fallimenti di Salvini, il segretario leghista ha chiesto, senza averne risposta, come mai lui, pur razzista, cattivo, e incompetente fosse al 30% e Renzi, invece, appena al 4, 5. Similmente Salvini nulla ha saputo opporre, oltre ad un timido balbettio inconcludente, sull’uso dei 49.000.000€ o sui colloqui intercorsi tra funzionari russi e Gianluca Savoini, dal quale, solo da poco, Salvini sembra aver preso le distanze.

Venendo a ciò che, invece, accomuna i due bisogna notare che, in più di qualche tratto, sono molto più simili di quanto essi stessi non vogliano ammettere. Entrambi condannano nettamente l’esperienza amministrativa di Virginia Raggi quale sindaco di Roma; entrambi hanno negato, senza troppa convinzione, di voler «far le scarpe a Conte», e tanto in risposta ad esplicita domanda di Vespa; entrambi avevano, e hanno, una duplice necessità: promuovere le manifestazioni che li vedranno impegnati nel weekend: Salvini a Roma, in piazza San Giovanni assieme ad un centrodestra che prova a presentarsi unito, contro la Raggi e contro il governo, Renzi impegnato con la Leopolda 10, la prima da quando ha lanciato Italia Viva. Entrambi vivono la preoccupazione di non perdere presenza mediatica. L’aspetto che più li accomuna, però, è una narrazione troppo concentrata sul passato. Renzi non ha ancora metabolizzato del tutto la sconfitta del referendum del 2016, Salvini ha fame di recuperare quel potere che aveva fino a pochi mesi fa. Renzi era il “rottamatore”, colui il quale incarnava la speranza di rivincita (e di rinnovo della classe dirigente) del centrosinistra post Veltroni, mentre Salvini era il giovane rampante, colui nel quale si sperava per rilanciare una Lega terza forza nel centrodestra a trazione Forza Italia. Entrambi quarantenni sembrano aver perso lo smalto che li contraddistingueva e, pur restando, indubitabilmente, gli unici leader, se così possiamo definirli, attualmente presenti sulla scena politica, devono cambiare marcia e recuperare la forza che li ha portati ad essere percepiti come novità da una larga fetta di Paese. Altrimenti, l’impressione è che diventeranno dei maestri, più di quanto già non siano, nel conservare potere ed influenza politica, senza, però, mai incidere realmente sulle sorti dell’Italia.

Il vincitore dello “scontro”, per concludere, ci sembra solo uno: Bruno Vespa. Pur nello scetticismo generale ha saputo riportare in tv un confronto politico tra due personaggi di spicco e, pur con tutti i limiti del caso, è stato un ottimo servizio offerto al pubblico che, slogan a parte, ha potuto apprezzare. A conferma del successo della scelta parlano i numeri: 3.808.000 spettatori, pari al 25,4% di share che, se si considera l’orario della trasmissione, è una cifra ragguardevole. Anche su Twitter, social particolarmente amato da entrambi i Matteo, c’è stato un ottimo riscontro. I ben 57.000 tweet con l’hashtag #portaaporta confermano come, probabilmente, ci sia tanta voglia di confronti, anche in futuro, anziché sempre e solo monologhi.

Ora non ci resta che osservare attentamente da venerdi a domenica la Leopolda 10 a Firenze e sabato l manifestazione a San Giovanni in Roma della Lega con Fratelli d’Italia e Forza Italia, sarà un primo test significativo dello stato di salute del loro rispettivo elettorato.

Vito Longo


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