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Il cielo di Arcore è ormai opaco  

Interviste & Opinioni

SPIGOLATURE 

di Renzo Balmelli 

ANAGRAFE. Quando si evocano i grandi vecchi della politica, di solito l’immagine che appare sullo sfondo è quella di un personaggio che ha raggiunto l’età della saggezza. Non sempre tuttavia l’equazione funziona. All’opposto di tante altre personalità che hanno messo la loro esperienza al servizio del Paese, in Italia Silvio Berlusconi, che ama atteggiarsi a padre della Patria per benemerenze che la storia non gli ha riconosciuto, continua a inseguire un ruolo di prima donna. Sotto il cielo ormai opaco di Arcore, l’ex premier pur di ritagliarsi anche adesso un posticino a tavola non ha esitato a mettersi in combutta con la destra-destra – proprio lui che si autodefinisce liberale – per mandare a casa il governo delle “tasse e delle manette”. Ohibò. A quanto pare l’anagrafe non sempre aiuta a essere saggi. 

MORALE. Per misurare il livello morale della destra, bastava leggere i commenti sull’assegnazione del premio Nobel per la pace. Anziché sottolineare l’importanza del riconoscimento attribuito al premier dell’Etiopia, Abiy Ahmed, la maggior parte dei social e degli editoriali esultavano con titoli cubitali per la mancata attribuzione del riconoscimento a Greta Thunberg. Qualcuno ha scritto addirittura a tale proposito che c’è un giudice in Norvegia, parafrasi di pessimo gusto del famoso “c’è un giudice a Berlino”. Che in certi ambienti l’attivista svedese sia vista come la peste non è una novità. Il livore ha però dato ai lettori un quadro deforme dell’evento, come se il vincitore quasi non esistesse. 

IPOCRISIA. Basta guardare le immagini che provengono dal Kurdistan siriano per capire quali disastri può provocare la follia dell’uomo nel grande teatro dell’assurdo. Le donne nella loro lunga veste nera che cercano scampo dai proiettili, i bimbi con lo sguardo gelato dall’orrore, sono scene che hanno il lugubre rintocco delle campane a martello. Col vangelo secondo Donald ed Erdogan, maestri insuperabili dell’ipocrisia elevata a ragion di stato, per queste popolazioni colpite a tradimento si spalanca soltanto la porta dell’inferno. E il mondo sta a guardare. Condanna senza condannare, minaccia embargos e sanzioni vaghe e impalpabili, mentre il leader turco giocando d’astuzia non recede davanti a nulla per realizzare l’agognata soluzione finale” della questione curda”. 

COLLASSO. Verrebbe da dire: Europa se ci sei batti un colpo! Anche ai più convinti europeisti non sono sfuggite le titubanze, le esitazioni e la mancanza di risolutezza di cui ha dato prova l’UE mentre in aula si dibatteva sulle misure da adottare per fermare la violenza nella Siria settentrionale. Per carità, non che si chiedesse l’invio di un esercito. Una tale ipotesi non rientra nel manifesto della Comunità nata per debellare tutte le guerre. Ma una maggiore compattezza per condannare senza mezzi termini l’operato di Ankara avrebbe rincuorato tutti coloro che sono sempre innamorati della libertà e dei diritti umani. Proprio come lo era la giovane curda Hevrin Khalaf che è stata violentata e assassinata dai terroristi per essere stata la coraggiosa e instancabile paladina di questi diritti in un una regione senza via d’uscita e sull’orlo del collasso. 

STATISTI. Sigmund Freud si chiedeva spesso che cosa passa nella mente di un uomo e quali sono i motivi scatenanti di determinati comportamenti. Se il padre della psicanalisi fosse ancora in vita, probabilmente si porrebbe la stessa domanda in merito a certe affermazioni di Donald Trump. L’ultima della serie è stata l’uscita del tutto sfasata con la quale ha cercato di giustificare la decisione di abbandonare i curdi al loro destino sostenendo che in Normandia non c’erano ad aiutare gli americani durante la guerra. Parole surreali da mettersi le mani nei capelli e alle quali il Presidente ha cercato di porre rimedio assicurando che vigilerà in modo che Erdogan segua le regole. Già, ma quali regole? Quando si dice Grandi Statisti! 

PASSATO. “È una vergogna per la Germania. La Repubblica Federale ha fatto un giuramento a tutto il mondo: mai più”. Colpisce con l’effetto di una lama tagliente il durissimo giudizio pronunciato dal Ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, dopo l’attacco antisemita contro la sinagoga di Halle che solo per miracolo non si è trasformato in una strage. Con queste parole l’esponente governativo riassume tutto lo sconcerto e l’imbarazzo che si è impadronito del Paese quando è apparsa chiara la matrice neo-nazista del grave episodio. Osservatori e analisti si chiedono se la Germania antisemita non stia rialzando la testa e non stia preparandosi a colpire ancora nel clima di crescente intolleranza verso gli stranieri e gli immigrati, obbiettivo prediletto dell’estrema destra. Troppo spesso il fenomeno è stato sottovalutato e ora si invocano provvedimenti adeguati per evitare che si riaprano le ferite del passato. 

MALCONTENTO. Sarà un tema che terrà banco molto a lungo il verdetto di condanna contro i leader catalani che avevano promosso il referendum per chiedere l’indipendenza da Madrid. Oltre che a riaccendere il malcontento dei separatisti, anticamera di prevedibili manifestazioni, la sentenza riapre il dibattito sulla legittimità o meno delle cosiddette piccole patrie nella nuova Europa sulla quale spira il vento sovranista. Dibattito che rischia di alzare ancora il livello dello scontro in prossimità delle elezioni anticipate di novembre in cui è in giuoco l’esistenza del governo socialista chiamato a gestire il lungo e difficile processo di riconciliazione nazionale. A sentire gli esperti le condanne sono state formulate in modo da non essere punitive, ma esemplari, al fine di tenere aperto il dialogo. Se ciò basterà per evitare il peggio, dipenderà dalla ragionevolezza dei vari attori. 

UTOPIA. Su un lontano pianeta Isaac Asimov aveva ambientato il racconto di un bimbo che si diverte un mondo con il suo fido cane-robot. Quando lo scrittore tenta di sostituire l’animale meccanico con uno in carne ed ossa l’esperimento non riuscirà. Nell’ottica del ragazzo tra i due cani non c’è differenza. Anche il robot Sophia presentato in questi giorni a Lugano è parso ai visitatori molto più che un oggetto, ma piuttosto come un androide che sa cambiare espressione e interagire con le persone. Al suo apparire la creatura artificiale, messa a punto a Hong Kong, si è comportata come una vera diva con quel suo sguardo invitante, ma anche inquietante. Diversamente dal replicante di Blade Runner in lacrime per la fine del suo mondo, questa figurina femminile mossa da fili e telecamere sembrava invece l’ambasciatrice una futura società ibrida, condivisa da umani e robot. Ma forse è soltanto un’utopia della fantascienza.


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