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Il giallo Montesi raccontato da Francesco Grignetti

Oltre Tevere

Il cold case di Wilma Montesi appartiene a quei delitti celebri che hanno caratterizzato l’Italia degli anni Cinquanta e ha ispirato non pochi scrittori, tra questi Francesco Grignetti con il libro “Il caso Montesi. Sesso, potere e morte nell’Italia degli anni ‘50”.

L’autore rivela un fatto di cronaca nera che ha segnato profondamente la storia italiana e ha solleticato l’immaginario collettivo come non mai. Grignetti, abile reporter, realizza un’inchiesta dalla struttura complessa, caratterizzata da uno stile narrativo incalzante che svela nelle pieghe più profonde un delitto senza colpevole, una scomparsa senza effettiva giustizia. Un’opera quella di Grignetti che seppur un saggio sulla società del tempo, in realtà è in grado di mantenere il lettore incollato alla narrazione come se fosse un “noir”.

Cosa è successo a Wilma Montesi nel lontano 9 aprile del 1953? Tante e differenti voci di folla portarono alle più fantasiose ricostruzioni sia sulla vita della giovane donna , sia sulla dinamica della sua morte. Per qualcuno, invece, solo un caso scomodo e quindi da chiudere in tutta fretta. Il mistero che aleggiava su questa macabra vicenda aveva stuzzicato, ormai, l’immaginazione e la morbosa curiosità dell’opinione pubblica che certamente non si accontentò della prima e affrettata conclusione a cui era giunta la Procura, morte per disgrazia, sicuramente, però, acquietava gli animi degli interessati: famiglia e inquirenti.

Wilma Montesi è una giovane romana, di ventun’ anni, discretamente bella, che nel pomeriggio del 9 aprile del 1953 esce da casa, in cui vive con la sua famiglia, e scompare. A ritrovare il corpo senza vita della ragazza è un operaio, Fortunato Bettini, la mattina della vigilia di Pasqua, 11 aprile, sul litorale di Torvaianica. Il cadavere benché sia stato rinvenuto a testa in giù in acqua non presenta, dopo diverse ore, segni di decomposizione, la giovane dà l’idea di essere addormentata. Sul corpo di Wilma nessun segno di violenza fisica nonostante sia stata trovata con la sottoveste e le mutandine, e una giacchetta abbottonata soltanto con il primo bottone, a coprire le spalle. Niente gonna e reggicalze. Gli inquirenti liquidarono il caso come morte per disgrazia, ma diverse cose non quadravano, molte domande senza risposta plausibile e così una costellazione di retroscena scabrosi iniziarono ad aleggiare sulla vita e la morte della giovane. Qualcuno ha pensato a questo giallo come la rappresentazione di una guerra segreta e di matrice politica tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, forse, allora, non è un caso che nell’inchiesta finirono Piero Piccioni, figlio del potente Attilio Piccioni, ministro degli Esteri democristiano, del governo di Alcide De Gasperi, con un gran futuro davanti a sé, e il marchese Ugo Campagna. I due, arrestati e processati con l’accusa di aver organizzato festini a base di droga e sesso, furono poi assolti. In una delle inverosimili ricostruzioni Wilma Montesi sarebbe morta durante uno di questi party e Piccione l’avrebbe poi abbandonata sulla spiaggia di Torvaianica. Possibile che Wilma dal corpo immacolato come l’autopsia accertò potesse partecipare ai festini a luci rosse? Era innamorata, stava per sposarsi, tanti progetti per il futuro, e questo fa escludere il suicidio, come alcuni all’epoca del fatto, ipotizzarono. Una disgrazia in pochi centimetri di acqua? Il corpo con le gambe distese e allineate, un braccio piegato sotto il mento e l’altro allungato lungo un fianco, come se dormisse, sicuramente lo sciabordio del mare avrebbe scomposto il cadavere, non sistemato in quel modo, oppure le mani di qualcuno spinte dal rimorso hanno disposto Wilma in quella posizione? Il giallo di Torvaianica presenta tanti punti oscuri, indagini iniziali superficiali, molti personaggi in vista e contrastanti tra di loro, una morte infarcita da troppi contorni che probabilmente nulla hanno a che fare con la verità. La cosa certa di questa tragedia è che la scomparsa di Wilma Montesi era ed è un mistero.

F.Moretti

 


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