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Jacques Tati non vide mai la sua opera originale a colori: “Giorno di festa” (1949)

Cinema

Storia di come Jacques Tati non vide mai la sua opera prima nella veste originale a colori: “Giorno di festa” (1949)

Autore francese dotato di rara e acuta visione sociale, Jacques Tati, con il personaggio iconico di Monsieur Hulot ha innovato i canoni della “slapstick comedy”. Pellicole come “Le vacanze di Monsieur Hulot” (1953), “Mio zio” (1958) e “Tempo di divertimento” (1967) sono pietre miliari dei massimi esponenti della “settima arte”.

La vicenda che mi appresto a narrare ha radici nel lontano 1949, quando Jacques Tati era intento a girare il suo primo lungometraggio “Giorno di festa”. Dotato di scarso budget e per ottenere fondi per girare la sua opera prima, Tati strinse un accordo con la Thomson, società specializzata nella produzione di materiale elettrico e audiovisivo, francese, che si impegnò a finanziare il film a patto che venisse girato mediante il processo di colorazione cinematografica Thomsoncolor (inventato nel 1946). Il processo di marca francese utilizzava un sistema di sintesi additiva dei tre colori primari.

Il regista decise però di girare l’opera con due cineprese che riprendevano simultaneamente e parallelamente le scene con l’eccezione che una di queste due camere non montava il dispositivo Thomson ma girava in B/N (bianco e nero) classico e più diffuso.

L’intuizione di Tati si rivelò profetica poiché alla fine delle riprese i montatori realizzarono l’impossibilità di trattare i negativi thomsoncolor perché in Francia non erano ancora state inventate le tecniche per lo sviluppo e la distribuzione di pellicole che supportassero questo processo di colorazione sperimentale. Una vicenda surreale ma che segnò inevitabilmente il destino del primo, vero, banco di prova del regista.

Il film uscì nelle sale francesi nel 1949 e fu distribuito in bianco e nero, ottenendo un modesto riscontro da parte del pubblico francese attratto soprattutto dagli sketch comici, concentrati all’interno dell’opera, che avevano reso famoso lo stesso Tati in patria.

I negativi a colori, thomsoncolor, vennero conservati senza essere mai trattati sino al 1995 quando “Giorno di festa” ebbe una nuova distribuzione con i colori originali del 1949; purtroppo Jacques Tati ci aveva lasciato 13 anni prima.

Tuttavia nel trentennio successivo al lancio della pellicola, Tati, scommesse un’ultima volta sulla possibilità di recuperarne i colori, questione quella del colore, tormentata, sintomo di una società convulsa che definitivamente stava sorgendo e perciò elemento cardine della composizione visiva. Così nel 1961 fece sì che i negativi N/B del film fossero colorati con un sistema artigianale che ne sottolineava alcuni oggetti di scena.

Francesco Saverio Vernice


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