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L’Oro del Timavo

Friuli Venezia Giulia

Di Adriana Ostuni

L’opera artistico-letteraria di Fedele Boffoli, con le illustrazioni di Jasna Merkù, sarà presentata ad Aurisina (Duino – Aurisina, Trieste) l’11 dicembre prossimo.

Il culto dell’acqua come simbolo del divino, come sostanza vitale alle origini dell’universo, ambivalente portatrice di vita e di morte, emblema di rinascita, di purificazione, di trasformazione, ma anche elemento associato ai misteri dell’aldilà, nasce in epoche remote e può essere considerato una pratica devozionale comune a tutte le forme religiose del mondo antico e moderno. In questo suo muoversi tra vita, morte e rinascita, l’acqua è da sempre collegata a tutte le manifestazioni del divino, quindi ricca di mistero e simboli. 

Mistero e simbologia che caratterizzano il Timavo, fiume magico e misterioso su cui si innesta la fiaba “L’oro del Timavo” di Fedele Eugenio Boffoli (https://www.youtube.com/watch?v=fbAM_vNuwks&t=10s), artista barese, triestino d’adozione colto e versatile, da sempre impegnato nel promuovere l’arte quale strumento di condivisione a disposizione dell’umanità. Un’opera artistico-letteraria ispirata alla mitica leggenda degli Argonauti e del Vello d’oro, illustrata, magistralmente, da Jasna Merkù e tradotta in tre lingue (sloveno – Marko Kravos, croato – Sanja Širec, inglese – Adriana Ostuni), con elaborazione grafica di Jakob Jugovic. Secondo la leggenda, infatti, gli Argonauti, guidati da Giasone, aiutati nell’impresa da Medea, giovane e bella figlia del re della Colchide, luogo di provenienza del Vello d’oro, furono di passo al Fiume Timavo, fiume misterioso e sacro dalle tre nazionalità (croata, slovena, italiana), da molti definito “il fiume che non c’è” per via della peculiarità del suo corso.

Il Timavo, infatti, che inizia in un bosco in Croazia, alle propaggini basse del Monte Nevoso, attraversa una lussureggiante vegetazione di faggete e piccole valli e aumenta gradualmente la sua portata per proseguire impetuoso, per circa cinquanta chilometri, fino a inabissarsi, tra versanti rocciosi, nelle fenditure delle Grotte di San Canziano, lungo vie sotterranee che attraversano un refrattario mondo di pietra, oscuro e impenetrabile, nel passato come tuttora. Un corso sotterraneo che prosegue fino alla foce, presso San Giovanni in Tuba (Duino / Aurisina – Trieste), dove, dietro l’omonima chiesa sorta sulle rovine di una basilica paleocristiana del V secolo, possiamo ammirarne le limpide risorgive che, sgorgando dalle rocce, disegnano un ambiente magico e si immettono contestualmente nel mare, trasformandosi, appunto, in foci. Ed è nel contesto suggestivo del Timavo, quasi surreale, tra moti impetuosi, placidi specchi d’acqua, a tratti trasparenti a tratti più corposi, ornati dalle alghe, in un gioco variegato di riverberi e colori (dal turchese, al verde smeraldo, al giallo, all’azzurro: tonalità cangianti nel corso della giornata e delle stagioni), che prende vita la fiaba di Boffoli (illustrata dalla Merkù), in luogo delle sue frequentazioni sul posto. Boffoli, partendo dalla leggenda di Giasone e del Vello d’oro, sviluppa una storia dalla trama originale, tesa a offrire una chiave di lettura che eleva l’impresa degli Argonauti a metafora trasformativa della vicenda umana, dalla sua fase di nascita grezza (nigredo) alla sua rinascita (albedo), fino alla maturità realizzativa e spirituale (rubedo).

Gli Argonauti, nella fiaba, interrogano la sacerdotessa, in relazione ai tre oracoli del Timavo (Monte Nevoso – Croazia, San Canziano – Slovenia, San Giovanni in Tuba – Italia), la quale profetizza loro, le tappe universali e alchemiche della vicenda umana, in analogia del fiume Timavo che nasce, muore e risorge… Gli Argonauti ne fanno così tesoro, per dar senso e far sintesi dell’esperienza (fisica, psichica e simbolica), compiuta nell’alternanza di vita-morte-rinascita e nel susseguirsi di vicende alterne che dissolvono, coniugano e congiungono i reciproci (vita-morte, luce-ombra…), essenze solo apparentemente in opposizione tra loro, in quanto facenti parte di un tutt’uno inscindibile. Perché, come profetizza la sacerdotessa: “Non vi è uno senza due, non vi è Sole senza Luna, non vi è alto senza basso, non vi è dentro senza fuori… Per comprendere la virtu’ del Vello dorato, oro di alchimia e filosofale, elisir di vita eterna e quintessenza, immergersi nei tre oracoli si dovrà…”.

I tre oracoli, simboli appunto, di vita, di morte, di rinascita. Una bella fiaba “L’oro del Timavo”, di Fedele Boffoli, dal lessico essenziale, a tratti ermetico, corredata di materiale illustrativo particolarmente evocativo ed elegante, di Jasna Merkù. Un’opera portatrice di un messaggio universale che implica connessione e identificazione tra l’arte e i cicli dell’esperienza umana e che richiede il superamento degli ostacoli, unica via per realizzare quel processo alchemico attraverso i passaggi alterni dell’esistenza (il Due nell’Uno), in relazione ai suoi cicli trasformativi. Un racconto originale, primigenio, che, in sostanza, è la metafora della vita stessa. L’opera sarà presentata al pubblico mercoledì 11 dicembre 2019, alle ore 19, presso l’Associazione Culturale “Igo Gruden” di Aurisina (Duino – Aurisina, Trieste) da Marisa Skerk (sua Presidente), Annalisa D’Errico (Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Duino – Aurisina, Trieste), dagli autori, da Adriana Ostuni (scrittrice e poetessa); nel corso della stessa serata, saranno inaugurate: la mostra delle illustrazioni, di Jasna Merkù, su “L’oro del Timavo” (https://www.youtube.com/watch?v=fbAM_vNuwks&t=10s), e quella personale, di gigantografie fotografiche, “Presenza” (https://www.youtube.com/watch?v=OLwOXGMxcSI), di Fedele Boffoli, dedicata alle magiche Risorgive di San Giovanni in Tuba. 

Per informazioni: 3382246495 – info@fedeleboffoli.it. Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/421544201867181/.

 

 


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