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Ilaria Cucchi: Ritratto di donna

La storia di Ilaria che ha lottato per suo fratello Stefano può essere quella di ciascuno di noi.

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Il 22 Ottobre 2009, Stefano Cucchi, arrestato per spaccio, muore in custodia delle forze dell’ordine. Fin da subito la famiglia, e soprattutto sua sorella Ilaria, ha avuto il sospetto che il ragazzo sia stato assassinato.

Dopo 10 anni, giustizia è fatta. Nella giornata di giovedì 14 novembre 2019 la Corte d’Assise di Roma ha sancito che quello subito da Stefano Cucchi fu omicidio preterintenzionale. I due carabinieri, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, sono stati condannati a 12 anni di reclusione. Salvatore Caporaso, maresciallo superiore dei Carabinieri, si è reso protagonista di un momento molto toccante. Presente in aula, dopo la pronuncia della sentenza, ha fatto il baciamano a Ilaria Cucchi, esprimendole tutta la sua gratitudine e ringraziandola per la lotta che ha condotto, ridando, così, lustro e dignità a “chi porta la divisa, e in particolare quella dell’Arma. Per come la vedo io, ha una responsabilità in più di fronte a tutti”, sono state le dichiarazioni del maresciallo.

Su Stefano Cucchi sono state spese, da quel giorno di 10 anni fa, notevoli energie per raccontare la sua storia, anche attraverso un film, “Sulla mia pelle”, con un magistrale Alessandro Borghi ad interpretare il ragazzo romano. Ma è indubbio che siano state la dignità e la tenacia di questa donna ad aver conquistato tanti di noi. Quella di Stefano è anche la storia di una sorella che ha amato moltissimo suo fratello, al punto da difenderlo anche quando tutto sembrava andasse contro la versione dell’omicidio. Eppure, in nome di quell’amore per il suo Stefano, non si è arresa, ha combattuto e, alla fine, ha vinto lei.

Per ritrovare una storia simile, dobbiamo tornare alla mitologia greca. Benché possano trovarsi dettagli molto simili alla storia di Antigone, ci sembrano più calzanti sia il mito di Alcesti che quello di Penelope. I due racconti narrano le storie di due mogli, rispettivamente di Admeto e di Odisseo, accomunate dalla fedeltà strenua e straordinaria. E, per chi fosse interessato, la storia è stata effettivamente raccontata attraverso due libri: “Vorrei dirti che non eri solo”, Rizzoli, 2010 e “Il coraggio e l’amore”, Rizzoli, 2019, scritto a quattro mani, col suo compagno, l’avvocato Fabio Anselmo, rimastole sempre accanto, fin dalle prime, difficili, fasi della vicenda.

Ci troviamo, però, a constatare come, anziché alzarsi in piedi e ringraziare Ilaria Cucchi, si siano levate anche alcune voci dissonanti. A fare rumore più degli altri è stato, come ormai spesso accade, Matteo Salvini. Il leader del Carroccio non si è scusato per le dichiarazioni improvvide da lui stesso rilasciate qualche tempo fa, ma ha, anzi, rincarato la dose, insistendo nel dire che “la droga fa male”, insinuandoo un legame diretto tra la dipendenza di Stefano Cucchi e le cause della sua morte. A seguito di ciò la sorella sta valutando la querela.

Ancor peggio è riuscito a fare Adriano Palozzi, vicepresidente della regione Lazio che, in un post su Facebook, poi rimosso a causa delle numerosissime voci di biasimo levatesi contro il contenuto del messaggio, ha tacciato Ilaria Cucchi di sfruttare la morte del fratello, definito “tossico”, per farsi pubblicità.

A noi sembra che ciascuno di noi possa solo ringraziare Ilaria Cucchi e farlo col cuore. La storia di Stefano avrebbe potuto essere quella di ciascuno di noi, di un nostro parente, di qualcuno che conosciamo. Però in quanti avremmo avuto il coraggio di sfidare a viso aperto le istituzioni? Quanti avrebbero passato 10 anni della loro vita, sacrificando la propria sfera personale, a volte attirandosi anche critiche pesanti, a combattere per avere giustizia, riuscendo, infine, ad ottenerla?

La storia di Ilaria Cucchi va raccontata e va conosciuta da tutti, perché tutti sappiano che la giustizia, in uno stato civile e democratico, non condanna e non assolve a seconda del vissuto, del colore della pelle o delle amicizie di ciascuno, ma giudica i fatti e le circostanze, cercando di ricostruire la verità. E siamo certi che le sincere parole di gratitudine espresse dal maresciallo Caporaso siano quelle di tutti gli onesti rappresentanti delle forze dell’ordine, probabilmente i più grati ad Ilaria Cucchi per aver restituito dignità e onore agli uomini che portano la divisa.

Nella nostra società ci vorrebbero, certamente, più persone come Ilaria Cucchi e meno come Matteo Salvini e Adriano Palozzi, capaci di strumentalizzare anche una morte tragica….

Vito Longo


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