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Manital ed ex Ilva: due brutte facce della stessa medaglia

Interviste & Opinioni

Giovanni Ierfone

La clausola ISDS che sta saccheggiando l’Italia

Succede anche questo. Un paradosso, ma emblematico della grave situazione recessiva della nostra macroeconomia, che va dall’ex Ilva all’Alitalia, dalla ex Alcoa all’ex Fiat Termini Imerese e via di seguito con una lunga sequenza di ex…

La vicenda vede protagonista l’INPS. L’Ente pensionistico non garantisce e tutela i lavoratori che prestano servizio in una delle sue sedi. Un paradosso, appunto, ma anche un pretesto, che si riverbera sulle ultime vicende economiche di casa nostra.

In sintesi, i dipendenti della Manital, che lavorano presso la sede INPS di Roma Casilino, non ricevono dalla loro casa madre il salario per oltre sei mesi. Una condizione di forte disagio economico che li costringe a continui scioperi, assemblee e proteste. 

A questo punto, l’Amministrazione dell’istituto previdenziale, in deroga agli accordi  previsti dal capitolato d’appalto, retribuisce direttamente i lavoratori, ma solo per un certo periodo di tempo. Dopo di che se ne lava le mani. E se ne disinteressa a tal punto che gli stessi dipendenti INPS si sentono in dovere di solidarizzare con gli ex lavoratori della Manital.

La società è un consorzio di imprese, che eroga servizi di pulizie e manutenzione di impianti elettrici, idrosanitari, di climatizzazione ecc. Nata nel 1993, l’azienda cresce fino a impiegare oltre 5200 addetti in uffici, enti, strutture pubbliche, private ecc. Fino a quando, di recente, non viene assorbita  dalla I.G.I. INVESTIMENTI, un investitore industriale che assume il controllo di aziende in fase di start-up o di aziende in crisi attraverso sub-holding.

La Manital deve ancora pagare stipendi arretrati, tredicesime, quattordicesime, straordinari, contributi…

Dal 1 ottobre il servizio di pulizie della sede INPS Casilino, e di molte altre sedi dì Roma e del Lazio, se lo aggiudica la Dussmann Service.

L’azienda è una multinazionale, che fornisce servizi di sanificazione, ristorazione, sicurezza e servizi tecnici in Italia e in altri 17 Paesi nel modo e impiega oltre 70 mila persone.

Ma la musica non cambia. Al rinnovo del contratto, la maggior parte degli ex lavoratori Manital si ritrova con l’orario di lavoro dimezzato, o comunque notevolmente ridotto e, ça va sans dire, con riduzione del salario, mentre si pretende lo stesso, identico, servizio.

Una condizione lavorativa che l’USB (l’Unione Sindacale di Base) ritiene “non solo impossibile, ma ravvisiamo – scrivono in una nota – uno sfruttamento eccessivo dei lavoratori a discapito dell’igiene e della pulizia degli ambienti nei quali quotidianamente trascorriamo molte ore”. “E’ assolutamente necessario – continuano nel comunicato – che il nostro Istituto (cioè l’INPS stesso, ndr) intervenga, pretendendo, a tutela della salute dei suoi dipendenti, il ripristino del precedente orario di lavoro per tutti i lavoratori dell’impresa  Dussmann”.

Nel frattempo, proprio allo scopo di tutelarsi, sono stati chiesti chiarimenti al Direttore di sede, al datore di lavoro e responsabile per l’igiene e la sicurezza e alla Direzione Metropolitana, responsabile del coordinamento dei dirigenti.

Lo sfruttamento dei lavoratori è sempre inammissibile, ma che queste violazioni siano perpetrate da un Ente pubblico, è sintomatico di un sistema del lavoro degenerato e in stato di precoma.

In realtà, la vicenda INPS-Dussmann offre solo il pretesto per parlare dell’ex Ilva e dell’ISDS (Investor-State Dispute Settlement), il cosiddetto tribunale delle multinazionali. Stiamo parlando di quel contorto meccanismo di composizione delle controversie fra investitori e stati presente in molti accordi sul commercio e sugli investimenti. Concordato che permette alle imprese di un Paese contraente di chiedere danni virtualmente illimitati a un altro stato firmatario se questo – con le sue politiche – si ritenga abbia violato le loro “legittime aspettative” di profitto.

E’ quanto sta succedendo tra lo stato italiano e l’ArcelorMittal.

Secondo i dati ufficiali, per 11 volte l’Italia è stata bersaglio di investitori scontenti delle politiche pubbliche, nel tentativo di recuperare denaro grazie alla clausola ISDS contenuta nel trattato.

Un sistema lucroso e sbilanciato, che secondo dati recenti dell’ UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo), nelle ultime 50 cause arrivate a sentenza quasi il 70% delle decisioni ha visto trionfare i privati.

I lavoratori dell’ex ILVA sono avvisati, e anche tutti i lavoratori di tutte le Dussmann di questo paradossale, contraddittorio, mondo.


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