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Qual è il malessere del Bari? Proviamo a capirlo

Sport

Forse, per il bene della comunità calcistica barese, mediatica, curvaiola, giornalistica et simila, occorre essere obiettivi senza cadere nella retorica e senza, contemporaneamente, rasentare il pessimismo. Pareggiare una partita ci sta, è nella normalità delle cose, non esisterebbe il segno x. Ma pareggiare da protagoniste, da caterpillar, da macina sassi, così come è stata concepita la squadra in estate ci sta, sì, ma fino ad un certo punto. Ci può stare se le dinamiche della gara sono ben precise, ovvero quando non mancano le occasioni da rete da entrambe le parti, quando la produzione di gioco è pari, quando le difese sono attente, insomma quando la gara procede sul binario del pareggio, magari anche con qualche occasione in più o in meno dell’altra squadra. Ma non può esserci quando i pareggi cominciano a diventare troppi per una squadra che lotta per la promozione diretta, e non ci può stare, soprattutto, per una squadra che dovrebbe entrare in campo col piglio della dominatrice e dello sviluppo costante del gioco lasciando agli avversari poco o niente. Ecco, questo non deve esserci se non saltuariamente. Il Bari, fino adesso, ha pareggiato fin troppe gare per le quali occorreva assicurarsi tutta la posta in palio, lo ripetiamo, se la squadra è stata concepita per sbarazzare tutte (o quasi) le avversarie. E allora, verosimilmente, qualche considerazione la si deva fare. Ma siamo certi che la squadra sia stata allestita da ammazza campionato? Siamo certi che gli uomini siano quelli giusti, siamo certi che la rosa pulluli di qualità? E poi è d’obbligo domandarsi come mai la squadra procede a rallentatore tra le proprie mura mentre fuori, bene o male, riesce a far sua la posta in palio anche se con troppa sofferenza. La Reggina, al Granillo, è una mietitrice, lontano dalle proprie mura pure. Anche la gestione Vivarini, da questo punto di vista, non ha apportato quel valore aggiunto utile alla causa anche se, indubbiamente, una reazione d’orgoglio c’è stata non a caso è imbattuta da ben undici turni, l’impressione  è quella che, ovunque si vada e con chiunque si incontri, si soffra maledettamente troppo. Anche nelle vittorie. Nel frattempo il distacco dalla Reggina è ulteriormente aumentato e qualcosa vorrà pure dire. Molti, troppo i punti gettati alle ortiche. Le motivazioni. Già, quali potrebbero essere le motivazioni? Forse bisogna scrutare nella cura tattica, con gli avversari che si chiudono a riccio così da far venire meno il gioco, ma l’impressione è che non sia, questa, l’assoluta ed unica verità.  La squadra ha fatto fatica a vincere tutte le gare fin qui giocate, troppa fatica, senza dare mai l’impressione di dominare così come voleva e vuole Vivarini, ciò che, invece, stan facendo Reggina, Ternana e Potenza. Anche col Teramo si è intravisto un Bari confuso, disposto solo saltuariamente a produrre gioco (anche se c’è l’alibi del terreno inzuppato di pioggia, ma di esempi se ne potrebbero fare tanti, anche coi terreni asciutti). Inoltre occorre sottolineare che quasi mai, se non in un paio di occasioni (anche è parso solo casuale), i cambi effettuati da Vivarini non stati efficaci, quelli del Teramo, invece, si, sono entrati quattro panchinari che hanno risolto la partita, anche quelli della Vibonese, dell’Avellino e di altre squadre. E se la panchina non garantisce sicurezza e dinamismo qualcosa vorrà dire. Del resto tra le riserve di indubbia qualità, ci sono almeno tre quarti di giocatori abili nel 4-3-3- e non nel 3-5-2- o nel -4-3-1-2. Ecco, anche questo riteniamo sia un problema da risolvere alla svelta, cercare un paio di moduli adattati ai giocatori a disposizione e con quelli proseguire il cammino, stravolgere tutto potrebbe non rendere, i giocatori di qualità ci sono (o almeno così pare), l’anno scorso con 4-3-3 si è stravinto il campionato pur senza produrre spettacolo. Un’altra motivazione potrebbe essere riguardare il carattere, la personalità, nonostante molti giocatori siano stati presi da categorie superiori, tutti giocatori che hanno dimostrato di fare cose egregie in serie A ed in serie B. Ma in C è diverso, qui occorre sporcarsi le mani, i piedi, tutto, vestirsi da operaio, da minatore, e così affrontare ogni gara. E, quindi, quale sarà la vera motivazione? È difficile, onestamente, trovare una risposta anche se, per la cronaca, tutto può mutare nel corso del campionato, magari tra due domeniche staremo parlando di un Bari schiacciasassi che finalmente gioca da grande in campo, o che, al contrario, giochi meglio in casa che fuori. E se, caso mai, la rosa si è sopravvalutata? Può anche essere questa una risposta. Tanto che la società è stata precisa: tre o quattro nomi verranno a Bari a gennaio per rimpiazzare qualche ruolo fino adesso carente sotto tutte le aspettative. Si spera pronti per essere gettati sin da subito nella mischia, che elevino il livello qualitativo, che siano motivati ed utili alla causa e che non necessitino del solito mese per ingranare e per smaltire ruggini derivanti da troppa panchina altrove, altrimenti è bene lasciare le cose come stanno. Del resto i giocatori di qualità costano un occhio della testa, e almeno da questo punta di vista i De Laurentiis garantiscono affidamento anche se nessuno vuol gettare milioni alle ortiche. Un attaccante da 15 gol, giusto per fare un esempio, occorre pagarlo caro, così come un regista abile ed un difensore centrale granitico o di fascia. È sempre antipatico fare nomi e cognomi, ma l’impressione è che i nomi dei responsabili siano ben noti, essi non hanno reso come nelle aspettative, inutile far finta di nulla. Di certo c’è che una squadra che vuole vincere o che, al limite, vuole affrontare la griglia difficile dei playoff, non può arrivare con i risultati deludenti casalinghi, occorre cambiare marcia alla svelta. Il San Nicola, come il Granillo, deve diventare un Fort Apache. Infine, cosa combinerà il Bari nel girone di ritorno quando dovrà affrontare tutte le prime dieci in classifica, tranne il Catania? Vincerle tutte? Obiettivamente crediamo sia improbabile, il timore è che in qualche sconfitta incapperà sicuramente, per questo occorre cambiare marcia in casa e provare ad imporre il proprio gioco da dominante, così come nelle premesse iniziali, così da affrontare a viso aperto le concorrenti a casa loro nel girone di ritorno. A meno che, sotto traccia, si prenda atto dell’impossibilità di raggiungere la vetta, concentrarsi nei playoff e, eventualmente, programmare una squadra fortissima per l’anno prossimo così da vincere senza troppi problemi il campionato di C. Salvo arrivare in B coi playoff.

 

Massimo Longo


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