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A colloquio con Leo Palmisano candidato primarie centrosinistra

Avvio degli incontri coi candidati alla presidenza della Regione Puglia 2020: si parte da Leonardo Palmisano.

Puglia

C’incontriamo con Palmisano all’Officina degli esordi, a Via Crispi a Bari, e mi dice subito che in una stanza al primo piano hanno sede sia Radici Future, la casa editrice da lui fondata che produce e diffonde contenuti editoriali che raccontano il mondo che sta cambiando , sia Puglia Ambiente e Lavoro la corrente pugliese del Pd che sostiene la sua candidatura nella competizione per le primarie. Ad essere sinceri, mi rendo conto che si tratta di Davide contro Golia, tale è lo scontro tra Palmisano ed Emiliano. Palmisano, un giovane autore pugliese di un sicuro successo, promotore di una casa editrice certamente seria ed accorsata, ma con mezzi limitati, che non siano la forza delle idee  e della cultura che non gli mancano. Mi da una copia del suo programma, ma a me francamente interessa di più raccontare ai miei lettori le sue risposte e reazioni emotive eventuali a qualche domanda che mi viene di proporgli.

Gli chiedo, per iniziare, come vede l’alleanza in Puglia tra PD e pentastellati. La risposta è secca e più o meno suona così: “Non prima del maggio 2020”, cioè solo dopo le elezioni alla luce dei risultati, “hanno votato in un modo sulla piattaforma Rousseau e tenderanno a rispettare l’esito”. Di Maio ha detto che si sarebbero appoggiati a liste civiche civetta e questo “per superare la soglia di sbarramento dell’8%”. “Secondo aspetto: i 5 stelle non hanno brillato nel fare opposizione, come pure il loro ministro pugliese Barrara Lezzi, ed hanno perso consenso sia nel Salento, che nella Daunia, per non parlare della Capitanata: a Taranto si sono dati la zappa sui piedi da soli; lo stesso Emiliano ipotizza solo possibili alleanze future, cioè post voto” e aggiunge “personalmente sono convinto che questo governo non arriverà ad eleggere il Presidente della Repubblica per cui le regionali assumeranno sempre più una vera e propria valenza politica”. Dopo un passaggio dai 5 stelle alla formazione renziana, che Palmisiano non ama certamente, ritenendo che Renzi abbia volutamente frazionato “i suoi” portandosene parte in Italia viva e lasciandone parte a presidiare il PD: opinione forse azzardata, occorre mettere infatti in conto della spontanea decisione di molti, che non hanno inteso lasciare il PD, casa sicura (vedi il sindaco di Firenze: Nardella). Gli chiedo, dunque, cosa ne pensi del taglio dei parlamentari. Non ha esitazioni: non lo condivide. “Risparmio irrisorio e demagogico, e soprattutto inutile se non si modificherà il sistema, reintroducendo le preferenze, in modo da tornare ad un sistema rappresentativo della volontà popolare”. “Sono favorevole ad un proporzionale, ma con una soglia di sbarramento non superiore al 3% o 3,5% , che consenta una rappresentanza plurale. Diversamente il taglio finisce per rafforzare il potere dei partiti sull’elezione dei candidati e per escludere ancora di più la rappresentanza territoriale”. Il PD, secondo Palmisano, oggi paga candidature precedenti totalmente errate e per nulla legate al territorio. L’elettorato reagisce di conseguenza e si allontana da un partito autoreferenziato e sempre meno rappresentativo dei territori. “Non sono mai stato iscritto al Pd pur essendo stato capogruppo DS ad una Circoscrizione”, “il Pd non è stato fedele neanche alle sue idealità, oltre che ai territori, ed i suo elettorato è di età avanzata. I giovani scarseggiano. Ciò non ostante ho votato da esterno Zingaretti” alle primarie per costruire un’alleanza “Progressista e di Governo, non di Governo e progressista”, e “questa differenza mi rende parecchio critico nei confronti di Renzi”. Sto sintetizzando brutalmente un discorso più articolato e complesso. Sarei tentato di chiedere di più delle “sardine”, a cui ha accennato affermando che il PD “rischia” di vincere in Emilia Romagna più grazie alle sardine che per meriti suoi, che pur esistono se il livello di vita degli emiliani è alto. ma che non sanno comunicare, responsabilità che Palmisano attribuisce tutta a Renzi che, soprattutto da un certo momento in poi, ha fallito la comunicazione. Resisto alla tentazione di approfondire l’argomento del giorno e gli chiedo “perchè un simpatizzante di centro sinistra dovrebbe votare Palmisano e non Emiliano, o altro candidato?”. “Avendo impostato una campagna elettorale come Governatore, io vedo due competitors uno interno Emiliano ed uno esterno e più pericoloso Salvini, la cui presenza in Puglia è avversata principalmente dai fittiani, che verrebbero totalmente oscurati dalla presenza del leader del Carroccio.”  e prosegue ” Tante le mie differenze con Emiliano, ma mi accomuna il fatto che questa mia campagna riprende i temi della campagna del primo Emiliano a Sindaco”. E da quì a parlare dell’Ilva il passo è breve. Palmisano parte dalla considerazione che l’industria manifatturiera è in crisi irreversibile e pensa ad una riconversione di Taranto nell’area dei trasporti , dei servizi, della portualità turistica, della cantieristica connessa. Insomma, un progetto non di mera riconversione, ma una presa d’atto di un cambiamento del mercato che impone scelte radicali e coraggiose. Ci salutiamo dandoci un appuntamento a breve per completare ed aggiornare gli argomenti, ed è l’occasione per salutare Pasquale Martino, che intanto è entrato e si capisce da come si muove che è nel comitato elettorale di Palmisano. Una conferma alla mia prima impressione che la società civile ed i politici alla stessa legata sono con Leo Palmisano.

Gianvito Pugliese


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