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Terremoto nell’Spd in Germania: bocciati i leader scelti dal partito

Estero

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È un risultato che potrebbe avere conseguenti pesanti sul governo in carica guidato da Angela Merkel

 
Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken

La socialdemocrazia tedesca vira a sinistra, in linea con il mandato della sua base che ha optato per una nuova leadership, critica e determinata a ‘rivederè il patto di coalizione con i conservatori della cancelliera, Angela Merkel.

Il ticket formato da Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, rappresentanti dell’ala critica, ha prevalso nel referendum tra la base degli iscritti, con il 53% dei voti. Si è fermato invece al 45% il team della ‘continuità, formato dal ministro delle finanze e vice cancelliere Olaf Scholz e il vice Klara Geywitz. Ma ora l’Spd appare profondamente lacerata.

Da una parte i “governativi” guidati appunto da Scholz, che poteva contare sull’appoggio di vari altri ‘big’ del partito, tra cui il ministro degli Esteri Heiko Maas e l’ex segretario Martin Schulz. Dall’altra, la sinistra interna – che la coppia Walter-Borjans ed Esken è arrivata ad incarnare solo pochi mesi fa – a sua volta sostenuta dalla potente associazione giovanile del partito, gli Jusos, guidati dal carismatico Kevin Kuehnert, che aveva condotto una strenua battaglia contro la GroKo già dopo le elezioni del 2017.

Ai piani alti della Willy-Brandt-Haus, quartier generale della Spd, la preoccupazione è che la battaglia intorno alla nuova leadership possa indebolire ancora di più il partito, che dalle dimissioni di Nahles viene guidato ad interim dai “commissari” Malu DreyerThorsten Schaefer-Guembel e (fino allo scorso settembre) Manuela Schwesig.

“Noi rimarremo coesi, e quello che chiediamo all’esterno vale anche al nostro interno”, ha promesso Dreyer. Anche la ministra alla Famiglia Franziska Giffey e Maas non mancano di lanciare appelli all’unità del partito. Le previsioni che fanno le altre forze politiche non sono particolarmente ottimiste: “Sono senza parole. Questo spostamento a sinistra dell’Spd sancisce la fine della Grosse Koalition”, ha detto il leader dei liberali dell’Fdp, Christian Lindner, secondo cui “la Germania si trova davanti al voto anticipato oppure ad un governo di minoranza. Per quanto ci riguarda siamo pronti ad un’assunzione di responsabilità”.

Dal canto loro, anche per i vincitori a sorpresa la parola d’ordine ora è “coesione”: “Lo sappiamo tutti, ora dobbiamo stare insieme”, ha detto Esken subito dopo l’annuncio del conteggio finale, effettuato da decine di militanti che hanno scrutinato i voti arrivati per posta da tutto il Paese. “Sappiamo, però, ci si aspetta un lavoro immane”, ha aggiunto.

Il tour de force con le 23 conferenze regionali attraverso le quali si è arrivato al ballottaggio finale “era solo l’inizio”. Signorilmente, il battuto Scholz, nonostante le evidenti differenze, promette di non fare mancare il suo sostegno alla nuova leadership: “Ci metteremo tutti dietro la nuova direzione”. Il bello è che fino a poche settimane fa il mantra nella politica tedesca era “Borjan-Esken chi?”.

Ambedue vengono da un’intensa attività a livello regionale. Walter-Borjans, 67 anni, è stato segretario di Stato nel Saarland e ministro alle Finanze nel Nordreno-Vestfalia. Esken, deputata dal 2013, alle spalle una laurea in germanistica, eletta nel Baden Wuerttemberg e in questa legislatura membro delle commissioni Interni e Digitale, in passato era nota soprattutto per aver duramente criticato l’Agenda 2010, ossia il pacchetto di riforme sociali ed economiche dell’allora cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, da lei definito “il peccato per il quale paghiamo ancora il conto”.

Lui, invece, oggi si sente definire “il Bernie Sanders tedesco”: in parte anche grazie al fatto che come titolare delle Finanze del suo Land “era uno che non si tirava indietro di fronte ai potenti dell’economia, perseguendo senza timori i miliardari che sfuggivano al fisco”, come annota la Zeit.

Lo chiamavano il “Robin Hood dei contribuenti”: non a caso può contare, nonostante l’età ormai non più verdissima, sull’appoggio convinto dei giovani socialdemocratici. Non proprio l’identikit più conforme alla Cdu sempre più post-merkeliana.

Per ora il segretario generale dei cristiano-democratici, Paul Ziemiak, si dice “fiducioso” di poter continuare a governare insieme alla Spd: “C’è una buona base, e quello è il contratto di coalizione”. Peccato che sia proprio la prima cosa che la coppia Walter-Borjans ed Esken intendano mettere in discussione. Appuntamento alla settimana prossima, al congresso della Spd: la battaglia è assicurata. 


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