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La storia dei Roxette, resi grandi da Marie Fredriksson

Musica&Spettacolo

La band, composta dalla cantante scomparsa oggi e da Per Gessle, ha segnato comunque un decennio. Quegli anni ’90 in cui la Svezia impose la sua musica in tutto il mondo

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Roxette

Marie Fredriksson è morta, ha ceduto al male che l’aveva colpita ben 17 anni fa. Era il 2002 infatti quando Marie scivola nel bagno di casa procurandosi un’emorragia cerebrale. Subito i primi esami e la sentenza: tumore al cervello.

La sua attività di cantante, come voce dei Roxette e solista, non si ferma tecnicamente quel giorno, dopo tre anni di cure Marie, nonostante qualche acciacco, risulta guarita e pronta a ricominciare, probabilmente però è la musica nel frattempo ad essere cambiata e il successo riscontrato con i suoi Roxette, in coppia con Per Gessle, non può essere replicato.

Un successo planetario il loro, partito nel 1988 dalla loro Svezia, non esattamente patria di grandi rockstar, infatti in quegli anni, non appena si scopre il paese di provenienza, per molti il pensiero corre subito ai connazionali ABBA. Ma i Roxette con gli ABBA non c’entrano poi granché. È tutto il movimento pop/rock svedese in quegli anni, vai a capire poi antropologicamente il motivo, che risulta particolarmente ispirato.

È come se quel determinato paese, mettendo da parte naturalmente la leadership di Usa e Gran Bretagna, in un determinato periodo storico, avesse assimilato e compreso appieno il sound del momento. Quel rock melodico di inizio anni ’90, appunto, quando le sperimentazioni tech degli anni ’80 vengono archiviate (per poi tornare di moda oggi in salsa vintage) e loro, gli svedesi, sembrano averci nel sangue l’affascinante freddezza di quel mood, quell’incesto musicale tra ciò che non volevamo più sentire e ciò che non avevamo ancora sentito ma sapevamo essere dietro l’angolo.

Ace Of Base, Rednex, The Cardigans, Alcazar, The Ark: in un fortunato decennio la Svezia produce alcune realtà che in qualche modo riusciranno ad affermarsi in maniera più o meno fortunata e duratura. Ma nessuno di loro è come i Roxette.

La storia dei Roxette

Nel 1988, due anni dopo la fondazione del duo, Dean Cushman, studente americano in visita in Svezia rientra in patria con in valigia un album che lo ha folgorato, si intitola “Look Sharp!”, e convince la stazione radiofonica KDWB 101.3 FM ad ascoltarlo e passarlo. L’avventura comincia così.

Da quel disco vengono estratti i singoli “Listen to Your Heart” e “The Look”, che raggiungono entrambi la vetta della classifica Billboard, dando così il via al respiro internazionale della band. L’album della consacrazione si intitola “Joyride” e contiene perle di quel loro rock così particolare, una sorta di indie scandinavo con evidenti influenze del pop tedesco, come la stessa “Joyride”, “Hotblooded” e la romanticissima “Fading Like a Flower (Every Time You Leave)”.

Siamo nel 1991, i Roxette sono supportati dalla EMI, ai tempi la più importante casa discografica del mondo, e non li ferma più nessuno; vengono anche ospitati al Festival di Sanremo in qualità di ospiti internazionali. Passano tre anni e sono sulla cresta dell’onda, “Crash! Boom! Bang!” il nuovo album, registrato in parte a Capri, viene accolto con entusiasmo, a guidarne il successo il singolo “Sleeping in My Car”, che finisce in heavy rotation sulle piattaforme televisive dedicate ai video musicali e anche sul palco del Festivalbar.

I Roxette sono una band vera, su questo non c’è dubbio, prova ne è che arrivati al 1999 con quattro dischi alle spalle e diversi tour mondiali, scelgono di azzardare con un album che si discosta dai precedenti, lo intitolano “Have a Nice Day”.

Il pop/rock di matrice sempre melodica lascia spazio ad un uso più evidenziato di suoni synthpop e dall’album vengono estratti due singoli che andranno a completare la collana di successi prodotti dalla band: “Wish I Could Fly” e “Salvation”. La band ha fatto un passo in avanti adattandosi ad un sound più contemporaneo, nonostante ciò il successo tende a calare.

Nel 2001 esce l’ultimo album sotto l’ala della EMI, “Room Service”, che passa quasi inosservato. Poi l’11 settembre del 2002 l’incidente a Marie, la diagnosi, le cure e i tempi discografici che non stanno di certo lì ad aspettare. Non sarà la fine definitiva dei Roxette che, tra progetti solisti e reunion, proseguiranno nella pubblicazione di altri album e nella realizzazione di altri tour, nessuno però che possa competere con l’illuminazione mostrata nei primi.

La situazione ovviamente degenera una decina di anni dopo, quando Marie si aggrava e non è più in grado di seguire i Roxette in giro per il mondo. Nel 2017, Per Gessle segna la fine del progetto annunciando che, a causa delle condizioni di salute della sua compagna di avventura, i Roxette non incideranno più alcuna canzone.

Ieri la famiglia ha annunciato la dipartita di Marie. In linea di massima il 99% di chi fa musica altro non è che una meteora, capace di illuminare una o due generazione per poi afflosciarsi sui ricordi dei bei tempi andati e diventare niente di più di un coccodrillo sul giornale. I Roxette rientrano in questa categoria piena di ingiustizie, di chi avrebbe meritato di più, di chi è stato masticato e sputato dalla discografia, uno dei mercati più spietati che ci siano. La musica per fortuna sopravvive, quella dei Roxette certamente. 


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