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Alla Gran Bretagna non conviene penalizzare i professionisti stranieri”

Economia e Finanza

Intervista a Manfredi Nulli, da 26 anni a Londra, consulente per l’internazionalizzazione delle imprese e rappresentante della comunità italiana nel Regno Unito presso il Cgie, consiglio generale degli Italiani all’estero 

La forte presenza di stranieri che lavorano a tutti i livelli nel Regno Unito rende ottimista Manfredi Nulli, consulente per l’internazionalizzazione delle imprese e rappresentante della comunità italiana nel Regno Unito presso il Cgie, consiglio generale degli Italiani all’estero. “Sono a Londra da 26 anni – racconta all’Agi – arrivai ventenne prima del picco dell’inizio del nuovo secolo. Dopo il referendum i flussi dell’immigrazione si sono ridotti, ma anche se non ci sono cifre non ho l’impressione che in molti abbiano fatto ritorno in patria. Chi è tornato – aggiunge – lo ha fatto soprattutto per approfittare degli incentivi per contrastare la fuga dei cervelli”.

Il Cgie è composto da una sessantina di ‘expat’ in tutto il mondo e si riunisce un paio di volte all’anno a Roma. È un organismo consultivo per il ministero degli Esteri, ed è nella veste di rappresentante Cgie che Nulli ha partecipato a molte riunioni riguardanti la tutela dei diritti degli italiani in Gran Bretagna messi in discussione dalla Brexit.

“Dopo la vittoria del leave al referendum – ricorda – di colpo abbiamo provato la sensazione di non essere più nel nostro paese di adozione. Dopo tanti anni, ci siamo sentiti cittadini di serie b e abbiamo pensato ‘non ci vogliono piu”. La realtà però – prosegue – è che non credo siano andati via in molti”. Ora, la vittoria schiacciante dei tories di Boris Johnson non preoccupa troppo il professionista: “La campagna è stata tutta giocata sulla tutela degli interessi nazionali: non è la prima volta che gli elettorati premiano politiche a favore, almeno a parole, degli interessi nazionali dei paesi. È già successo in Usa, Brasile, ed è anche un trend italiano”.

Secondo Nulli, però è improbabile che il Regno Unito rinunci a tanti professionisti attivi “non solo nel settore della ristorazione, ma nella city, nelle Università, negli ospedali, ovunque: si possono permettere di renderci la vita difficile in termini di accesso, di diritti?”.

Nulli invita a non sopravvalutare le affermazioni anti immigrati fatte da Johnson durante il periodo pre elettorale: “Concordo che è stato a volte scorretto, ma non ha puntato troppo su questo tema, e poi era in campagna elettorale. Economicamente, al Regno Unito non conviene privarsi di manodopera qualificata e nemmeno di quella meno qualificata”.

Lo stesso discorso vale anche per il resto della politica: “Personalmente ho sempre creduto nell’unità culturale dell’Europa, e non credo che i singoli paesi possano reggere il confronto internazionale con i grandi. Ma non credo che il risultato elettorale sia preoccupante e non voglio unirmi al coro degli allarmismi. Credo invece che a nessuno convenga ci siano fibrillazioni nella quinta potenza mondiale”.


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