fbpx

La febbre dell’altoforno italiana

Interviste & Opinioni

Il film in scena tra Taranto e Roma in queste ore con la febbre convulsiva che colpisce i Palazzi del potere, è la punta dell’Iceberg della decadenza dello Stivale che negli anni Ottanta veleggiava tra i primi 5 posti delle Potenze Economiche mondiali (una bella prima pagina del Corriere intravista su FB ci dava al 4 posto).

A quei tempi i giapponesi venivano a studiare il Modello del Nord Est di cui oggi resta poco con la scomparsa della Montedison, la terziarizzazione delle zone industriali di Milano, la perdita del primato di Ivrea, la dissoluzione della capitale mondiale dell’oro di Arezzo. Ci resterebbe l’ILVA che siamo riusciti a fare diventare la concorrente di Alitalia per perdite e che gli ultimi salvatori francoindiani vogliono mollare per cercare di salvarsi loro dalle contraddizioni in seno ai palazzi del potere che nel giro di pochi anni hanno cambiato diverse volte le regole del gioco, senza per questo perdere la pretesa del rispetto dei patti e delle regole  che porterebbe diritto in galera i salvatori galloindiani, che non ci tengono evidentemente a godere del sovra affollamento delle nostre poco patrie galere (già affollate di stranieri di loro).

Febbre d’altiforno a parte, che si auspica troverà la sua cura nelle prossime ore, resta il problema del sistema di regole e di leggi leggine che resistono ai vari ministeri della semplificazione, che segnala il persistere della grave discrepanza tra COSTITUZIONE FORMALE E COSTITUZIONE REALE.

In questa terra di nessuno è cresciuta l’Italia  del Boom economico (basta vedere tutti i quartieri abusivi sorti in quegli anni) , l’Italia del Sommerso che viveva bene nel sommerso e che nell’emersione  alla luce dello spettacolo delle 150mila leggi circolari e direttive  è andato sempre più verso un grande e prolungato sciopero bianco (quello che si faceva alle dogane quando si applicavano i regolamenti pedissequamente bloccando di fatto tutta l’attività, giusto lavorando e applicando le regole). E quello che di fatto sta avvenendo al Campidoglio paralizzato dal timore di infrangere le regole, cosa che andavano poi facendo in allegria i superconsulenti tecnici come i  Marra e i  Lanzalone.  E questo quello che succede alla TAV, sulla TAP, sull’ILVA e sulle centinaia id migliaia di piccole e medie aziende , che silenziosamente chiudono trasmutando in deserti interi distretti industriali di cui le parti più pregiate passano ai cinesi e ai francoindiani come per l’ILVA che chiedono e a cui si applicano gli SCUDI PENALI dichiarati e no come vediamo per strada dai vu cumprà tollerati ai commerci storici erotici che non ci dovrebbero essere ma che ci sono mentre banalmente nel già paradiso fiscale confederato, togliendo la s,  ne fanno uno degli ultimi affari attrattori con attività legali e normati anche fiscalmente. Sempre tra i confederati per un cambio di patente ci mettono tre ore, mentre da noi nella bella Firenze per lo stesso cambio di patente ci mettono tre mesi, come molti più mesi ci mettono per una TAC o una visita specialistica che comunque in una concorrenza italiana interna se paghi la fai il giorno dopo sempre nella stessa struttura. Miracoli italiani!

Non basta come si vede gridare né onestà, né legalità, né eccitarsi paralizzando  il parlamento che sta già poco bene di suo. Si ragioni freddamente in particolare i legalisti (non leghisti..) a 5 stelle dalle manette facili con cui vorrebbero risolvere tutto (dal reddito di cittadinanza, all’evasione fiscale, all’ILVA ecc.).

Salvaguardando la lotta al grande crimine (tra cui in primis Ponte Morandi, Padmore, Cupole vaccini veterinarie, Consip,  ecc.), si metta mano alla semplificazione delle regole e alla riscrittura di una legge ponte verso lo sviluppo sostenibile che salvaguardi quello che resta del Sistema industriale italiano proiettandolo verso una realistica ristrutturazione che coniughi sviluppo e salute ambientale senza troppe isterie. Si completi il piano di salvataggio delle piccole e medie imprese strozzate da una  politica fiscale che ne ha mandato per strada e in cielo già troppi di imprenditori che si sono associati contro il suicidio ..si c’è un gruippo su FB contro il suicidio provocato dal disastro fiscale operativo. In merito ho letto che la Litizzetto con il suo buonumore che ci dispensa a poco prezzo con Fabio Fazio sulla RAI  con una letterina delle sue Lettera a un evasore fiscale, Luciana Littizzetto: “Caro furbetto, sei uno stro…”

‘Caro furbetto che non paghi le tasse sei uno stro…, quello che fai si chiama furto, ma furto codardo, tu rubi da vigliacco. Lettera a un evasore fiscale, Luciana Littizzetto: “Caro furbetto, sei uno stro…”

https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/lettera-a-un-evasore-fiscale-luciana-littizzetto-caro-furbetto-sei-uno-stro/347295/347878?ref=fbpd

Il furbetto nella vergogna per  non riuscire a mantenere tanta ricca  arte di Fazio Litizzetto, Mastropasqua, amati vari, spesso chiude e si suicida inseguito dai moralisti e legalisti da centomila.

I GIALLOROSSI  sarà bene che insieme, se c’è la fanno, guardino in faccia la realtà e prendano misure reali per liberare il Paese da lacci e lacciuoli che ne paralizzano la potenza e la capacità operativa (non solo a Taranto). Mezze intenzioni ci sarebbero, ma non bastano le operazioni teatrali con le forbici sulle poltrone.

Ci sarebbe bisogno di uno sforzo corale per salvare questo Paese ma l’eterna campagna elettorale incombe e a profonde riforme di cui necessita il paese, si preferiscono i Twitt, le uscite su FB , i porta a porta che non portano da nessuna parte, mentre il tempo che fa  ci costa sempre più caro e non solo alle casse rai che poi ancora sono le nostre, che paghiamo con il cannone, che spara  littizzate.

Vincenzo Valenzi

https://www.facebook.com/vincenzo.valenzi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE