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Trasformare le “paure” in “punti di forza”: intervista a Cinzia Tani

Oltre Tevere

L’adolescenza è una delle fasi più difficili per la vita di un individuo perché caratterizzata da paure e problematiche esistenziali che sembrano insormontabili ma che richiedono solo forza e coraggio. Soprattutto essere adolescenti nell’era odierna non è assolutamente una passeggiata. Il nuovo romanzo della scrittrice e giornalista Cinzia Tani, La Capobanda (Lisciani Libri), parla di adolescenti e affronta una tematica molto delicata come quella del bullismo, un fenomeno sempre più in crescita negli ultimi anni.

La Capobanda edito è un romanzo che ha come protagonista Clarissa, una ragazza coraggiosa, sensibile, empatica dedita al volontariato. Grazie all’amicizia solida e autentica con il suo vicino di casa Alex, un ragazzo introverso che rifiuta la realtà rifugiandosi nella sua stanza per vivere solo virtualmente, imparerà a trasformare le sue fobie in punti di forza con i quali aiuterà i suoi amici a superare le loro difficoltà e a contrastare il gruppo dei bulli della scuola che frequentano.

La Capobanda è un libro non solo per adolescenti ma è una piacevole lettura anche per gli adulti, genitori e non. Parla di amicizia vera, quella potente e autentica che è in grado di cambiare le situazioni e il mondo avverso che ci circonda. Trasmette messaggi di vita e positività di cui non si può fare a meno di farne tesoro perché è vero che l’adolescenza è una fase difficile ma è anche il periodo in cui ci si trova “a tu per tu” con i primi “battiti del cuore” e con le emozioni più intense e profonde che ci forgiano e ci consentono di evolvere come essere umani per diventare degli adulti maturi e più consapevoli del nostro vivere.

Ancora una volta Cinzia Tani si conferma una scrittrice abile  in grado di indagare nell’animo umano in profondità facendo emergere sensazioni ed emozioni che rimangono impresse nel lettore grazie a personaggi ben delineati psicologicamente. Del bullismo, delle fobie e dell’adolescenza ci parla in questa esclusiva intervista.

Com’è nata l’idea di scrivere questa storia di adolescenti?

Nei numerosi incontri con gli studenti a cui sono stata invitata per presentare i miei libri ho capito che i grandi disagi degli adolescenti sono dovuti al bullismo e anche a diverse fobie e manie. Ho così deciso di scrivere un romanzo con questi due problemi a cui ho aggiunto il fenomeno degli hikikomori: ragazzi che rifiutano la realtà e si chiudono nella loro stanza per vivere solo virtualmente.

Il bullismo è una delle tematiche dominanti del suo libro. Secondo lei come si potrebbe contrastare?

Il bullismo è un fenomeno in crescita negli ultimi tempi ed è grave quanto il femminicidio se leggiamo i giornali che riportano anche numerosi casi di suicidi adolescenziali per questo motivo. Le vittime perdono l’autostima, soffrono psicologicamente e fisicamente e a volte i danni permangono per molti anni. Poiché il bullo da solo di solito non riesce a fare veramente male ma diventa crudele quando fa parte del branco, io penso che anche le vittime debbano formare dei gruppi. L’amicizia, la solidarietà, possono rendere i ragazzi fragili e presi di mira molto più forti. Inoltre sarebbe importante vincere l’omertà degli “spettatori”, né bulli né bullizzati, solo testimoni silenziosi di scherzi cattivi o veri e propri crimini.

Quanto è più difficile essere adolescenti rispetto a prima?

L’adolescenza è sempre stato un periodo difficile, di cambiamenti fisici e psicologici che spesso non si sanno affrontare. Oggi forse è più difficile perché i ragazzi si sentono soli con i genitori che lavorano, sono spesso assenti, oppure separati. Genitori che vogliono figli vincenti, che invece di essere un punto di riferimento importante per quanto riguarda la disciplina, i consigli, l’ascolto, diventano amici dei loro ragazzi, si vestono come loro, vivono come loro. È l’adolescenza, una sorta di adolescenza da adulti che proprio non va bene per educare dei ragazzi.

Quanto l’amicizia può essere d’aiuto nella fase delicata dell’adolescenza, come succede al gruppo di Clarissa, la protagonista?

L’amicizia è fondamentale per i ragazzi che si vergognano di confidarsi con i genitori o con gli insegnanti. È molto più facile condividere con dei coetanei i propri problemi, magari piangere con loro, chiedere aiuto, lasciarsi andare.

Nel suo libro si parla di fobie e di come esse possono trasformarsi in preziosi punti di forza. Che rapporto ha lei con le fobie?

Son stata fobica. Paura dell’aereo, paura delle gallerie, degli ascensori… Adesso sto molto meglio ma capisco come possano essere paralizzanti le fobie. Per questo ho voluto, attraverso i consigli di un giovane speciale, trasformare le paure dei miei personaggi in poteri, in possibilità di vedere le debolezze da un altro punto di vista e trarne vantaggio.

C’è un personaggio de La Capobanda al quale è più affezionata rispetto agli altri e perché?

Sono affezionata alla protagonista, Clarissa, perché è una ragazza generosa. Con l’aiuto di Alex, l’hikikomori di cui diventa amica, riesce a convivere con la sua paura e decide di aiutare tutti coloro che nella sua scuola hanno problemi simili a lei. Inoltre è una ragazza romantica, sportiva, brava negli studi, impegnata nel volontariato. Una ragazza che riuscirà anche a fare scagionare un uomo accusato di omicidio che lei ha sempre ritenuto innocente.

Ha pensato ad un sequel di questa interessante ed educativa storia?

No, perché non amo molto i sequel. Mi piace avere sempre nuove idee. Anche come lettrice non mi appassionano i personaggi fissi, voglio essere sorpresa.

Un messaggio per gli adolescenti di oggi…

Non isolatevi. Pensate che la fragilità di solito è sinonimo di sensibilità, creatività, generosità. Se non potete confidarvi con i vostri genitori o con gli insegnanti fatelo con un amico, più amici. Formate una rete di affetto e condivisione. Una rete che i bulli non potranno distruggere. 

E un altro per i genitori degli adolescenti di oggi…

Fate i genitori. I ragazzi hanno bisogno di regole, di disciplina, di punti fermi. Hanno bisogno di combattere contro i “no”… ma i “no” devono esserci.

Perché dovremmo leggere La Capobanda?

I ragazzi si riconoscono in alcuni dei personaggi e si appassionano alle loro storie d’amore e di amicizia, di fallimenti e conquiste, di sogni e avventure. Gli adulti possono scoprire che cosa a volte affligge i ragazzi e perché loro non ne vogliono parlare. È un modo per diventare coscienti di problemi di cui non si sospettava l’esistenza e poterli così aiutare.

Mariangela Cutrone


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