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Canapa industriale, non è cambiato niente

Puglia

Il presidente Natile: “al Senato un’altra occasione persa per lo sviluppo”

CONVERSANO – La posizione di CanaPuglia dopo quanto accaduto in Senato a discapito della filiera della canapa industriale in Italia.

“Abbiamo superato il livello più basso dell’intelligenza umana, quella che ci distingue dagli animali”, ha spiegato il presidente Claudio Natile.

“In Italia dagli inizi del 2017, la canapa, botanicamente Cannabis Sativa Linnaeus è diventata cannabis light, canapa legale, marijuana legale – prosegue Natile – Si è trattato di un’alterazione, di una trovata imprenditoriale pensata da un gruppo di persone estranee alla filiera della canapa che, sfruttando il vuoto normativo della 242/16 che non ha contemplato la destinazione d’uso delle infiorescenze prodotte dalla pianta, ha scatenato un fenomeno socio-economico di grande rilievo.

Il problema è che si è tornati ad associare la canapa ad un mero prodotto da fumo, venduto come ‘prodotto ad uso tecnico o ricerca’ per non incombere in sanzioni.

Il problema è che sono stati aperti ( e autorizzati) negozi senza un regolamento, distributori automatici nei pressi di luoghi sensibili come le scuole, senza alcuna regola da rispettare. Con la foglia dell’antico oro verde italiano sbattuta su tutte le vetrine, stile Amsterdam. Veramente squallido. Ma soprattutto abbiamo servito su un piatto d’argento l’occasione ai probizionisti italiani di denunciare chi consuma canapa e derivati”.

“Sia chiaro – aggiunge il presidente di Canapuglia – non sono contro l’uso delle infiorescenze come prodotto da fumo, ma non doveva andare così. E la responsabilità di tale evoluzione non è tutta degli imprenditori indifferenti alla filiera della canapa industriale che hanno pensato solo a fare business, ma è proprio dello Stato che non ha regolamentato l’utilizzo delle infiorescenze che doveva avere,alla pubblicazione della legge, una destinazione d’uso come alimento, regola che avrebbe portato questo prodotto ad essere sottoposto ai controlli simili a quelli che regolano la produzione di alimenti.

Certo, questo fenomeno tutto italiano, che si ispira a quello svizzero ma con profonde differenze, ha attirato tanti giovani favorendo l’apertura di partite iva, circa 5000, che hanno dato lavoro ad oltre

12000 persone. Commercialisti,tipografie,corrieri,agenzie pubblicitarie, banche e artigiani hanno ricevute commesse da una nuova economia. Sono state recuperate terre abbandonate di famiglia. Nel contempo però si è banalizzata una risorsa vegetale che può contribuire ad una conversione ecologica delle industrie banalizzandola come “marijuana light”.

“Prima di tutto va detto che NON È CAMBIATO NULLA, ancora una volta”, dichiara Natile.  

“È stato bocciato, per posizioni politico-ideologiche e  non tecniche come ci vogliono far credere, un sub-emendamento a firma Mollame-Mantero che aveva l’obiettivo di regolamentare il commercio delle infiorescenze e suoi derivati introducendo un’imposta di fabbricazione. In questo modo si sarebbe dato un riconoscimento economico al prodotto e avrebbe posto delle norme e dei limiti chiari per tutti.

Si conosce da anni il limite massimo di THC ammesso, lo 0,5%, oltre il quale le coltivazioni di canapa industriale e i loro prodotti rientrerebbero nella morsa del DPR 309/90, una legge che secondo il parere dei massimi esperti sul tema, andrebbe subito modificata perché inutile, costosa e pericolosa. Questo dato andrebbe approfondito scientificamente perché nessuno ad oggi in Europa conosce quale sia effettivamente il livello di THC in grado di produrre nell’organismo umano un effetto psicotropo pericoloso per la salute poiché, come affermato dal parere del CSS, la farmacocinetica del THC ‘è estremamente variabile a individuo ad individuo e a seconda della modalità di assunzione’.

Le infiorescenze e i suoi derivati possono essere vendute a condizioni che, come ha affermato la sentenza della Cassazione del 30 Maggio scorso, non ci sia una reale efficacia drogante. Il Consiglio Superiore di Sanità con il parere del 10 Aprile 2019 ha raccomandato “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione,misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti” ovvero di infiorescenze di canapa a basso tenore di THC”.

“E allora per lo stesso principio di precauzione e di tutela della salute pubblica non si dovrebbe consentire la vendita di alcolici, tabacco e caffè, il cui abuso in Italia conta decine di migliaia di morti ogni anno! Giusto?”, conclude Claudio Natile.


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