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I Cattolici e la Politica

Politica italiana

Secondo il rapporto Eurispes del 2016, il 71,1% degli italiani si dichiarava cattolico e il 25,4% degli italiani cattolico praticante; il dato è in calo rispetto a dieci anni prima, nel 2006, quando i cattolici credenti erano l’87,8% della popolazione (16,7% in meno) e          i cattolici praticanti il 36,8% (11,4% in meno): sembra una débâcle.

I sondaggi IPSOS, nel 2009 e nel 2019, descritti nella tabella seguente, evidenziavano uno scenario ancora più drammatico dove già nel 2009 si dichiarava cattolico soltanto il 71% della popolazione; percentuale discesa al 57% nel 2019.

La tabella mostra, inoltre, come gli italiani si distribuiscono in relazione alla frequenza di presenza alle funzioni religiose:

Anno 2009 2019
Settore 1 % %
Praticanti 11 9
Assidui 21 14
Saltuari 39 34
totale 71 57
Settore 2
Non praticanti 11 12
Non credenti 14 27
Altro 4 4
totale 29 43

FONTE: IPSOS

In 10 anni, dal 2009 al 2019, ben il 14% dei cattolici (Praticanti, Assidui, Saltuari – Settore 1) ha cessato di frequentare le funzioni religiose, mostrando una apatia verso la religione cattolica e spostandosi nell’altro settore, dei non praticanti e non credenti.

Mentre solo l’11%, nel 2009, si dichiarava praticante. Percentuale scesa al 9% nel 2019.

Questa dinamica del rapporto cattolici/religione-cattolica (dal 71% del 2009 al 57% del 2019) denuncia una profonda trasformazione del sentire sociale, nel territorio della principale religione d’Italia.

Questa dinamica è doveroso indagare dal punto di vista politico e sociale.

Per intanto, si può subito presumere che i dettami religiosi cattolici appaiono non incontrare più il favore dei fedeli cattolici, stretti fra un generale disagio sociale e le esigenze della vita quotidiana: appare che sia in gioco l’essenza stessa della coerenza identitaria fra la Chiesa e la comunità dei suoi fedeli.

Questa incoerenza identitaria, proprio perché coinvolge il concetto d’identità, è un terreno molto pericoloso e scivoloso per la Chiesa; incoerenza che non trova riscontro in altre religioni monoteiste.

Il concetto d’identità, infatti, riguarda la consapevolezza che un individuo ha di sé stesso, nell’individualità e nella comunità d’appartenenza, come l’insieme di caratteristiche uniche che rende l’individuo e la comunità, inconfondibili, nella diversità dall’altro.

Ma vediamo, utilizzando una indagine statistica in occasione delle elezioni europee del 2019, condotta dalla stessa IPSOS, quale sia stata la dichiarazione di voto dei cattolici, in relazione alla loro frequenza di presenza alle funzioni religiose.

Dichiarazione di Voto

Frequenza di cattolici praticanti
Partito Settimanale Mensile
% %
PD 27% 20%
M5S 14% 10%
totale 41% 30%
FI 10% 10%
Lega 33% 38%
Meloni 6% 8%
totale 49% 56%
Altri totale 4% 2%

Cosa possiamo dedurre da questa tabella?

Si nota subito che la Lega “contiene” la maggiore percentuale di fedeli praticanti (33%) fra i suoi elettori cattolici, insieme al PD (27%) in seconda posizione: è forse indice di voglia di stabilità del praticante cattolico, pur nella dicotomia delle posizioni?

Qui si appalesa la prima anomalia e disequilibrio: i cattolici della Lega sono “più cattolici” di quelli del PD, nonostante la Chiesa e la Lega non siano proprio sulla stessa linea politica soprattutto per quanto riguarda i temi dell’immigrazione e dei migranti.

Questa anomalia (che si rivela con continuità nel consenso verso la Lega) dovrà tendere naturalmente ad un equilibrio, in relazione a chi, fra Chiesa e Lega, sarà più “identitario”.

La preferenza del cattolico andrà a chi sarà più identitario. Infatti, la discrasia appare essere la causa principale della dinamica del rapporto comunità dei fedeli/Chiesa. Per ora, la Lega si appalesa più “identitaria” e chiarirebbe, dunque, la diminuzione di affezione verso la Chiesa esposta nella prima tabella.

In ogni caso, questa dicotomia deve risolversi; sembra però che la Lega abbia, finora, buon gioco, perché essa è riuscita a sostituire, almeno in parte, la crisi d’identità generata dalla Chiesa.

Infatti, come cita il rapporto da cui sono tratte le statistiche, la Lega ha “prodotto un senso di forte identificazione” nel linguaggio e nel populismo (parla come parlo io, mangia la nutella come me, mantiene la parola e garantisce coerenza).

In seconda battuta, osserviamo che il PD, “contiene” in sé una non indifferente percentuale di fedeli praticanti.

Questa potrebbe essere una sorpresa, se non si tiene conto che questo partito non è più “orientato al proletariato comunista” e non rappresenta più una sinistra rivoluzionaria.

Possiamo forse concludere che la seconda tabella mostra come sia stata possibile la nascita di “Italia Viva”, formazione politica orientata verso il “centro” e certamente non rivoluzionaria?

Gli altri partiti espongono una percentuale abbastanza bassa della comunità di fedeli praticanti.

Ma, nel complesso, si può osservare che quest’ultima (la comunità dei fedeli praticanti) è presente ovunque. Il che dimostra che l’elettore cattolico, tendenzialmente moderato e leggermente riformatore, è diffuso in ogni partito; la religione cattolica continua ad essere vista, in Italia, come fattore identitario.

Tuttavia la dinamica descritta conferma, ancora, la esistenza di un sottofondo di “disagio politico” dove la Chiesa non riesce più ad essere del tutto convincente.

Antonio Vox


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