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È scomparso Dario Antoniozzi. Statista e più volte ministro democristiano

Cronaca

Pierfranco Bruni

​Grande uomo. Ho vissuto con lui una delle stagioni più belle della mia vita, della vita politica, dell’insegnamento compartecipato tra politica e cultura. Erano gli anni Settanta – Ottanta.  A lui si deve molto. Uomo di Stato, più volte sottosegretario e ministro. Democristiano di antica data. Nasceva nella formazione politica e culturale di Emilio Colombo. La cultura e la prassi erano al centro di una dialettica kantiana il cui perno fondamentale rimaneva il percorso da De Gasperi, con la sua eredità cattolica e cristiana, a Moro con la sua funzione strategica euro-mediterranea.
Per Antoniozzi l’Europa di quel tempo, dagli anni Sessanta in poi, non l’Europa di oggi e di Prodi, era quella nata all’interno della questione Mediterranea con la quale i Governi degli anni Settanta si sono confrontati e avevano fatto in modo di creare una ontologia della politica che nasceva dalla interpretazione di Giovanni Pascoli nel suo Discorso di Barga. Antoniozzi spesso ritornava a Pascoli e al Mediterraneo, nostra terra e nostro riferimento. Fu anche per questo che nel 1979 scelse, allora bisognava fare una scelta politica seria, con le Elezioni europee di quell’anno, una Europa rosminiana e non dei mercati soltanto o della moneta unica, lasciando il parlamento italiano per quello europeo.
 
Dario Antoniozzi venne eletto nel 1979 sia al Parlamento Italiano che a quello Europeo con una doppia candidatura. Io seguii tutta quella campagna elettorale e si ragionava di problemi. Ero un ragazzo appena laureato. Fu lui che mi spinse alla politica, lui e Giuseppe Mascaro, allora consigliere regionale e assessore alla Regione Calabria. Quando la politica era istituzione e le Istituzioni erano la identità nazionale, la Identità di una Nazione.  Certo, prima di ogni comizio si parlava. Le parole erano non solo pensanti ma pesate. E la lingua italiana si conosceva bene. Era stato già più volte sottosegretario e ministro. Ministro al Turismo. Il Turismo, si pensi un po’, era un ministero insieme allo Spettacolo. Infatti è stato Ministro allo Spettacolo e al Turismo nella sede a San Giovanni. Quando il turismo e lo spettacolo non erano deleghe.
 
Ero di casa lì. Tra pre e post laurea. Poi venne il Ministero ai beni culturali e ambientali. Una grande scommessa dopo la grande ideazione di Giovanni Spadolini. Erano gli anni in cui la cosiddetta Commissione Franceschini ai beni culturali discuteva sulla tutela e la valorizzazione. Antoniozzi prese il testimone di Spadolini e rese la cultura un riferimento con la nascita di diverse strutture e il censimento del patrimonio culturale della Nazione Italia. Ebbe  l’incarico di coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica. La sua cultura giuridica interagì fortemente con quella filosofica ed etica. A lui si deve la costituzione reale di riferimenti istituzionali e strutture. Come la nascita della biblioteca nazionale di Cosenza che mi vide protagonista come primo presidente della allora cooperativa Kennedy che diede vita alla attuale Biblioteca nazionale.   
 
La Biblioteca nazionale di Cosenza  esiste per merito suo, Decreto Antoniozzi, e del suo segretario particolare Antonio Loricchio, altra grande personalità sempre a fianco di Dario.  

Molte volte ospite a casa mia a S Lorenzo. Ricordo che spesso amava venire a cena. Si arrivava addirittura, dopo estenuanti campagne elettorali, alla 4 del mattino a casa mia. Saliva le scale del giardino e si soffermava a parlare con mio padre sulla potatura delle rose.  Ho lavorato con lui al Turismo e ai beni culturali. 1977 1978 1979. Ai Ministeri. Uomo di grande cultura e umanità. Dario! Ricordo gli incontri al Collegio Romano. I tappeti rossi. Gli incontri a Via del Carovita n. 5 a Roma, una stradella che butta su Via del Corso, proprio vicinissimo al ministero della cultura, avevano sempre un senso. Vennero poi i giorni di Moro. Quante discussioni al Collegio Romano. 1978. Destini incrociati. La politica tra le ombre. La cultura tra i pensieri. A Dario si deve, tra l’altro, anche il vincolo del  castello di San Lorenzo del Vallo.  

Dopo Spadolini è stato il più importante Ministro alla cultura. Non ci sono dubbi. Anche al Turismo aveva creato l’idea degli eventi come immaginario. Era un Ministro che i libri li leggeva e li commentava. Europeista convinto. Tra i fondatori del PPE. Lasciò il parlamento italiano nel 1979 per l’europarlamento, come ho già detto, e proprio allora scrisse un libro sull’Europa che resta, oggi, di grande attualità.  Uno dei suoi primi libri risale al 1958 “I miei primi cinque anni in Parlamento. 1953 – 1958” .
 Era entrano in Parlamento, alla Camera,  nel 1953. Restò parlamentare italiano sino al 1980. Ha avuto anche l’incarico di vice segretario della Democrazia Cristiana.

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Parlamentare dalla II alla VIII legislatura.  Al Parlamento europeo è stato ri


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