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Immigrazione o emigrazione: cos’è peggio?

Una riflessione acuta sull’emigrazione, autentica piaga del sud, la cui portata devastante viene volutamente fatta ignorare. Ed una soluzione allargando la vista sul Paese com’ha suggerito il Presidente Mattarella.

Arte, Cultura & Società

Più che l’immigrazione dovrebbe essere l’emigrazione a preoccupare la gente del sud.
Presumo che i nostri emigrati, o almeno buona parte di essi, avrebbero preferito restare qui con i propri affetti, con i propri interessi, con il proprio sole.
È quindi un fenomeno a saldo doppiamente negativo. Per chi emigra e per chi resta, assistendo impotente al progressivo depauperamento del proprio territorio.
Mi chiedo se la stessa considerazione non valga tanto per gli emigrati dalla Puglia  e per chi vi resta, quanto per gli emigrati dal Benin, dal Senegal, dalla Nigeria e per chi vi resta.
Anche questi, spesso giovani, spesso volenterosi, spesso istruiti, ben difficilmente saranno contenti di abbandonare la loro terra impoverendola forse più di quanto non l’hanno impoverita le politiche imperialiste e criminali dell’Occidente. Ed ancor meno lo saranno coloro i quali son costretti a rimanere.
C’è chi si riempie la bocca con lo slogan “aiutiamoli a casa loro” nel vano tentativo di apparire meno cinico e razzista di quello che effettivamente è. Tuttavia, se fosse coniugato col verbo restituire e soprattutto se lo slogan fosse davvero tradotto in azioni concrete finalizzate alla realizzazione in quei paesi di scuole, di ospedali, di vie di comunicazione, di pozzi per prelevare acqua pulita sarei disposto anch’io a dire “aiutiamoli a casa loro”. Ma lo ha detto prima Salvini. Veramente? #ECCHISENEFREGA!

Paolo Marra


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