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L’evoluzione

Interviste & Opinioni

Mentre si dibattere sull’Italia che sarà, gli antagonisti, prese le loro “posizioni”, intendono imporsi. Sul campo del “dire” e del non “fare”, resta un’economia esanime. Se si escludono le sceneggiate, anche abilmente realizzate, non c’è nulla di veramente nuovo sul fronte politico nazionale. Per governare, occorre un programma che non abbiamo ancora rilevato. Certo è che tutti i partiti, piccoli, grandi, vecchi e nuovi, sembrano avere molto da dire. Non saranno, di conseguenza, le attuali alleanze a salvare il Paese.

Perché bisogna essere anche messi nelle condizioni di poter favorire quelle riforme istituzionali che dovrebbero traghettare l’Italia dal vecchio al nuovo. Il nostro sistema è minato da una patologia compromissoria che, per nostra buona sorte, può essere cambiata. Basta volerlo. Quello che c’indispettisce sono le posizioni di studiata “imparzialità”. O si è “pro” o si è “contro”. Una volta varato un nuovo Potere Legislativo, che sarà il primo passo per promuovere il successivo rinnovamento, l’Esecutivo raccoglierà quello che ha “seminato”. Dopo il rinnovo della legge elettorale, meglio tornare al voto.

Resta l’incognita dei milioni di voti dall’estero che avranno, questa volta, un loro peso sugli equilibri politici nazionali. Di fatto, le prospettive per vincere ci sembrano “rivissute”. Vale a dire scadenti. A decidere sarà l’affluenza al voto e le preferenze che ne deriveranno. Ritornerà la politica dei piccoli passi? Anche perché la strada da percorrere sarà ancora in salita. Con la teoria che è meglio un “uovo” oggi, che una “gallina” domani, si tirerà avanti. Anche i politici, si sa, non sono immutabili. Non a caso, c’è chi ha deciso di “rimodernare” la sua attività. A quelli che, invece, intendono “lasciare”, offriamo, da subito, tutta la nostra stima.

Giorgio Brignola


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