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Zamberletti: per Zanin storia Friuli post ’76 fatta di responsabilità

Friuli Venezia Giulia

 

VENZONE –  Un anno fa moriva Giuseppe

Zamberletti, per tutti il padre della Protezione civile.
Parlamentare e più volte ministro, protagonista dei soccorsi e
della ricostruzione dopo il terremoto in Friuli nel 1976 e quelli
in Irpinia e Basilicata nel 1980. L’associazione “Comuni
terremotati e sindaci della ricostruzione” presieduta dal
vicesindaco di Gemona, Loris Cargnelutti, lo ha ricordato con una
commemorazione a Venzone alla quale, tra le tante autorità e
semplici cittadini, ha preso parte anche il presidente del
Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin.

Forte emozione è stata espressa da parte di tutti, “perché – è
stato detto in primis da Cargnelutti – si tratta di fare un salto
indietro con la memoria ricordando un evento che non si può
dimenticare”.

“Senza memoria non siamo niente, ricordare significa rafforzare
la comunità”, ha poi affermato Zanin. “Chi la conosce, sa che la
storia friulana dal sisma del ’76 in poi è fatta di intelligenza,
di responsabilità, di sacrificio e di disponibilità. Un esempio,
oggi forse perso, di volersi bene. Allora ci fu una solidarietà
che seppe andare al di là di ogni divergenza e differenza. Perché
non era stato colpito un individuo, ma una comunità. E quando ciò
accade, ci si stringe tutti intorno perché a dover essere
tutelato è un simbolo. Allora quegli uomini e quelle donne
perseguirono il bene comune da cui viene il bene del singolo, non
viceversa. Si tratta di un esempio moderno da perseguire. Fu una
ricostruzione non solo fisica, ma anche etica e morale”.

“Oggi il nostro è un Friuli che sta soffrendo in termini
economici e di sviluppo, è un Friuli in declino. Invece deve
essere locomotiva del territorio regionale – ha chiosato il
presidente – e deve autodeterminarsi. Perciò deve guardare a quel
modello che fu la ricostruzione del ’76 con occhio fattivo e
propositivo”.

Franceschino Barazzutti, presidente onorario dell’associazione
Sindaci del terremoto, ha ricordato che a dicembre 2000 il
Consiglio regionale, impegnato nell’approvazione della legge di
bilancio 2001, accolse un articolo “che stabiliva di trovare un
luogo che fosse testimonianza del terremoto e della
ricostruzione. Fu così che si diede vita al laboratorio-mostra di
Venzone, che prese il nome di Tiere Motus”.

Con la cerimonia per il primo anniversario della morte di
Zamberletti, nella cittadina friulana si è infatti celebrato
anche il decennale del museo Tiere Motus, la cui sede presso
palazzo Orgnani Martina ospita una mostra permanente e un Centro
di documentazione. Ai visitatori è offerto un accurato e ricco
materiale storico, fatto di immagini, video e documenti che
sapientemente riescono a far rivivere quei tremendi attimi,
giorni e mesi che segnarono il Friuli e i friulani per sempre,
dalle 21 del 6 maggio 1976 in poi.

Da ultimo, il capo del dipartimento della Protezione civile
nazionale, Angelo Borrelli, una volta di più ha avuto parole di
lode verso l’operosità e l’organizzazione del popolo friulano.
“Qui la serietà ha permesso di raggiungere i risultati che si
sono ottenuti e questo deve essere il modello da seguire”, ha
detto sottolineando “l’immane responsabilità che gli
amministratori sentirono incombere. Oggi dobbiamo recuperare la
capacità di intervento”.

A chiudere la commemorazione di Venzone, una santa messa nel
duomo. 


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