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Kobe Bryant, quella sottile linea di una leggenda

Sport & Motori

La sottile linea è quella tra la vita e la morte di una leggenda. Perché Kobe Bryant era una leggenda anche in vita. E’ morto a 41 anni la star Nba dei Los Angeles Lakers. Nello schianto del suo elicottero personale hanno perso la vita anche altre 8 persone, tra cui la figlia del cestista americano Gianna. “Era come un fratello minore”: lo ha salutato così un’altra leggenda del basket, Michael Jordan.

E’ proprio questa la riflessione: leggenda. Ci abbiamo fatto caso davanti al televisore, quando cominciavano ad arrivare le notizie dalla California. E le immagini, quelle dell’elicottero schiantatosi sul suolo di Calabasas. Ci hanno mostrato la carcassa del velivolo ancora bollente. Il calore dell’impatto, e il fumo che si alzava verso il cielo. Erano trascorsi solo pochi minuti dal terribile impatto. Ma sulle televisioni di tutto il mondo già passavano le immagini del campione, celebrative, con le date della sua nascita e della sua morte. Perché non c’è stato nemmeno bisogno di montarle, quelle immagini. Erano già pronte per l’uso. Celebrative, appunto. Perché Kobe era già stato celebrato in vita. Era una leggenda vivente.

Pochi minuti dopo il disastro il sito di gossip americano Tmz Sports è stato il primo ad annunciare la morte del campione. Per gli altri media che hanno rilanciato la notizia non c’è stato nemmeno bisogno di usare troppo il condizionale. Tmz è una fonte più che attendibile.

Ma in molti hanno sperato che non fosse cosi’, che si trattasse di un errore. Man mano che passavano i minuti pero’, pur senza una conferma ufficiale, tutti i principali media americani sono stati in grado di confermare la tragedia: a schiantarsi nella boscaglia era stato proprio l’elicottero personale di Bryant, quello con cui il campionissimo amava spostarsi sempre, anche ai tempi degli allenamenti con i Lakers. Insieme a lui sul velivolo anche la figlia maggiore Gianna Maria, 13 anni, astro nascente del basket femminile. Su tutti i siti americani è stata pubblicata l’ultima gioiosa fotografia, un recente scatto che li ritrae abbracciati e sorridenti tra il pubblico di una partita dell’Nba. L’America e l’intero mondo dello sport sono rimasti sotto shock.

Sul posto sono giunti immediatamente giornalisti e operatori televisivi. E mentre le immagini dell’elicottero fumante rimbalzavano da un canale all’altro, Kobe, nel giro di pochissimo tempo, veniva celebrato ancora una volta. Per una leggenda è così. I campioni dell’Nba, prima dell’inizio di ogni gara, si sono fermati per ricordarlo. Sui monitor di ogni palazzetto dello sport l’immagine del mito con la scritta: Kobe Bryant 1978 – 2020.

 L’incidente in elicottero che e’ costato la vita a Kobe Bryant e’ solo l’ultimo disastro aereo che ha segnato la storia dello sport: 4 maggio 1949: Il Fiat G.212 con a bordo l’intera squadra del Grande Torino si schianta contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, che sorge sulla collina torinese. Le vittime furono 31. L’aereo stava riportando a casa la squadra granata da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica. Nell’incidente perse la vita l’intera squadra del Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi tra il ’42 e il ’49 che costituiva i 10/11 della Nazionale. A identificare i corpi fu l’allora ct Vittorio Pozzo che tra l’altro sarebbe dovuto salire su qull’aereo. Il Torino fu proclamato vincitore del campionato e gli avversari di turno, cosi’ come la stessa societa’ granata, schierarono le formazioni giovanili nelle restanti quattro partite. 28 ottobre 1949: Il Lockheed Constellation F-BAZN partito da Parigi con destinazione New York si schianta ai piedi di una montagna dell’isola Sao Miguel, nell’arcipelago delle Azzorre. A bordo c’era il pugile Marcel Cerdan, che stava preparando la rivincita con Jake La Motta. 21 gennaio 2019: Un Piper Malibu, partito dalla Francia e diretto a Cardiff con a bordo il pilota e il neo attaccante della societa’ gallese, l’argentino Emiliano Sala, sparisce dai radar. 


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