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Libia: appello di Conte contro l’invio di armi

Estero

 Ankara critica l’Italia: incoerente sui confini e non tiene conto dei diritti dei turco-ciprioti. Unione petrolifera: scarso impatto dallo stop all’export di idrocarburi libici. 

‘Voglio lanciare un appello, lo faro’ sentendo tutti i protagonisti: astenersi dal continuare a far arrivare armi, a far acquisire ulteriori militari. Non e’ la soluzione, non e’ un confronto militare che potra’ portare a sopraffare l’altro fronte, anche per le caratteristiche tipiche di quello scenario. Lavoriamo per una soluzione politica, pacifica’. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ai cronisti che gli hanno chiesto di commentare la rottura della tregua in Libia. ‘Purtroppo, come gia’ durante la Conferenza di Berlino – ha sottolineato Conte – c’erano chiari segnali che gli attori sul terreno che hanno abbracciato l’opzione militare stessero continuando a rafforzare ciascuno il proprio fronte. Per noi questa strada non porta a nulla. Se si vuole che in Libia per la popolazione si allontani sempre piu’ il traguardo della pace e della prosperita’, si continui a fare cosi”. Viceversa, ‘l’Italia ha un atteggiamento responsabile, ha l’atteggiamento di chi, conoscendo bene il dossier e abbracciando principi che sposiamo sempre, ritiene che l’unica soluzione sia quella politica’. 

“No al tacito rinnovo del memorandum”. Si moltiplicano le voci contro il protocollo d’intesa tra Italia e Libia che regola la politica tra i due Paesi in tema di immigrazione e sbarchi, compresa la discussa collaborazione con la guardia costiera e le detenzioni nei centri libici. Il memorandum siglato dal governo Gentiloni e mantenuto dai due esecutivi Conte, si rinnovera’ per altri tre anni a partire da domenica. La Sinistra in Parlamento protesta, con il presidente della commissione Regeni Erasmo Palazzotto che chiede di rivedere quell’accordo. Dura la presa di posizione di Emergency secondo cui “l’Italia dice di aver fatto la sua parte, ma non e’ cosi’. Non ha mantenuto la promessa di modificare il memorandum rendendo il nostro Paese complice”. Con il passare delle ore altre voci critiche si aggiungono dalla maggioranza. Secondo Matteo Orfini del Pd “continuiamo a essere complici di una tragedia umanitaria senza fine: torture, stupri, omicidi, deportazioni. Sembra che non freghi niente a nessuno”. 


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