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La saggia follia

Interviste & Opinioni

La follia costituirebbe uno stimolo positivo per l’uomo e l’intera umanità. La stessa vita avrebbe origine dall’ebbrezza gioiosa della pazzia che permette al piacere di far capolino nell’esistenza umana i cui legami, dall’amicizia al matrimonio, resistono grazie agli scherzi, alle adulazioni, agli errori, al naturale richiamo e a quel “pizzico di follia” che dà gusto alla vita.

Per Erasmo l’individuo saggio è quello che si fa guidare dalle passioni e non dalla fredda razionalità che lo porta invece a chiudersi in un presuntuoso sé, sordo all’amore e alla pietà.

La pazzia costituirebbe l’unica guida per accedere alla sapienza spronando a raggiungere il bene, un’ispirazione che permette di guardare alla vita in maniera originale poiché svincola dall’uniformità della consuetudine e dal controllo di chi impone comportamenti standard.

La follia ha un ruolo sorprendente nella vita di un grande scrittore: Paulo Coehlo.

Da giovane mostra una sensibilità fuori del comune e una vocazione artistica che la famiglia cerca di soffocare iscrivendolo alla locale scuola gesuita.

L’avversione per le regole e il bisogno di affermare la propria creatività lo portano a vivere grandi contrasti con i genitori che lo ricoverano per tre volte in un ospedale psichiatrico, convinti che le ribellioni siano da imputare a una malattia mentale.

L’ultimo internamento avviene per allontanarlo dal teatro, reputato dalla borghesia dell’epoca un ricettacolo di perversione e immoralità, viene addirittura sottoposto a elettroshock.

Si stacca dalla famiglia per vivere diverse esperienze in maniera estrema, tra cui anche quella politica, ma è arrestato dalla dittatura militare e torturato. Riuscirà a farsi liberare quando li convince di essere pazzo.

Il cammino di Coehlo lo condurrà a pubblicare il primo libro a quarant’anni; l’anno successivo scrive l’Alchimista, tradotto in cinquantasei lingue, che venderà circa sessantacinque milioni di copie.

Rileggendo un testo molto profondo di Osho dal titolo “Il canto della meditazione” m’imbatto in una pagina che recita: «L’uomo veramente saggio ha sempre abbastanza coraggio per scherzare un po’, per fare il buffone. La vera saggezza ha sempre il coraggio di essere un po’ folle. Così come il vero folle è un po’ saggio. Poiché il vero uomo è sempre un incontro di opposti. L’incontro di terra e cielo, l’incontro di estate e inverno, l’incontro di giorno e notte, l’incontro di saggezza e follia.

E anche la follia non è completamente sbagliata, ha qualcosa di bello in sé: è giocosa, non è seria, non è ambiziosa, è innocente.

Quindi il vero saggio ha in sé qualcosa di folle, la follia dà alla sua vita più sapore».

Una personalità incredibile, Albert Einstein, ha espresso in poche parole un pensiero sorprendente:

Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero.

Nel 1952 Carl Jaspers, filosofo e psichiatra tedesco esponente dell’esistenzialismo, studiò i casi di famosi artisti schizofrenici come Strindberg, Holdering e Van Gogh, sostenendo che la follia costituisca il presupposto per esprimere l’autenticità che viene altrimenti soffocata da innumerevoli travestimenti.

Ecco quello che scriveva: «Viviamo in un’epoca di imitazioni e di artifizi, in cui ogni spiritualità si converte in affarismo e ufficialità, in cui tutto viene fatto in vista di un rendimento, in cui la vita è una mascherata, un tempo in cui l’uomo non perde mai di vista ciò che è, in cui la semplicità stessa è voluta e l’ebbrezza dionisiaca fittizia come l’arte che la esprime, arte di cui l’artista è troppo consapevole, e compiaciuto d’esserlo. In una simile epoca è forse la follia la condizione di ogni autenticità…?».

La conferma potrebbe venire dallo stesso Van Gogh: «Non spegnere la tua ispirazione e la tua immaginazione: non diventare schiavo degli schemi».

Evelyn Zappimbulso


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