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Coronavirus: intervista al Professor Adriano Lazzarin, Primario dell’Unità Operativa di Malattie Infettive all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, e Professore Onorario all’Università Vita-Salute San Raffaele.

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Professor Lazzarin, in questo ultimo mese abbiamo sentito parlare molto del Coronavirus COVID-19, percependo diffusa preoccupazione, anche da parte dei Paesi lontani dalla città cinese di Wuhan, dove si è sviluppato.
Per cui Le chiedo: cosa può dirci sulla situazione del Coronavirus?
Lazzarin: La dinamica dell’epidemia in Cina preoccupa, seppur con numeri relativamente bassi rispetto a quelli di altre epidemie stagionali (influenza etc); anche la mancanza di cure, seppur con una mortalità non altissima (2% dei casi contagiati), non lascia certo tranquilli. È stato doveroso l’intervento in Cina e fuori dalla Cina con l’introduzione di barriere di protezione intransigenti per evitare il diffondersi di una nuova epidemia.
Professor Lazzarin chi sono i soggetti a rischio?
Lazzarin: I più vulnerabili allo svilupparsi di una malattia grave sono gli anziani, coloro che hanno già fragilità di salute causate da altre patologie e ovviamente i più esposti, quindi, coloro che vivono e frequentano la zona di Wuhan.
Professor Lazzarin come si è posta la Cina dal punto di vista della comunicazione globale? E’ stata efficace? E’ stata immediata?
Lazzarin: Rispetto a quanto detto sulla possibilità che la Cina non volesse divulgare informazioni in merito all’infezione da Coronavirus COVID-19, i servizi sanitari Cinesi non sono apparsi abbastanza pronti nel dare un quadro realistico della situazione. Il problema è nato dal mancato riconoscimento di un nuovo virus e dalla mancata disponibilità di strumenti come il test diagnostico, in grado di fare una diagnosi in uno scenario non semplice data l’analogia dei sintomi con altre infezioni delle vie respiratorie. Gli ultimi drastici interventi sono congruenti con le necessità di contenere la diffusione di un virus oggi conosciuto.
Professor Lazzarin come nasce il Coronavirus?
Lazzarin: Pare probabile il contagio da pipistrelli, tramite ospite intermedio, (come nel 2009 la Sars, in Arabia Saudita, trasmessa all’uomo dai Dromedari). La trasmissione da uomo a uomo è stata quella che poi ha fatto esplodere l’epidemia.
Professor Lazzarin, che prospettiva sul Coronavirus farebbe da qui a 6-9 mesi?
Lazzarin: E’ auspicabile che l’epidemia da COVID-19 si riduca nel tempo. Le reti di protezione attuali e la diagnosi precoce hanno consentito di individuare i soggetti provenienti dalla Cina: le micropandemie, anche fuori dalla Cina, sono al momento tenute sotto controllo per impedire la diffusione. Quindi come per la Sars, nell’arco di qualche mese la pandemia potrà essere confinata alla regione cinese di Wuhan dove, invece, il problema Coronavirus continuerà ancora per qualche tempo.
Professor Lazzarin quando sarà pronto il vaccino, per chi sarà messo a disposizione?
Lazzarin: Improbabile che se ne possa disporre prima di un anno ed allora servirà, presumibilmente, solo per la Cina e per chi dovrà viaggiare nella città di Wuhan, nell’ipotesi ottimistica che l’epidemia rimanga confinata e non vi siano focolai autoctoni da contenere.
Eleonora Magnelli


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