fbpx

Antenne e campi elettromagnetici: conciliare progresso, salute e ambiente si puo’

Ambiente & Territorio

Le posizioni di ALP-Alleanza Prenestina, la rete di 15 associazioni ambientaliste

L’evoluzione tecnologica degli ultimi 20 anni, nel campo delle telecomunicazioni, è stata impetuosa.

Questa tendenza al moltiplicarsi di antenne, anche se di potenza molto inferiore rispetto a quelle di sistemi di seconda e terza generazione, si scontra con la forte sensibilità del pubblico sugli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici. Rimane, infatti, una spiccata percezione del rischio da parte della gente, nonostante l’adozione di un approccio prudente e dei numerosi risultati rassicuranti delle ricerche scientifiche di ampia portata e condotte da lungo tempo. 

Tuttavia, diversi studi forniscono indicazioni sul fatto che, anche in caso di una debole esposizione alle radiazioni, ne derivino effetti biologici invasivi.

In Italia, ricercatori come il Dott. Franco Merlo (Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro), il Prof. Giuseppe Masera (coordinatore di numerose ricerche internazionali sui tumori infantili) e il Prof. Cesare Maltoni (Fondazione europea di oncologia e scienze ambientali, presidente onorario della Società italiana tumori e segretario generale del Collegium Ramazzini) hanno evidenziato da anni il nesso tra l’esposizione a campi elettromagnetici (CEM) a bassa frequenza (a cui nessuno di noi sfugge) e l’insorgenza di leucemie in popolazioni di età pediatrica (0-14 anni): bambini a lungo esposti a valori di CEM 50-60 Hz superiori a 0,2 microTesla (come quelli prodotti dagli elettrodotti ad alta tensione) hanno una probabilità doppia di sviluppare una leucemia rispetto a bambini esposti a livelli inferiori.

Alcuni esperimenti condotti con radiazioni deboli di bassa frequenza, poi, hanno riscontrato un impatto sul comportamento, sulle facoltà di apprendimento e sul sistema ormonale degli animali e sulla crescita delle piante. Nel 2013 fece scalpore un esperimento svolto da 5 studentesse liceali in Danimarca, che intendeva studiare le conseguenze del cosiddetto “elettrosmog”, ossia di quella forma di inquinamento  elettromagnetico prodotto dalle radiazioni non ionizzate. Le ragazze avevano collocato sei vasi di lepidium sativum, un tipo di pianta spesso usata per studi di laboratorio, in una stanza priva di onde elettromagnetiche ed altri sei vasi in una stanza esposta alle radiazioni di due router. Ebbene, le piante poste in prossimità del router non erano cresciute e, in alcuni casi, erano addirittura morte.

La recente presa di posizione di ALP-Alleanza Prenestina, rete di oltre 15 associazioni per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale della regione dei monti Prenestini, riapre l’annosa questione sul tema. L’area, estesa per circa 25.000 ettari, distribuita nel territorio di una quindicina di comuni, tutti nella Provincia di Roma, si trova al centro del Lazio, in una fortunata posizione geografica. 

In questo caso, il motivo scatenante della protesta è trasversale. Nel senso che ALP “è favorevole all’eliminazione delle antenne di ripetizione del segnale radio e tv dal centro abitato di Guadagnolo, frazione di Capranica Prenestina” nella provincia a est di Roma. Area che per decenni è stata sottoposta a livelli di radiazioni elettromagnetiche incompatibili con la vita giornaliera degli abitanti del paese e, in  particolare, dei bambini.

Ma è anche vero, scrive ALP in una lettera aperta, che “lo spostamento dei ripetitori effettivamente indispensabili” debba prendere in considerazione “un altro sito già predisposto e idoneo anziché a Coste Galle (in realtà Monte Calo-Tre Confini), così come proposto dall’amministrazione comunale di Capranica Prenestina”.

Oltre a liberare il centro abitato di Guadagnolo, sono diversi i motivi del no a queste installazioni. Non verrebbe compromesso un sito di straordinario valore naturalistico, quale è appunto Monte Calo-Tre Confini, area di presenza e riproduzione di specie particolarmente protette come il lupo (Canis lupus italicus) e il gatto selvatico (Felis silvestris) e, più di recente di caprioli (Capreolus capreolus),  ma zona ricca di molte specie diverse di Orchidee e altre rare e protette specie vegetali.

Non sarebbe necessario l’ingente spreco di risorse pubbliche necessarie alla realizzazione delle infrastrutture di servizio al nuovo sito di ripetizione, che andrebbe ad aggiungersi alla pletora di strutture, elettrodotti ecc. già presenti nei Monti Prenestini.

A questo proposito, il sindaco di Poli Federico Mariani ha chiesto il supporto tecnico e il know-how scientifico del CIRPS (il Centro di ricerca interuniversitario che riunisce esperti di sviluppo sostenibile e di Scienza della Sostenibilità) diretto dal prof. Massimo Scalia per “sviluppare uno studio particolareggiato dei campi elettromagnetici, e delle conseguenti implicazioni epidemiologiche, sui siti interessati affinché si individuino soluzioni meno impattanti e invasive.  A nostro avviso, infatti, – scrive ancora il primo cittadino – occorre identificare un sistema integrato (microcelle, antenne satellitari, toroidali, fibra ottica, wireless e quant’altro) per ricercare soluzioni compatibili con l’esigenza dell’evoluzione tecnologica del Paese, ma di certo non a discapito della salute e dell’ambiente”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE