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Come cambia il lavoro ai tempi del ​coronavirus

Economia e Finanza

Se da un lato il governo ha varato un piano per contenere e gestire l’emergenza, dall’altro la chiusura di aziende, attività e uffici nelle undici città della zona rossa comporta ripercussioni nell’immediato

 
coronavirus lavoro smart working 

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​Salvaguardare la salute dei lavoratori e l’attività imprenditoriale ai tempi del coronavirus. È questa la sfida che si trovano ad affrontare le aziende italiane. Se da un lato il governo ha varato un piano per contenere e gestire l’emergenza, dall’altro la chiusura di aziende, attività commerciali e uffici nelle undici città della zona rossa comporta delle ripercussioni nell’immediato. 

Le misure del governo

Per sostenere chi risiede in uno dei comuni della zona rossa, comprese le aziende che hanno lì la loro sede operativa o legale, il decreto del Mef riguardante “le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-2019” stabilisce la sospensione di adempimenti e versamenti che i cittadini e le imprese devono pagare tra il 21 febbraio e il 31 marzo 2020. 

Lo stop temporaneo vale anche per le cartelle di pagamento che vengono emesse dagli agenti della riscossione (e per quelli conseguenti ad accertamenti esecutivi). 

Per facilitare la liquidità delle imprese, previsto anche l’accesso facilitato al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e grazie ad un accordo con Abi anche la sospensione del pagamento delle rate dei mutui bancari. Sospesi i pagamenti di energia elettrica e fornitura di gas. 

Il governo è intervenuto, inoltre, per rendere più immediato il ricorso allo smart working, lavoro agile o telelavoro. Il decreto del presidente del Consiglio consente, in via straordinaria, l’attivazione dello smart working anche in assenza dell’accordo individuale.

Come si attrezzano le imprese

Nelle aree più coinvolte nell’emergenza, le aziende, in particolare quelle con sede in Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna hanno messo in campo protocolli sanitari. Si va dall’utilizzo del telelavoro come ha scelto di fare Enel, Tod’s o UniCredit al controllo della temperatura all’ingresso di fabbriche e aziende.

Al di sopra di una certa temperatura (tra 37,2 e 37,5 a seconda del gruppo), la persona, fornitore o dipendente, non può entrare. Il colosso aerospaziale Leonardo ha sospeso anche le trasferte nazionali e internazionali per i suoi dipendenti, mentre Enel e Unicredit consentono solo i viaggi indispensabili.

Altre misure adottate in alcune aziende includono l’uso di mascherine ai controlli di sicurezza o l’installazione di vetri nell’area di accoglienza. Anche l’alta moda ha preso provvedimenti. In casa Giorgio Armani si è deciso di far sfilare la collezione a porte chiuse, senza ospiti e l’evento trasmesso in streaming “per non esporre ad alcun rischio la salute dei propri ospiti”.

La stessa strada è stata intrapresa anche da Moncler e Laura Biagiotti. Diverse fiere di Milano, come Mido, la fiera internazionale dell’occhialeria, o il Salone del Mobile e del Design, sono state rinviate, il che è fonte di preoccupazione in quanto si tratta di momenti chiave per incontrare i clienti e prendere ordini.Intanto Assolombarda ha attivato una task force per fornire informazioni e supporto alle imprese.


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